Introduzione Molina Palmas
Seduti uno di fronte all’altro tanto a specchio quanto all’alternanza della narrazione condivisa, come direbbe Freud “ portare la peste nel discorso e nella pratica della casa del sapere, vale allora “mamma é una stronza”, il grembo universitario, così l’animatore mette in gioco la legge del padre, così il gruppo per l’altra terapeuta diventa essere vivente e dunque non essere da crescere, la coppia tra studenti studiosi con politico annesso, animata dalla spinta propulsiva passa dal sintomo di curare al desiderio di prendere cura dell’altro nel motore della formazione continua-mente, così il legame conviviale del ritrovarsi adulti può tornare al grembo universitario col nuovo che avanza e pone la direzione della cura nel registro della spregiudicatezza, come dice Lacan, ovvero senza pre-giudizi, dunque la coppia pratica con l’intelligenza consistente e non con l’intelligenza artificiale, là dove si compone il superare il freddo oggetto d’uso da ciò che c’è ancora da riscaldare bene.
Primo gruppo Pagliarini Pascucci
Il gruppo, attraverso il primo discorso, va là dove deve andare ovvero frattura/stampella/supporto/sopporto, così non tutto il male vien per nuocere, come dice Lacan «saperci fare col sinthomo», va sottolineata la posizione dell’animatore che comincia in piedi l’ascolto e lo fa girare muovendosi da una parte all’altra, materiale di discorso che viene consegnato in gruppo e l’animatore fa sedimentare anche per se stessa, fino ad arrivare attraverso la parola piena al fondo dell’emozione-emozionata, con tutti i rischi della celebrazione ovvero come dice l’etimo, un concorso là dove il significante di scorrimento è decorso che è il muoversi verso, l’animatore accoglie ma si crea un modo di saturazione?, così l’appello di una delle partecipanti, nel ricordo collegato, è “quando vennero a fare lo psicodramma” e lo psicodramma ha desiderio di giocare, di mettere scene al centro del gruppo, una rivoluzione viene detto in modo chiaro ovvero un dispositivo che domanda e afferma quel “che fare” della vera rivoluzione, ecco allora il gioco dove non certo per forma ma per sostanza, ma perché “qualcosa che copre” resta appesa ad una sedia?, l’auto-trasporto tra chi conduce e chi è condotto dove il significante è come arrivare a diventare auto-mobile, chiede l’animatore «andava così?», perché c’è altro che dovrebbe andare altrove?, cerimonia ovvero troppo culto dentro il gioco così da farci pensare se veramente il gioco è andato là dove doveva andare, dunque l’animatore è alla fermata o c’è qualcosa che fa nodo tra l’una e l’altro, chi guida , conduce, anima è tassista – leggi: gravato dal tasso di qualcosa – o si compone come transfert ovvero uno tutto solo che autorizza l’altro a passare dalla domanda sintomatica al desiderio di esser-ci, la sintesi sulla parola che conta è quando l’animatore interviene dicendo “due spazio-tempo che si incontrano” e il discorso si ri-compone tra transfert orizzontale e transfert verticale, così per riprendere qualcosa dell’incipit del supporto-sopporto, pur se i conti sono sempre difficili da far tornare, arriviamo al “se porto me stesso nell’altro, mi moltiplico e alla pari mi divido” così da ritrovarmi come Uno che può saperci essere per saperci fare, melos e crucis, è tempo di osservare: la coppia è allora un po’ tutto e un po’ distonica come coppia terapeutica, libertà e confine dove una volta veniva detto e ancora oggi si deve, si può, si vuole dire «ha qualcosa da dichiarare?», la chiosa «mi fermo qui» è ciò che certifica che l’inizio è sempre qualcosa che mette insieme anche la coppia terapeutica.
Introduzione Guarini Linciano
Dove andiamo con questa traccia?, se squadri ti scornici, se inquadri allora vedi, comprendi, concludi, vedi che abbiamo compreso che per concludere dobbiamo giocare pure noi, fine della squadra, incipit in gruppo, uno svelamento della coppia che tra il vado via e/o il vengo mandato via, pone il nodo che proprio là dove si vuole chiudere si apre altro scenario, la modifica del giocare e alla pari il giocare attraverso la modifica, forse il bordo che permette nella psicosi, di metterla in scena?, andiamo dunque avanti dato che ogni soggetto si soggettivizza nel dire qual è il soggetto del suo oggetto esistenziale, ed ecco il significante basico ovvero la MANCANZA che può essere detta se si ridefinisce il confine fra il vuoto e il resto, il gruppo così si annoda e rende la coppia terapeutica una che ci sa fare col nodo borromeo che riordina il Reale/Simbolico/Immaginario.
Secondo gruppo Tabernè Obbili
«Volete portare qualcosa di voi?» dichiara alla lettera o è provocazione per dire al suo rovescio «Volete togliere qualcosa di voi, portandovi in gruppo?», appunto perché si sogna il losco individuo con arma che non si arma, di cosa mi vuole derubare?, così il collegamento ad anello forse più come striscia di Moebius, va verso Modigliani – “mo’ degli anni” sono passati – ed io sono ancora dolescente o oramai maestro di me stessa?, discorso che corre trasversalmente nella pancia del discorso di oggi, se dolore ascolto se maestro sento?, così la parola soglia è significante che pone una quadratura del cerchio, l’animatore che fa circolare è vigile o ausiliario del traffico che compone la seduta in gruppo?, trattasi di osare oltre il rischio sanzionatorio perché ciò che conta, e lo psicodramma è testimone totale, è l’antidisciplina del consenso nell’ambito della direzione della cura, si dice se si sta esagerando circa il sentire e stiamo depauperando l’ascolto di cui l’animatore è depositario?, si sta scappando dal nevrotico allo psicotico e ritorno, dal gruppo?, è tempo di giocare e il sogno è la margherita del m’ama non m’ama che è fin troppo in mostra coscientemente, lo vedi che il prezioso es-pone ovunque uno, sia pure dove è abitato, il maestro e margherita, ma guarda te che devo mettere in scena per togliermi ‘sta fede smeraldo per poter andare col mio desiderio fino a-mare e fidarmi della mia casa abitabile, va bene, ci fermiamo perché il tempo è tiranno dice chi anima ed emerge l’ombelico del sogno, dunque va bene che ci fermiamo ovvero la coppia terapeutica è composta di caratura o è scomposta quando agisce armandosi verso l’altro e pare senza colpire?, dunque il doppio risuona ma non deve stonare perché rubare è saper inanellare qualcosa del mestiere ma alla pari sottrarre all’altro a mestiere.
Osservazione: appartenenza ed azzardo che come miscela apre nuove porte, con l’angoscia di essere sempre derubato, mai una gioia, perché la direzione della cura nella coppia terapeutica è sempre un gioco fra uno che “guardia” e uno che “astuzia” perché si mostri nell’altro il gioiello soggettivo.
Introduzione Pascucci Bruni Salvatore
Ufficialmente non ho fatto la tutor come a dire che ho fatto il +1 che ha vegliato sulla coconduzione mettendo in gioco come dice la Dolto una solitudine felice, ma il gioco è oramai azzardo mortifero e non più rischio ludico, il vuoto senza resto che ha finito per tagliare il corpo consumandolo, mettendo così l’anima nella scheda del gratta e vinci, il covid così l’ha fatta da padrone dove il famoso “andrà tutto bene” ha sancito dopo, attraverso la connessione, di proclamarsi copernicani del proprio sintomo tolemaico ovvero universi singolari dentro la rete universale che omogenizza oggetto e soggetto e viceversa, scala di misura per fare la differenza?, giochi e ridono, rido e giocano poi vado a casa e penso, dalla sostanza solubile alla sostanza consistente dove l’altro non lo assumo ma ci lavoro insieme, e su questo nulla è da regalare perché altrimenti non ti regoli più fra grembo materno e nome del padre, la dipendenza corre veloce ma la sua possibile verità-vera cammina lenta, per evidenziare che non è un vizio ma il non essersi mai svezzato attraverso la parola e il discorso che ne consegue, ma al rovescio di ripetere di “giocare all’infinito” con la maniglia della slot machine che propone e ripropone sempre le stesse tre immagini ovvero pappa/cacca/ninna, così si è proposto di uscire da tale casino/casinò per proporre una condizione e una pratica concisa ovvero come dice l’etimo il “darci un taglio” e dunque mettere in parallelo pensare e curare senza confonderli col sistema binario, che come dice la canzone è sempre triste e solitario.
Terzo gruppo – Fortuna Scepi
Di cosa stiamo parlando per andare avanti, per non rimanere indietro, pare sia una questione di linguaggio che sosta ma di certo non osta allo sconosciuto ovvero l’inconscio che parla anche sempre per enigmi, c’è di mezzo come ha sottolineato Lacan la fonetica, dunque parla come vuoi, come puoi, come devi per te ma è l’inflessione, il suono del detto che mette su un piatto di senso il non-detto che c’è nel profondo, tu parli veloce ma ti impoverisci per essere smart leggi: abile – ed io ti rimando di essere complex così ti accosti a ciò di cui non hai più abilità, e il gioco che concisa nel dare un taglio?, di certo l’animatore assembla un discorso con l’altro ma deriva del di-battito mette in campo pulsazioni assembleari, si sta istituzionalizzando il cammino del gruppo?, e l’animatore guizza il gioco del “non capisco di che parli” e la messa in scena passa al tagliarsi come praticabile, scegliere l’altra e si dice “è il presidente” ma ciò è mare aperto, dunque riordino con la Marina che ci mette il faccia a faccia, «mi volevo tagliare e tu come tagli sul mio taglio?», forse troppa simpatia sullo stai meglio che conclude nello stare ognuna nelle mani dell’altra, mi aspettava o mi spetta perché lo dice solo a me?, l’animatore ristabilisce i tempi della direzione della cura nell’affermare che il tempo tiranno è un godimento che taglia il desiderio come tempo civilizzante, dunque poco centro di didattica e molta marginalità che compone senso.
Osservazione: si vede qualcosa dentro il gioco tra il nome ri-composto e il nome della realtà, “touché” che invece ha messo in scena il toccarsi per davvero e la conseguenza di verità è che più la dici e più la dici mai, si chiude sul fatto che il desiderio ha comunque un prezzo che fa da tramite come giusta distanza tra colui che dice e colui che ascolta, e la coppia terapeutica ci consegna mirabilmente come nello stesso scenario possono esserci ascolti diversi che permettono al gioco infiniti svelamenti, i Lemoine docent.
Mauro de Angelis
Psicoanalista, psicodrammatista, Didatta SIPsA

