ELEONORA PERSICHETTI – Un conflitto di diritti: le sfide quotidiane della disabilità

Partiamo dai dati

Una persona su dieci nel mondo ha una disabilità. La disabilità viene ora intesa come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra condizione di salute, fattori personali e quelli ambientali. Ne consegue che ogni individuo, date le proprie condizioni di salute, può trovarsi in un ambiente sfavorevole che limita o riduce le sue capacità funzionali e di partecipazione sociale. Questo approccio “bio‐psico‐sociale” alla disabilità sposta il focus dall’ambito medico e patologico a quello dell’individuo come “essere sociale”, dalla visione della disabilità come unicamente legata alla menomazione fisica o psichica della persona al contesto ambientale in cui essa agisce e con cui interagisce, trovando ostacoli oppure facilitazioni. La disabilità non è più dunque meramente collegata alla condizione di salute, ma è causa di un rapporto fra la persona, con le sue condizioni di salute, e un ambiente non favorevole (Organizzazione Mondiale della Sanità).

L’introduzione del modello “bio‐psico‐sociale” (BPS) risale al 1946, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) adottò una nuova definizione di salute, secondo la quale essa è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto di assenza di malattia o infermità. Il modello “bio‐psico‐sociale” impiega sistematicamente i fattori biologici, psicologici e sociali, incluse le loro complesse interazioni, nella comprensione della salute psicofisica e nella scelta dell’intervento terapeutico.

Secondo una stima delle Nazioni Unite, ci sono circa 650 milioni di persone disabili in tutto il globo. L’80% vive nei paesi in via di sviluppo, dove un terzo dei bambini in età scolare è affetto da disabilità. È evidente che sviluppo e disabilità sono legati perché è proprio lì dove regnano l’analfabetismo, la malnutrizione, la disoccupazione che nascono più disabili.

Nell’Unione europea ci sono 50 milioni di persone disabili.

Nel nostro Paese, secondo uno studio dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, le persone disabili sono quasi 13 milioni, che equivale al 22% della popolazione, più di un italiano su 5. Di esse, oltre 3 milioni sono in condizione di grave disabilità. Tra le persone con grave disabilità, quasi 1 milione e 500 mila ha una età superiore a 75 anni (1).

Come vivono i disabili in Italia e in Europa

La maggior parte di loro, rileva l’Osservatorio, spesso vive da sola. I servizi dedicati sono scarsi, come pure le risorse stanziate a loro favore (2). Le persone disabili in Italia sono assistite spesso da famiglie sempre più in difficoltà, che devono sopperire alle mancanze delle istituzioni nazionali e locali. In più, nel nostro Paese quasi una persona disabile su tre (32,1%) è a rischio di povertà. Il fenomeno è destinato ad ampliarsi numericamente a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento globale delle malattie croniche (3).

Da diversi anni mi occupo di disabilità, come insegnante, come giornalista, e la pratica quotidiana mi ha portato a fondare, nel 2018, una rivista specializzata, Ugualmente Abile News, con l’amico e collega Marco De Angelis. Da allora abbiamo incontrato tante persone, ascoltato storie, ci siamo confrontati con una realtà che va oltre qualsiasi immaginazione, fatta di umanità, di voglia di vivere, forza di volontà e, purtroppo, di ingiustizie.

Il nostro è un mondo omologato, globalizzato e digitalizzato (4), dove, apparentemente, siamo sempre tutti in contatto, aggiornati su ciò che accade. In verità, questa connessione generale e continuativa amplifica la solitudine. A farne le spese sono soprattutto le persone disabili: per loro la tecnologia è un’arma a doppio taglio, molto utile per compensare le difficoltà, ma allo stesso tempo fagocitante e non sempre semplice da utilizzare.

Questo è uno dei primi conflitti che si trova ad affrontare una persona disabile, anche perché, nei casi più gravi, gli strumenti digitali da soli non bastano, occorrono assistenza e figure come insegnanti di sostegno. Certo, se pensiamo, ad esempio, al caso di Stephen William Hawking (5), la tecnologia è stata di grande aiuto.

La strada per il pieno riconoscimento del diritto alla salute e per la piena partecipazione alla vita civile, sociale e politica, come stabilito dalla Convenzione Onu, è ancora lunga da percorrere. L’obiettivo principale è abbattere le barriere architettoniche – l’inaccessibilità ai trasporti pubblici, agli edifici ed a tanti siti e strutture turistiche – e culturali, al fine di creare una società più inclusiva. Per fare ciò, è fondamentale impegnarsi nella progettazione e gestione di spazi fisici, culturali e sociali, rispettando le normative e i principi di solidarietà e responsabilità. Negli anni, in Italia, in Europa e nel mondo, sono stati fatti progressi significativi. In particolare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2001 e la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, approvata dalle Nazioni Unite nel 2006, e ratificata dall’Italia nel febbraio 2009, hanno sottolineato l’importanza di superare gli ostacoli di qualsiasi tipo che impediscono la realizzazione dei diritti umani. Ricordiamo i numerosi casi di bullismo a scuola nei confronti delle persone disabili, una piaga dei nostri tempi, che mette in luce disagi e discriminazioni che partono proprio dai piccoli e dai giovani. I ragazzi bullizzati, picchiati, vessati dai loro compagni sono espressione di diritti non riconosciuti e di conflitti quotidiani che lacerano, giorno dopo giorno, chi li subisce.
Un’altra problematica da evidenziare è la mancanza di assistenza sanitaria. Le sfide affrontate dalle persone con disabilità portano a una salute più fragile, limitano le opportunità di istruzione e lavoro, generano problemi economici e spesso causano difficoltà nell’accesso all’istruzione avanzata. A causa delle disuguaglianze sanitarie sistemiche e persistenti, molte persone con disabilità corrono il rischio di morire prima, anche di 20 anni, rispetto alle persone senza disabilità.  Rischiano fino al doppio di soffrire di asma, depressione, diabete, obesità, malattie orali e ictus. In media hanno possibilità tre volte inferiori rispetto agli altri di ricevere le cure quando ne hanno bisogno. In Italia, tra le motivazioni alla base di questa carenza, per il 94% delle persone con disabilità che non hanno potuto accedere alle cure, sono i costi elevati, la distanza eccessiva o i tempi di attesa troppo lunghi. Queste disuguaglianze sono ancora maggiori per le donne, che presentano rispetto agli uomini tre volte in più bisogni sanitari insoddisfatti e analfabetismo. Anche nel mondo del lavoro i conflitti e le discriminazioni sono preponderanti. Le persone con disabilità continuano ad avere un accesso limitato al mondo del lavoro (6). Il tasso di occupazione al di sotto dei 15 anni e oltre è quasi la metà di quello delle persone senza disabilità.
Inoltre, sono particolarmente esposte al rischio di violenza. I dati raccolti in cinque Paesi in via di sviluppo rivelano che una persona su cinque è oggetto di violenza verbale o fisica a causa della disabilità. In media, in 35 Paesi (soprattutto nell’Ue), il 13% delle persone con disabilità è esposto a un ambiente violento, rispetto al 10% di quelle senza disabilità, e in Italia la percentuale è addirittura raddoppiata. In alcuni Paesi più del 90% delle persone con disabilità che necessita di consulenza legale non è in grado di riceverla (7). Tutte le sfide che abbiamo menzionato rientrano negli obiettivi dell’Agenda 2030 (8). La dichiarazione introduttiva assimila già il credo “Leave no one behind” (non lasciare indietro nessuno), e per il raggiungimento dei 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile richiede, infatti, ai paesi industriali e in via di sviluppo, di non tralasciare nessuno nello sviluppo globale. 

Un altro modo di vedere il mondo è possibile
Spesso il disabile non è considerato come un individuo, con la sua storia, le sue peculiarità, fragilità, ma come un’etichetta o una patologia con un protocollo spersonalizzato da seguire. «Le persone sono rese disabili sia dalla società sia dal proprio corpo», affermò Cattani (9). Un ruolo fondamentale lo riveste la comunità, sia essa politica, sanitaria o dell’associazionismo, che deve avere la capacità di ascoltare e di accogliere. La disabilità deve essere considerata come una condizione dinamica, perché solo l’ambiente circostante non fa sì che i limiti della disabilità possano essere superati.
E allora, cosa possiamo fare per costruire una società più inclusiva? La risposta è nell’istruzione, nell’educazione e nella sensibilizzazione delle nuove generazioni. Sappiamo con certezza che le esperienze della prima infanzia sono quelle che più segnano la vita di una persona, in particolar modo, la famiglia e la scuola sono le due comunità educanti per antonomasia, deputate a favorire e incoraggiare lo sviluppo intellettivo, emotivo, sociale, cognitivo ed espressivo dei più giovani. Genitori e insegnanti, insieme, giocano un ruolo cruciale, perché hanno il compito di gettare le basi di un benessere profondo e persistente. Tra le migliori attività da proporre c’è sicuramente la lettura. Lettura – meglio se condivisa – e letteratura: un binomio perfetto per imparare ad appianare i conflitti fino a rimuoverli del tutto. È auspicabile pianificare nelle scuole, a partire dagli asili nidi, nelle biblioteche, nei centri culturali, dei percorsi formativi attraverso i libri, ovvero gli albi illustrati, le storie illustrate fino ad arrivare ai romanzi e ai saggi per i più grandi. In questo articolo ci soffermeremo sugli albi e sulle storie illustrate, menzionando titoli ed autori esemplificativi.

Nel secondo Novecento la letteratura per l’infanzia si rinnova, il bambino è sempre più autentico, reale, e la narrativa complice e compagna della crescita dei più piccoli, è prodiga di storie, capaci di divertire, come pure di favorire, al tempo stesso, la scoperta di sé e del mondo circostante. La realtà è protagonista dei nuovi libri per bambini e bambine, senza censure, senza tabù, nella sua complessità, rompendo gli stereotipi legati alla diversità. In quest’ottica, l’albo illustrato favorisce percorsi conoscitivi e inclusivi grazie ai temi trattati e ad un ampio pubblico di lettori. Il bambino reale è al centro delle storie (10). «Leggere una storia è come vivere un’avventura e implica sempre l’assunzione di una prospettiva altra, spinge il lettore verso un’esperienza conoscitiva i cui effetti provocano necessariamente un ripensamento del sé sino a imprimersi nel cuore, nella mente, nella coscienza personali», scrive Cambi (11). Le storie agiscono nel profondo e vanno a incanalarsi nel luogo dove i sogni e le fantasie del bambino forgiano la sua visione del mondo, la modificano, quando è necessario, la arricchiscono con la messa a fuoco di sempre nuovi dettagli. Identificandosi con il personaggio protagonista, il bambino diventa, letteralmente, quel personaggio, e percepisce con la medesima intensità le sensazioni fisiche ed emotive che questi sperimenta. Si acquisisce una capacità di analisi e interpretazione della realtà che porta ad un’apertura mentale. La pratica della lettura è un’opportunità per i piccoli di incontrare l’altro e, di conseguenza, la diversità (12). La lettura spinge a un confronto con l’alterità, con i protagonisti delle storie dei libri, e, quindi, a sviluppare sentimenti di empatia. «Nel leggere è implicita la disponibilità ad ascoltare, a entrare in relazione, a non prevaricare l’altro con la propria individualità in un processo di scambio e di arricchimento», continua Cambi (13).  E ancora, Ezio Raimondi: «in questo spazio gelosamente solitario e individuale, la lettura non è mai un monologo, ma l’incontro con un altro uomo, che nel libro ci rivela qualcosa della sua storia più profonda e al quale ci rivolgiamo in uno slancio intimo della coscienza affettiva, che può valere un atto d’amore. La solitudine diventa paradossalmente socievolezza» (14).

Il potere inclusivo della letteratura per l’infanzia per abbattere i pregiudizi

In base alle scoperte delle neuroscienze, i primi quattro anni di vita sono definiti come età fertile del cervello: è in questa fase che per il bambino è più facile apprendere cose nuove e in modo più duraturo, grazie alla caratteristica plasticità del cervello. È sempre in questi anni che la rete neurale ha il suo massimo sviluppo. Questo non significa che occorra intenderla come unica età in cui siano possibili guadagni e apprendimenti, ma semplicemente che in questa età la velocità e la “naturalità” dell’apprendimento, ovvero l’apprendimento che avviene senza impegno e senza intenzione, sono davvero incredibili (15).

I picture book, i cosiddetti albi illustrati, favoriscono una reazione emotiva più immediata e più forte grazie alla carica delle immagini e delle illustrazioni. La letteratura favorisce un’apertura mentale, un orientamento all’eguaglianza sociale, annullando gli stereotipi sui quali si basa la diffidenza nei confronti del diverso. E come mettere in pratica la lettura inclusiva e renderla efficace? Come rendere accessibili testi e albi illustrati per tutti? Vi sono specifiche potenzialità educative della letteratura per l’infanzia in contesti di apprendimento inclusivi. Tutte le forme di lettura, da quella semplice ad alta voce a quella condivisa, sono al servizio del lettore e, attraverso una varietà di mediatori, contribuiscono alla riflessione sul valore e sul potenziale dell’inclusione. La lettura, tecnica culturale complessa, è un prerequisito per la partecipazione nella nostra società e che dovrebbe quindi essere accessibile a tutti. Si tratta di due strade, quella del considerare la forma del libro inclusiva di per sé, il suo linguaggio inclusivo, oppure quella di cercare storie di inclusione, diverse ma non necessariamente contrapposte, anzi sempre intrecciate quando si valuti il binomio in questione, cioè inclusione e letteratura per l’infanzia, che prevede il confluire di molti elementi, teorici, pratici, pedagogici, estetici e poetici.

A rappresentazione emblematica della diversità nella Letteratura per l’infanzia e per ragazzi si menzionano: la fiaba de La sirenetta di Hans Christian Andersen, Peter Pan di James Matthew Barrie, Heidi di Johanna Spyri, la storia di Pezzettino di Leo Lionni e quella di Edward mani di forbice di Tim Burton. Storie i cui protagonisti nella natura si sentono “a casa”, legati ad essa da un forte e irrecidibile senso di appartenenza in tutte le sue forme. Attraverso le narrazioni per l’infanzia e per ragazzi, tra passaggi e attraversamenti di soglia, tra mutazioni e cambiamenti, vengono raccontate storie di creature altre sospese tra più regni, in un gioco costante di essere qualcosa oppure qualcos’altro, qualcuno oppure qualcun altro, non in un mondo inteso come dato e con ogni creatura al posto “dovuto”, ma possibile di trasformazione ed inafferrabilità. Il tema dell’alterità e della diversità viene narrato in Letteratura per l’infanzia attraverso la grande metafora dell’essere altro, bambini anfibi e sospesi tra due mondi. La diversità fa innegabilmente parte della natura dell’uomo, nel senso che ogni individuo possiede una “propria diversità”, poiché provvisto delle caratteristiche che lo rendono differente dagli altri, e quindi unico, speciale e irripetibile.

Immagini e margini sono altresì rilevanti. Se prendiamo per esempio un picture book, i limiti della pagina per le immagini sono come i limiti dello sguardo per le persone. Questi limiti, questi margini, sono delle zone periferiche che non vanno viste come dei confini insuperabili, come frontiere chiuse o come muri invalicabili. La storia ci insegna che i muri possono essere abbattuti, che questi confini possono essere oltrepassati, che i nostri limiti possono diventare stimoli. Le buone storie sono un incoraggiamento a superare i muri che separano le persone, le menti, per ritrovarsi oltre i margini, oltre i confini, verso spazi immaginativi aperti all’altro, aperti al possibile. Quell’“oltre” può diventare una zona di esplorazione, una zona di conoscenza per nuove prospettive e punti di vista altri dal nostro, e quindi differenti. E la letteratura per l’infanzia, sia attraverso il suo apparato testuale e didascalico sia attraverso quello iconografico, offre possibilità nuove di visione del mondo, di visione di sé, di conoscenza e di scoperta, di diverse rappresentazioni oltre i margini, oltre le differenze (16).

Le storie individuate di seguito, destinate per lo più ai piccoli – ma non solo – non sono “educative”, ma pongono il lettore nella dimensione della riflessione e, attivandone il pensiero critico, aiutano a ripensare la differenza, a combattere i pregiudizi. Gli albi e le storie illustrate sono più che libri, sono oggetti con testo e risorse espressive varie, che utilizzano i linguaggi verbale ed iconico. Sollecitano la partecipazione e l’inclusione del lettore perché sono accessibili a tutti, abbattono, per esempio, la barriera linguistica. Includere significa accogliere. Le differenze offrono opportunità di confronto, di crescita, di miglioramento; per questo vanno riconosciute e valorizzate e non stigmatizzate.

Un esempio cardine, in questo senso, è rappresentato da La bambina che andava a pile di Monica Taini.

Un albo illustrato che racconta cosa significa crescere e ricercare la propria identità dal punto di vista di una bambina sorda. Monica ha due voci, la bocca e le mani, ma non sa decidersi su quale sia la più forte. La giornata le appare come una lunga ora di lingua straniera e non sa se sia lei ad essere diversa o se lo siano gli altri. Secondo il linguaggio giuridico, lei è una disabile, una minorata sensoriale, ma per i suoi amici è semplicemente Monica.

Un racconto per approcciare il mondo della sordità, un primo passo per far avvicinare grandi e piccini alla disabilità. È da segnalare il glossario che viene proposto alla fine del libro, un glossario semiserio (e strettamente confidenziale) di cultura sorda. Diciannove voci riportate all’interno di questo glossario vengono spiegate con un linguaggio semplice, corredato da esempi realistici e di immediata comprensione

Sullo stesso filone, Laura, di Elfi Nijssen.

Lei è speciale non è come gli altri bambini, che sono gelosi dei suoi fagiolini. Io posso scegliere quando e come sentire. Loro no. Laura è una bambina speciale: ha problemi di udito. Giocare con gli altri bambini non è facile, se non senti bene. E anche camminare per strada. Fortunatamente il Dottore dell’orecchio dà a Laura due fagiolini (apparecchi acustici): sono piccoli piccoli, non si vedono, ma le sono di enorme aiuto. Si mettono nelle orecchie e come d’incanto le cose e le persone cessano di restare mute. Le labbra mosse si accompagnano a una voce e ogni cosa acquista un suono. Elfi Nijssen ci mostra il quotidiano mondo di una bimba sorda e ci invita ad assaporarne gli aspetti insieme dolci e amari.

Per i piccolissimi, ci sono gli albi illustrati della Collana Ho bisogno di una storia, una serie che raccoglie delle storie capaci di raccontare cose importanti e difficili con parole leggere. Storie che possono essere lo spunto per affrontare ed elaborare situazioni delicate. Ad esempio, di Emanuela Nava, Una formidabile gara di ballo.

Qui si affronta proprio il tema della malattia che porta alla disabilità. Un gruppo di donne con la sclerosi multipla decide di coronare il sogno di diventare mamma. La GalliNella Rossa è tenace, ogni giorno si allena a lungo per poter partecipare alla grande gara di ballo, incoraggiata dal gallo e dai suoi pulcini. Ma un nemico la minaccia, il Lupo Invisibile, che con ogni mezzo cerca di metterla in difficoltà. L’utilizzo degli animali come personaggi avvicina proprio i lettori più giovani. Gli amici di GalliNella rappresentano i papà e i bambini che ogni giorno accompagnano e rincuorano le mamme in questa condizione.

Sempre di Emanuela Nava, citiamo In un giorno di primavera TopoLina scopre la magia della neve.

Una storia delicata e commovente per affermare che comunicare è un diritto di tutti, anche se non si riesce a farlo con la voce. Un giorno, all’improvviso, l’ingresso della tana di TopoLina sparisce sotto il manto bianco. La piccola si sente smarrita. Dall’incontro con gli animali del bosco tutti impareranno che è possibile comprendersi anche al di là delle parole. Un albo incentrato sui valori della fratellanza e della solidarietà intesi come collaborazione e amicizia per abbattere le barriere fisiche.

Infine, menzioniamo tre storie illustrate di Luigi Dal Cin: Il deserto fiorito, Lo sguardo fragile, Il puzzle di Matteo. Sono testi adatti ad un pubblico adulto e con l’aiuto di insegnanti e genitori possono essere introdotti in classe per innescare un processo di riflessione.

Il deserto fiorito nasce dalla collaborazione con l’Associazione Uniti per Crescere ONLUS.
L’obiettivo dell’Associazione è quello di rendere migliore la vita dei bambini con problemi neurologici e quella delle loro famiglie, favorendone l’integrazione scolastica mediante il coinvolgimento consapevole di insegnanti, genitori, compagni di classe.

L’esigenza di presentare in modo chiaro e delicato queste tematiche ha dato vita alla Collana Uniti per Crescere di cui questo è il secondo titolo illustrato, in cui si racconta la storia di Davide, un bambino affetto dalla Sindrome di Angelman. Questo libro non solo riesce a spiegare le problematiche legate ad una malattia sconosciuta ai più, ma offre anche uno spunto di riflessione sui nostri preconcetti, le categorizzazioni e il potere benefico del sorriso.

Tutti i testi di questa collana raccontano dell’incontro di qualcuno con un bambino affetto da una sindrome particolare e la descrizione dei comportamenti ricalca effettivamente la sintomatologia tipica. Il protagonista è presentato positivamente attraverso i racconti delle persone che accanto a lui gli vogliono bene e sono offerti spunti di riflessione per imparare a comunicare e a gestire le situazioni di disagio. Similitudini e metafore descrivono la particolarità del protagonista, in ogni caso il bambino viene valorizzato come elemento prezioso all’interno della comunità.

«Mattia ha uno sguardo che sa prendere il punto di vista degli altri: è un bambino solare, speciale, una vera ricchezza per la nostra classe!» dice la maestra. È un bambino con la sindrome del cromosoma X fragile. Questo libro parla di lui e della necessità di rafforzare il nostro sguardo (Lo sguardo fragile), la nostra sensibilità. Quella sensibilità, per esempio, che gli fa dire alla maestra «Mi fa male la tua testa», con un’espressione che rende il grado di empatia di cui è capace. E il vigile Luigi, chiamato affettuosamente Gigile dai bambini e protagonista di un brutto incidente proprio fuori dalla scuola, illustra alla classe di Mattia il potere del gesto di una mano, capace di fermare un’intera colonna di macchine per far attraversare dei pedoni, mostrando come la forza non coincida con la prepotenza.

Il puzzle di Matteo racconta di una sindrome rara come quella di Prader Willi. Non è una storia nel senso in cui solitamente la intendiamo, che segue regole narrative precise e il codice della sequenzialità.  Due bambine si incontrano e spiegano al lettore quali sintomi manifesta chi è affetto dalla sindrome – dall’assenza di sazietà al ritardo psicomotorio – e quali gesti quotidiani possono aiutare a renderli meno fastidiosi. Un puzzle che alla fine si ricompone.

Conclusioni

Il quadro che emerge da questa panoramica mette in luce numerose criticità, nonostante sia un obiettivo primario delle politiche sociali quello dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, di cui la Legge n. 104 del 1992 ne costituisce il principale esempio, così come l’impegno preso dal nostro Paese con la ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Alcuni diritti non sono ancora garantiti come dovrebbero, «nel nostro Paese il principale strumento di supporto alle persone con disabilità e alle loro famiglie è rappresentato dal sistema dei trasferimenti monetari, sia di tipo pensionistico sia assistenziale. Permane, quindi, la carenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, questa scelta allocativa ricade inevitabilmente sulle famiglie che continuano a svolgere e a farsi carico della maggior parte delle attività di cura e di aiuto ai loro componenti in condizione di disabilità. La Convenzione delle Nazioni Unite ribadisce che la disabilità non è una condizione ineluttabile, solo frutto di problemi salute, ma è anche la conseguenza dell’interazione con un ambiente spesso ostile».

Uno degli strumenti principali per costruire una società davvero inclusiva, ponendo fine a discriminazioni, conflitti e pregiudizi e sensibilizzando tutti, è rappresentato dalla letteratura, in particolar modo, dalla letteratura per l’infanzia. La lettura condivisa di un albo illustrato può essere davvero un mezzo per educare alle emozioni. Ognuno può dimostrarsi nella società ostacolo o facilitatore del processo inclusivo che consente ad altri di partecipare attivamente a un determinato contesto sociale. Tutti possiamo fare la differenza, rendendoci accoglienti e allungando il nostro sguardo. È necessario partire dai giovanissimi, dai primi anni di vita per aprire una finestra su un mondo che appare ancora ostile e di cui si ha paura. Lettori dotati di chiavi interpretative varie saranno in grado di aprire ampie prospettive di lettura del reale.

Eleonora Persichetti

Giornalista, insegnante di francese, inglese e italiano nella scuola secondaria; specializzata nell’insegnamento ai ragazzi con DSA, è traduttrice presso Lionbridge e Tellus int.e scrittrice.

Referente della comunicazione per la Biblioteca Casa dei Bimbi di Roma e come Olp per Biblioteche di Roma (Roma Capitale). Direttrice responsabile di Ugualmente Abile News, docente presso la Rete Scuolemigranti, caporedattrice del portale smariamole.it, collaboratrice di alcune testate locali e nazionali come Fermata spettacolo, About Art, Montecarlo News.

NOTE

(1) Fonte ISTAT: https://disabilitaincifre.istat.it/

(2) 28 miliardi di euro, quasi tutti impiegati per erogare pensioni – Dati 2018, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane

(3) Questo è quanto emerge dal primo Rapporto Mondiale sulla Disabilità, elaborato congiuntamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Banca Mondiale

(4) A tal proposito si legga l’articolo Solitudine digitale su Il Sole 24 Ore https://lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/2019/07/08/solitudine-digitale/?refresh_ce=1

(5) Oxford 1942 – Cambridge 2018. Stephen Hawking, docente per trent’anni all’università di Cambridge, è considerato uno dei più brillanti fisici teorici del nostro tempo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri. Tra i suoi tanti libri di successo, il bestseller Dal Big Bang ai buchi neri

(6) Lo rileva un nuovo rapporto globale sull’equità sanitaria per le persone con disabilità dell’Oms, fonte https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1670255154.pdf

(7) La condizione delle persone con disabilità in Italia, fonte https://www.osservatoriosullasalute.it/

(8) Obiettivo 5, Parità di genere, dell’Agenda 2030; obiettivo 3, Salute e Benessere; obiettivo 8, lavoro dignitoso e crescita economica; obiettivo 16, pace, giustizia e istituzioni solide, dell’Agenda 2030

(9) Rodolfo Cattani, persona cieca dalla nascita, ha speso gran parte della propria vita in difesa dei diritti delle persone cieche e ipovedenti e in generale di tutte le persone con disabilità. Già a lungo direttore generale della Biblioteca Italiana per i Ciechi Regina Margherita di Monza, ha ricoperto varie cariche, sia in sede nazionale che locale, all’interno dell’UICI, impegnandosi inoltre anche in ambito internazionale, con il Forum Europeo sulla Disabilità, l’Unione Mondiale dei Ciechi e l’Unione Europea dei Ciechi di cui era Presidente

(10) Per questa funzione degli albi illustrati, si veda Bernardi, S. (2016), Letteratura per l’infanzia e alterità. Incanti, disincanti, ambiguità, tracce, Franco Angeli editore

(11) Cambi F. (2013), Letteratura per l’infanzia: per una lettura complessa della sua testualità (e della critica), in F. Bacchetti (a cura di), Percorsi della letteratura per l’infanzia. Tra leggere e interpretare, Bologna: Clueb (pp. 3-4)

(12) Per una trattazione più ampia delle funzioni dell’albo illustrato, si veda Giuliani E., Persichetti E. (2023), L’albo illustrato: strumento di relazione, condivisione e inclusione: Esempi di progetti formativi, EAI edizioni

(13) Cambi F., p. 64

(14) Raimondi E. (2007), Un’etica del lettore, Il Mulino, p.13

(15) Cfr. Batini F. (2021), Ad alta voce, la lettura che fa bene a tutti, Firenze, Giunti Universale Scuola, p.32

(16) Cfr. Giuliani E., Persichetti E. (2023), pp. 29–34

BIBLIOGRAFIA

Batini F. (2021), Ad alta voce, la lettura che fa bene a tutti, Firenze, Giunti Universale Scuola

Bernardi, S. (2016), Letteratura per l’infanzia e alterità. Incanti, disincanti, ambiguità, tracce, Franco Angeli editore

Cambi F. (2013), Letteratura per l’infanzia: per una lettura complessa della sua testualità (e della critica), in F. Bacchetti (a cura di), Percorsi della letteratura per l’infanzia. Tra leggere e interpretare, Bologna, Clueb

Dal Cin L. (2015), Il deserto fiorito, Kite edizioni

– (2015), Il puzzle di Matteo, Edizioni Lapis

– (2017), Lo sguardo fragile, Edizioni Lapis

Giuliani E., Persichetti E. (2023), L’albo illustrato: strumento di relazione, condivisione e inclusione: Esempi di progetti formativi, EAI edizioni

Nava E. (2018), Una formidabile gara di ballo, Carthusia

– (2018), In un giorno di primavera TopoLina scopre la magia della neve, Carthusia

Nijssen E. (2009), Laura, Clavis

Raimondi E. (2007), Un’etica del lettore, Il Mulino

Taini M. (2018), La bambina che andava a pile, Uovonero

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