di PAOLA MALQUORI. Marco Steiner “Isole di ordinaria follia”

Marcianum Press, Venezia, 2019

Isole di ordinaria follia. Già dal titolo, che porta in sé un ossimoro, si apre la finestra sugli orizzonti del libro: cosa può esserci di ordinario nella follia, se l’ordinario è il discorso comune a cui, consapevolmente o meno, tutti si adeguano? Isole, come se la follia fosse il risultato di un terremoto, un improvviso movimento della terra che rompe e sposta dei pezzi. Quale immagine migliore della follia che quella di un’isola staccata dal continente che si può raggiungere, se si vuole, con una nave che può arrivare a destinazione o andare alla deriva lasciando la follia senza soluzione. Nella prefazione del libro si evoca La nave dei folli, un’opera satirica composta da 112 satire brevi che criticano la società del tempo, scritta nel 1494 da Sebastian Brant e illustrata da xilografie molte delle quali attribuite a Dürer. Anche Marco Steiner, l’autore del libro, sente il bisogno di articolare le parole alle immagini per addentrarsi nel mondo di San Servolo, l’istituzione psichiatrica aperta nel 1725 e chiusa nel 1978 per effetto della legge Basaglia, per raccontare quattordici storie, sette al maschile e sette al femminile, in memoria dei figli di Niobe, figura mitologica la cui statua è nel cortile dell’ex manicomio. Marco Steiner ci traghetta nelle storie di San Servolo, racchiuse nelle cartelle cliniche e nelle immagini che Gianni Berengo Gardin avevano già catturato nel 1968 e pubblicato nel 1969 in un libro ormai introvabile: Morire di Classe. La condizione manicomiale. In questa nuova edizione Gardin consegna il suo materiale a Marco D’Anna che lo dispone in una sequenza che sembra muoversi al suono delle parole della scrittura di Marco Steiner. Saliamo così anche noi con questi tre autori sulla nave dei folli, in un viaggio che ci trasporta sul confine sottile che c’è tra follia e normalità, un litorale che spesso la società, tramite il discorso comune e ordinario, trasforma in un limite invalicabile che le mura del manicomio hanno rappresentato. La follia, l’altra faccia della normalità, presenta quel lato del perturbante “che avrebbe dovuto rimanere nascosto ma che invece è riaffiorato”, come già ci dice Freud nel suo saggio del 1919.

image_printstampa articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *