STEFANIA PICINOTTI La perversione nella coppia: snodi strutturali e relazionali

The climax (A. Beardsley, 1894)

«È l’umanità tarata a costituire la materia della letteratura.

Lo scrittore si rallegra della perversione di Adamo,

e prospera solo in quanto ciascuno di noi

la assume e la rinnova»

(Emile Cioran)

 

 

 

 

Alcune teorie sulla perversione

I primi tentativi di Freud di comprendere la perversione, a partire dagli studi sulle nevrosi, sfociarono nel famoso aforisma considerato, per alcuni aspetti, ancora attuale: «La nevrosi è il negativo della perversione»1. Si andò così imponendo, in seguito ai Tre saggi sulla teoria sessuale (1905a), agli studi su Leonardo (1910c), alle considerazioni su Un bambino viene picchiato (1919a), una concezione strutturale della perversione.

La difficoltà, riscontrata nella clinica, di analizzare i pazienti perversi fece pensare alla questione nei termini opposti, in altre parole che la perversione fosse una difesa dalla psicosi o anche una sua causa essendo caratterizzata dalla “scissione” (Spaltung), ma soprattutto dal “diniego” (Verleugnung) come meccanismo di difesa prevalente. Questi concetti furono ripresi da Freud negli studi sul Feticismo (1927c), nei quali si rivelò che, nella perversione, l’affetto è rimosso, in altre parole è rimosso l’orrore della castrazione e ne viene negata la rappresentazione.

Nei lavori successivi, che rimasero incompleti, La scissione dell’Io nei processi di difesa (1938a) e Compendio di psicoanalisi (1938b), Freud continuò a lavorare su questi concetti.

In seguito Lacan, riprendendo gli studi di Freud, spiegherà la perversione indicando la Verleugnung, il “diniego”, come meccanismo di difesa specifico e distintivo, differenziandolo dalla “rimozione”, Verdrängug (tipica della nevrosi) e dalla “forclusione” Verwerfung (tipica della psicosi). Lacan considerò quindi la perversione come una vera e propria struttura psichica con un suo statuto.

Nel Seminario IV. La relazione d’oggetto (1956-57), egli afferma che il feticista pur essendo passato per la castrazione tende a negarla, immagina ciò che non esiste, la “presentificazione” dell’imago del pene femminile sarebbe l’altra faccia di ciò che viene rinnegato, in altre parole la castrazione. Secondo questa logica, il feticcio incarna e vela allo stesso tempo il pene femminile e consente illusoriamente il diniego della castrazione.

Negli studi sullo Stadio dello specchio come formatore della funzione dell’Io (1949), Lacan spiega che il bambino, partendo da un vissuto di frammentazione (corp morcelè), fa esperienza della sua unitarietà corporea mettendosi, attraverso l’immagine e il linguaggio, in relazione con la madre. In questa fase egli risulta essere l’oggetto del suo desiderio, ne costituisce il fallo mancante. In seguito al complesso di Edipo, con l’intervento del padre reale e della funzione paterna sul registro simbolico, il bambino diviene il terzo della relazione e, non essendo più lui il fallo della madre, il fallo diviene un simbolo.

Nell’ultima teorizzazione di Lacan, nel Seminario X. L’angoscia (1962-63), egli rivede la questione dando maggior rilievo al corpo pulsionale. Passa dalla definizione di corpo-immagine della “fase dello specchio”, che appariva allo specchio come un ideale narcisistico e che alimentava una ‘buona forma’ di unità immaginaria, alla considerazione di un corpo vivente che non si può confinare nell’ideale della bella immagine. Il corpo pulsionale, in virtù dell’affetto dell’angoscia, si rivela costitutivamente eccessivo nelle sue manifestazioni, un corpo libidico che vuole godere “al di là del principio di piacere”, spostando l’asse sul reale del suo godimento. Infatti, in questo nuovo snodo dei suoi studi, Lacan considera la perversione non più connessa al desiderio di riconoscimento ma al godimento.

Mentre per Freud l’angoscia era legata alla castrazione, alla mancanza, alla separazione e perdita di un oggetto amato, per Lacan è legata alla “mancanza della mancanza” a un’impossibilità di accesso alla separazione. Freud riteneva la perversione una difesa contro l’angoscia di castrazione (il velo, il feticcio), Lacan teorizza che il perverso gode nel generare l’angoscia nell’Altro, il grande altro del linguaggio.

Recalcati, in un recente articolo, ci offre la seguente lettura: «Per il perverso il significante corrompe i corpi, corrompe la natura e bisogna invece ritornare alla natura. In questo senso il mito della perversione è un mito dell’origine. Ritornare all’originario perchè l’originario è l’incesto. Il mito della perversione è il mito dell’incesto. […] La perversione è il rifiuto del traumatismo del linguaggio. La Cosa del godimento uccide il simbolo. […]»2.

Da considerare, infine, la posizione di Chasseguet-Smirgel che, in Creatività e perversione (1985), ritiene che l’affetto, in una relazione perversa, viene scaricato sotto forma di angoscia. Il perverso rifugge dai limiti, spinto dalla hybris vuole sostituire il mondo con un mondo “artificioso” dove sia tutto possibile, con lo scopo di tornare alla confusione e al caos, negando la differenza tra i sessi e tra le generazioni. Abolire le differenze significa prevenire la sofferenza psichica a ogni livello: dalla castrazione ai sentimenti d’inadeguatezza, dalla perdita all’assenza.

«L’affetto (associato all’investimento narcisistico) è spostato da un lato all’altro della linea che divide l’Io scisso – e non è rimosso come affermava Freud nell’articolo sul feticismo»3.

La perversione è descritta come l’incrocio di due meccanismi: sul piano orizzontale, il diniego, prodotto da un processo di scissione, come altra faccia del riconoscimento, sul piano verticale, la rimozione, specifica della nevrosi. L’idealizzazione giocherebbe un rapporto dialettico tra i due meccanismi4. Secondo questo modello si può comprendere la complessità della perversione e come questa si articola nell’incrocio di diversi piani di lettura.

Questa breve e sommaria esposizione di alcuni dei costrutti teorici che riguardano la perversione non vuole essere esaustiva di quanto è stato concettualizzato rispetto al tema, ma costituisce il quadro di riferimento specifico che utilizzerò nella presentazione di un caso clinico.

 

La relazione perversa nella clinica

Nella clinica, possiamo osservare la perversione di transfert quando i pazienti cercano di “pervertire”, appunto, la relazione analitica con attacchi concreti di sfida mettendo alla prova la tolleranza dell’analista. Un perverso, se riesce ad accedere all’analisi, vi entra «cercando di costruire una scena, cercando cioè di porre il suo Altro (che in quel momento è incarnato nell’analista) come sguardo sulla scena. Proiettare un film, la corruzione della propria vita, e sentire che l’Altro guarda. Lo fa entrare nella scena cercando di generare l’angoscia nell’Altro. […] Non c’è Altro che può fermare il perverso se non l’introduzione di una Legge. La posizione dell’analista con la perversione è la posizione di Soggetto Supposto Non Vedere. Non rispondere con il voyeurismo là dove il perverso fa di tutto per attivarlo. Il ragionamento perverso è: – perché no? -»5.

Meltzer (1973) sostiene che, a volte, quando l’analista realizza che il processo analitico è stato sovvertito risulta essere tardi. «Questa è dunque secondo la mia esperienza, la configurazione che è il marchio di garanzia del transfert perverso: disprezzo per la psicoanalisi (il seno) e timore reverenziale per l’analista (capezzolo, pene, o pene fecale, confusi). Da ciò può vedersi insorgere il baloccarsi feticistico con le interpretazioni come con le frustate nelle perversioni sociali»6.

Secondo Etchegoyen (1986), i meccanismi perversi sono caratterizzati da un legame che viene erotizzato e la vita sessuale, e la vita in genere, sarebbero impostate in modo ‘ideologico’, con atteggiamenti ribelli e polemici. «Il perverso rinnega la Legge del Padre e la sostituisce con la legge del suo desiderio, perché la Legge del Padre impone l’adesione all’ordine simbolico sanzionando la differenza dei sessi. Clavreul (1963,1966), da parte sua, rileva le caratteristiche peculiari della ‘coppia perversa’ e afferma che tutto il transfert è percorso da una nota di sfida. Il discorso sull’amore (e su tutte le cose) assume sempre un carattere di contestazione, di sfida, di ribellione»7.

Il caso che prenderò in esame riguarda una coppia con un funzionamento a soluzione perversa, in cui si mettono in evidenza gli incastri strutturali e relazionali dei coniugi per poter cogliere il complicato intreccio, in azione in queste situazioni, fra dinamiche intrapsichiche, interpsichiche e intersoggettive. Nello specifico, è descritta la difficoltà a intraprendere un percorso di cura, l’impossibilità per entrambi i coniugi di fare i conti con i propri traumi, il difendersi con il diniego, il bloccare il lavoro analitico mettendo in scacco l’analista. Si pone in rilievo come, attraverso l’analisi del controtransfert, quando si riesce a farla, sia possibile l’attivazione di nuove risorse che contribuiscono a sostenere i processi trasformativi.

Trattandosi di una coppia sono stati centrali gli aspetti relazionali su due livelli, quelli tra di loro e quelli agiti nel transfert con l’analista. Filippini S. (2005) descrive la dinamica relazionale in questo modo: «Il perverso non può agire da solo, ma ha bisogno di un altro, di qualcuno cioè che entri in specifica e non generica relazione con lui. In questo senso la perversione è una patologia relazionale: non la si vede che nel rapporto con l’altro, una vera e propria preda che il perverso soggioga e sfrutta a proprio vantaggio».

Per la descrizione del caso clinico utilizzerò alcuni spunti tratti dalla teorizzazione di Lacan nella rilettura dei testi di Freud.

 

Il caso clinico: un cappello nuovo

È M.G. che ha chiamato per una consultazione anche a nome di suo marito A. il quale è stato messo fuori di casa al culmine di una situazione di crisi di coppia. Per le comunicazioni successive, sarà sempre lei tenere i contatti.

La prima seduta è stata travolgente, M.G. accusa A. di maltrattamenti verbali, di essere spesso irascibile e incontenibile nelle sue manifestazioni anche con i due figli di diciassette e vent’anni. A. riferisce di essersi sentito poco ascoltato dalla moglie e ingiustamente allontanato da casa, trovandosi costretto a tornare a vivere con sua madre. La coppia si racconta in modo drammatico, a tratti piangendo e a tratti rivolgendosi uno all’altro in modo rabbioso. A me lacrimavano continuamente gli occhi, sia perché avevo un’allergia in corso insorta nei giorni precedenti, sia perché mi ero autenticamente commossa rispetto alla loro disperazione.

aveva avuto accesso a una consultazione psichiatrica in funzione di M.G., infermiera di professione, che palesemente svolgeva quella attività anche nella relazione di coppia. Lo psichiatra aveva dato ad A. un antipsicotico ma lui si era rifiutato di prenderlo.

M.G. si dimostrava una donna ansiosa e rigida che lamentava di essere sempre stata svalutata dal marito, allo stesso tempo risultava essere intraprendente e molto concreta. Non si capiva, fin dall’inizio, tra i due chi fosse la vittima e chi fosse il carnefice, mi sono trovata di fronte ad una coppia con un carattere relazionale simbiotico, arcaico e fusionale.

Nelle sedute successive ho avuto la conferma che A. non era affatto cosciente della situazione o meglio che mascherava un certo godimento nel vedere la moglie tanto angosciata. Come afferma Lacan nel Seminario X: «Il soggetto si offre lealmente al godimento dell’Altro»8. Ogni volta che mi rivolgevo ad A., lui guardava M.G. e le chiedeva suggerimenti su cosa rispondere, sembrava un bambino dipendente completamente da lei. La donna, dal canto suo, accoglieva quelle richieste di aiuto provocandolo con degli atteggiamenti da “maestrina”, per poi fare la “comprensiva” in seguito all’irritazione del marito. A., a fronte di quest’andamento, sosteneva di fare molto per la famiglia ma di avere dei momenti di collera in cui non riusciva a trattenersi.

Come rileva Lolli (2010), il perverso si esprime nei termini di: «Non posso fare a meno di … »9, descritta come una “ineluttabilità” dell’atto, e ciò fa di lui un masochista poiché non si può sottrarre da una dinamica in cui diviene oggetto di una richiesta perentoria.

Vorrei menzionare in particolare un episodio in cui gli viene affidato il compito di ‘svuotare la spazzatura’ del giardino di casa, episodio in cui A., pur accentando volentieri il compito, si era sentito pressato dalla moglie che imponeva tempi e modi. In quell’occasione si era ribellato e, per affermare la sua autonomia, aveva provocato la moglie, allungando i tempi di ‘smaltimento rifiuti’.

Si poteva intravedere, da questi primi incontri, che egli viveva in un mondo affettivamente isolato, immerso nelle sue idealizzazioni, con uno scarso senso di realtà in cui prevalevano degli agiti indotti da forti istanze superegoiche. Nella relazione aveva dei repentini cambi di umore che manifestava anche in seduta, molto difficili da gestire.

aveva perso il padre all’età di vent’anni e accusava la madre di averlo abbandonato nella casa familiare, con il fratello minore, poiché, subito dopo la morte del marito, si era invaghita di un uomo ed era andata a convivere con lui.

M.G. proveniva da una famiglia in cui il padre era completamente succube della moglie e la madre era una donna rigida e piena di pregiudizi. Aveva una sorella maggiore che viveva in un’altra città con la quale in alcuni periodi non era andata d’accordo.

affermava di non essere gradito e di non gradire la famiglia di M.G. e lei lo accusava di essere troppo duro con la propria madre e che, se non fosse stato per lei, per i suoi sforzi per appianare i conflitti del marito con le loro rispettive famiglie d’origine, avrebbero dovuto interrompere i rapporti con tutti.

Per molte sedute l’attenzione si era rivolta al figlio adolescente, oggetto comune di attenzioni, che li univa e li separava allo stesso tempo e che sembrava essere stato il fattore scatenante della crisi nella coppia. Erano molto preoccupati per il nocivo ambiente scolastico, tanto che avevano deciso di fargli cambiare istituto e, per motivi d’inserimento, erano costretti a pagare delle lezioni private per le materie compensative. Erano impegnati soprattutto a seguirlo e sostenerlo nello studio. A. rimproverava la moglie di essere una madre “chioccia”, e M.G. rimproverava il marito di essere un padre “distante e collerico” nei confronti del figlio.

Sembrava che anche la domanda di cura portata esclusivamente da M.G. fosse stata di tipo compensativo nella speranza di ‘cambiare scuola’, riferito alle loro dinamiche di coppia. Era evidente che, mentre stavano facendo i conti con il loro essere genitori, mettevano in gioco le loro questioni di coppia e quelle soggettive. La modalità di interazione conflittuale che avevano, evidenziava, in entrambi, scarse capacità di mentalizzazione.

Nel transfert M.G. appariva più disponibile ad aprirsi a una relazione psicoanalitica e a cogliere, talvolta, i significanti che la riguardavano come soggetto. Infatti, aveva fatto un sogno iniziale dove la scena si collocava nel suo luogo di lavoro, un ospedale, dove incontrava il marito in una stanza vuota senza sapere che tipo di visita fosse venuto a fare. Il sogno era connotato da una grande angoscia.

dimostrava un transfert perverso, in altre parole tendeva a ribaltare continuamente i ruoli in seduta. Appena arrivava, mi chiedeva come stavo, oppure mi faceva notare tutte le mie espressioni facciali, spesso si poneva con un atteggiamento di sfida svalutando il mio lavoro. Dominato dalle scissioni, inconsapevole dei suoi comportamenti, ripeteva in seduta ciò che accadeva nel legame con i suoi familiari.

Al tempo, non avevo ancora compreso la dinamica perversa in cui ero entrata, avevo provato a rimandargli i miei vissuti con riferimento ai suoi attacchi spingendolo a “pensare” agli effetti che producevano. Questo intervento, associato a un altro in cui gli chiedevo un impegno “personale” nelle sedute, aveva segnato l’inizio del declino di ogni possibilità di proseguire. La sua reazione era stata furibonda, si era sentito scoperto, aveva detto che se fosse stato per lui non sarebbe mai venuto e che non aveva neanche mai avuto il mio numero di telefono.

In altri termini, potremmo dire che a fronte dei suoi attacchi sovversivi di ogni regola stabilita nel setting10, la risposta transferale dell’analista, specularmente, sovvertiva principalmente la regola dell’astinenza. Ero sotto scacco nel gioco della coppia, tra A., che aveva una struttura psichica perversa, e M.G. che, attraverso la sua domanda di ‘umanizzare’ il rapporto con il marito, mascherava la sua natura sadica. Lacan, nel Seminario su La relazione d’oggetto, afferma che: «La relazione sadica, si sostiene nella misura in cui l’altro è proprio al limite in cui resta ancora un soggetto»11.

Dopo qualche settimana dall’inizio degli incontri, M.G. aveva permesso ad A. di rientrare in casa. In quel periodo, hanno riportato in seduta che A. aveva riscontrato la necessità di “dare il veleno” alle piante in giardino e contestualmente M.G. gli aveva chiesto di farle trovare la cena pronta quando sarebbe tornata a casa. Il marito aveva impiegato più tempo del previsto e non era riuscito a preparare la cena. M.G. aveva vissuto questa mancanza come un affronto intollerabile, lui aveva minimizzato dicendo che era più importante finire il lavoro iniziato e che tanto avrebbero mangiato lo stesso.

Si poteva osservare come, rimessi nella stessa casa, l’unica interazione possibile fosse quella di ripetere le stesse dinamiche confusive e svalutanti in cui non si capiva “chi avvelenava chi”.

Subito dopo questo episodio A., nel rincasare da un turno notturno, forse per un colpo di sonno, aveva causato un incidente con la macchina, facendo un danno significativo per l’economia familiare. Inutile dire che M.G. non aspettava altro per rimproverarlo della sua incoscienza. Nello stesso periodo, in seguito a dei controlli medici sempre proposti da M.G., si era scoperto che A. aveva un diabete alimentare che lo avrebbe costretto a un regime costante di cure soprattutto da parte della moglie.

Si evinceva l’incastro della coppia su un circolo vizioso in cui la vittima era M.G. che, ‘costretta’ a prendersi cura del marito, si prestava al gioco quasi con sollievo poiché solo così sentiva di avere un ruolo di ‘vitale’ importanza per lui.

Allo stesso tempo, A. risultava essere vittima di se stesso, delle sue produzioni sintomatiche, e di M.G. poiché l’unico modo che aveva per sentirsi vivo era godere attraverso l’angoscia della moglie, in un rapporto di dipendenza totale e totalizzante. Infatti, spesso in seduta la appellava in tono dispregiativo chiamandola ‘la mammina’, oppure ‘la signora’.

Secondo quanto teorizzato da Lacan nel Seminario V12, riguardo alla rilettura di Un bambino viene picchiato13 di Freud, si può comprendere, sia come si struttura il fantasma del perverso in relazione al significante fallico, sia il funzionamento in termini pulsionali che realizza: «Una parte importante delle soddisfazioni libidiche del soggetto»14.

Dopo tre mesi di trattamento, ho chiesto a entrambi cosa desideravano ricevere in regalo dall’altro. M.G. avrebbe voluto semplicemente che lui le portasse dei fiori ogni tanto, dimostrandole così riconoscimento per tutto ciò che faceva. A. avrebbe voluto un cappello nuovo, motivando, con grande fatica, la sua richiesta col fatto che ne aveva uno vecchio, che avrebbe voluto sostituire, regalatogli da suo padre per andare a pescare. In associazione, sono emersi alcuni ricordi che aveva di lui, descritti con un tono affettivo distaccato, fino ad arrivare lentamente a una visibile commozione ma, all’improvviso, nell’imbarazzo degli occhi lucidi di pianto, aveva rivolto lo sguardo complice verso la moglie ed era scoppiato in una risata diabolica cambiando completamente registro. Spiazzata dal quel repentino viraggio, ho potuto solo rimandargli che il pensiero di suo padre e dell’affetto che aveva per lui era stato davvero incontenibile.

Quel cappello nuovo rappresentava per lui un “appello” alla moglie di continuare a stare al gioco, il gioco del disconoscimento della castrazione imposta dalla “Legge paterna”15 a vantaggio di un dono, che solo lei poteva dargli, in altre parole il dono della sua di castrazione poiché soggetto diviso. Come fa notare Lolli (2010): «La soggettività è sul lato dell’Altro, la divisione è nella vittima, non nell’agente»16. Inoltre: «La divisione soggettiva a cui mira il perverso si configura – notate bene- come una tappa intermedia nel suo percorso, il cui fine ultimo è, -lo ripeto- il ripristino della condizione perduta di godimento, del soggetto non castrato»17. A. si era posto, di fatto, come oggetto in una relazione sado-masochista con sua moglie. Lacan, nel Seminario X, definisce «il perverso come il vero oggetto della relazione sadica, colui che assume nel rapporto il posto dell’oggetto»18.

Riporto, infine, uno stralcio dell’ultima seduta, in cui M.G. ha sollecitato A. a condividere un sogno di cui lei era già stata informata. A. racconta, con riluttanza, che nel sogno, la moglie lo tradiva con un altro e lui era molto arrabbiato. L’ho interpreto come un condensato di quanto era avvenuto nel percorso analitico fatto insieme, forse lui si era sentito tradito da M.G. perché lo aveva costretto a curarsi, tanto che questo primo sogno, apriva alla sua questione soggettiva. Questo intervento ha provocato in lui uno scompenso totale, la sua reazione è stata rabbiosa: «Crede che io sia pazzo? Non tornerò più qui». In modo perentorio aveva chiuso così il suo percorso.

Il perverso abita una pseudo-realtà, non umanizzata, non è capace di mettersi nei panni dell’altro e di condividerne in modo empatico i vissuti. Al contrario tenta di trascinare l’altro nel suo mondo, inducendolo ad accettare il suo punto di vista. Come afferma Filippini (2005): «Ciò avviene anche nel rapporto analitico in cui l’analista può raggiungere una vera comprensione del comportamento cinico e perverso soltanto dopo aver subito gli effetti del sovvertimento della logica della relazione di transfert-controtransfert, sperimentandone con disagio la violenza»19.

Due settimane dopo, angosciata per come c’eravamo lasciati, ho chiamato M.G. per avere notizie. Mi ha riferito che A. non ne voleva sapere di tornare e che lei non lo poteva costringere.

Dopo circa sei mesi, ho ricevuto un “sms” da M.G. in cui mi ringraziava dicendomi che avevo fatto un buon lavoro con loro e che le dispiaceva per l’interruzione ma che aveva prevalso l’aspetto economico: «A. è un po’ migliorato, ed io probabilmente mi sono rassegnata». Mi ha scritto, inoltre, che il figlio minore aveva superato gli esami e aveva avuto l’accesso al terzo anno della nuova scuola, la figlia maggiore si era immatricolata alla facoltà di terapista della neuro-motricità dell’età evolutiva. Il messaggio terminava con un: «Questo è tutto».

Sembrerebbe che il funzionamento perverso di questa coppia non ha abbia provocato danni di rilievo ai figli che comunque sono riusciti a incanalarsi nei loro percorsi di studio. M.G., nel suo messaggio, si diceva rassegnata al destino di “un’economia familiare” che avrebbe consentito a ognuno di loro, per il momento, di vivere nella dimensione del “male minore”.

Stefania Picinotti
Psicoanalista, Psicodrammatista, Membro Didatta e Vicepresidente S.I.Ps.A., Funzionario e Docente Coirag nella Sede di Roma.

picinotti.stefania@libero.it

 

NOTE

  1. Freud S. (1905a), Tre saggi sulla teoria sessuale, in Opere, vol. IV, p.535.
  2. Recalcati M. (2016), La struttura del desiderio perverso, psychiatryonline.it
  3. Chasseguet-Smirgel J. (1985), Creatività e perversione, p.237.
  4. Chasseguet-Smirgel J. (1985), Creatività e perversione, p.238.
  5. Recalcati M. (2016), La struttura del desiderio perverso, psychiatryonline.it
  6. Meltzer D. (1973), Stati sessuali della mente, cap. 19, La perversione del transfert, p.218.
  7. Etchegoyen R.H. (1986), I fondamenti della tecnica psicoanalitica, 224-225.
  8. Lacan J. (1962-1963), Il Seminario. Libro X. L’angoscia, 55.
  9. Lolli F. (2010), Le perversioni nella clinica psicoanalitica, p.102.
  10. La frequenza delle sedute con la coppia è stata a cadenza settimanale, in fase di valutazione si sono svolte due sedute individuali e, fin da principio, erano state stabilite la regola delle libere associazioni e dell’astinenza dal giudizio.
  11. Lacan J. (1956-1957), Il Seminario. Libro IV. La relazione d’oggetto, p. 265.
  12. Lacan, nel Seminario V. Le formazioni dell’inconscio, spiega la somiglianza tra nevrosi e perversione sul versante del significante. Il nevrotico non vuole riconoscere qualcosa d’intollerabile e lo rimuove, il perverso rifiuta categoricamente (diniego) di prendere atto di un elemento della realtà. Lacan, in questa prima teorizzazione, vuole comprendere come il simbolico e l’immaginario si legano dando luogo al fantasma che ritroviamo nell’economia libidica perversa. Il “fantasma del perverso” si costruisce su diversi passaggi. A) La comparsa di un rivale che costituisce per il bambino un’esclusione dal desiderio dell’Altro, in altre parole dalla catena significante, dal simbolico in cui è B) Egli sviluppa fantasie sadiche rendendo il rivale oggetto di percosse, come se fosse lui quello non riconosciuto dal padre. C) Il rivale può divenire oggetto d’identificazione per il bambino che a questo punto s’immagina percosso, trattato come un oggetto. D) L’essere stato rifiutato, dà luogo a un agito di tipo masochistico: «Il danno simbolico produce un effetto di godimento. Il meccanismo stesso della ripetizione sembra regolato, in quest’ottica, dal funzionamento -o disfunzionamento- del simbolico. Si ripete a livello della soddisfazione pulsionale il tratto significante che ha marchiato il soggetto» Lolli F. (2010, p.62). Il bambino trova questa soluzione perché costituisce l’unico modo per re-immettersi nella catena significante del simbolico, anche se questo gli costa una sofferenza. E) Quest’operazione masochistica del cogliersi sofferente fa recuperare al bambino lo statuto di soggetto del desiderio.
  13. Freud S. (1919a), Un bambino viene picchiato, 50. L’essere picchiato dal padre sarebbe l’effetto del senso di colpa in relazione «a quei desideri incestuosi e legittimato dal loro perdurare nell’inconscio». Il tema ripreso, da Lacan nel Seminario V, ci mostra come, a questo livello del fantasma, si situa il masochismo del perverso, poiché l’essere picchiato è il sostituto dell’essere amato nella realizzazione mascherata dell’interdetto dell’Edipo.
  14. Lacan J. (1957-1958), Il Seminario. Libro V. Le formazioni dell’inconscio, 241.
  15. Lacan J. (1962-1963), Il Seminario. Libro X. L’angoscia, 115. «Il desiderio e la legge sono la stessa cosa, nel senso che hanno l’oggetto in comune». È grazie alla legge che si può desiderare, proprio perché l’oggetto è proibito diviene desiderabile.
  16. Lolli F.(2010), Le perversioni nella clinica psicoanalitica, 87.
  17. Idem, p.99.
  18. Idem, p.87.
  19. Filippini S. (2005), Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, p.39.

 

BIBLIOGRAFIA

Chasseguet-Smirgel J. (1985), Creatività e perversione, Milano, Cortina, 1987.

Etchegoyen R.H. (1986), I fondamenti della tecnica psicoanalitica, Roma, Astrolabio, 1990.

Filippini S. (2005), Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Milano, Franco Angeli.

Freud S. (1905a), Tre saggi sulla teoria sessuale, in Opere, vol. IV, Boringhieri, Torino, 1970.

– (1910c), Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci, in Opere, vol.VI, Boringhieri, Torino, 1974.

– (1919a), Un bambino viene picchiato, in Opere, vol. IX, Boringhieri, Torino, 1977.

– (1920b), Al di là del principio di piacere, in Opere, vol. IX, Boringhieri, Torino, 1977.

– (1927c), Feticismo, in Opere, vol. X, Boringhieri, Torino, 1978.

– (1938a), La scissione dell’Io nel processo di difesa, in Opere, vol. XI, Boringhieri, Torino, 1979.

– (1938c), Compendio di psicoanalisi, in Opere, vol. XI, Boringhieri, Torino, 1979.

Lacan J. (1956-1957), Il Seminario. Libro IV. La relazione d’oggetto, Torino, Einaudi, 1996.

– (1957-1958), Il Seminario. Libro V. Le formazioni dell’inconscio, Torino, Einaudi, 2004.

– (1962-1963), Il Seminario. Libro X. L’angoscia, Torino, Einaudi, 2007.

– (1949), Lo stadio della specchio come formatore della funzione dell’Io, in Scritti, vol. I, Torino, Einaudi, 1974.

Lolli F. (2010), Le perversioni nella clinica psicoanalitica, Poiesis Editrice.

Meltzer D. (1973), Stati sessuali della mente, Roma, Armando, 1975.

Recalcati M. (2016), La struttura del desiderio perverso, www.psychiatryonline.it

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