Un ricordo personale
Descrivere quali sono le dinamiche che intercorrono nella relazione tra i due psicoterapeuti che conducono, insieme, un gruppo di psicodramma analitico non è cosa semplice anche perché c’è poca letteratura in merito. Mi sono chiesta da dove iniziare e mi è venuta in mente la prima volta che ho partecipato ad una seduta di psicodramma analitico. Era il 1988, il gruppo si svolgeva a Bari in tarda serata, quindi dovevo affrontare un viaggio per raggiungere Bari da Taranto.
Quando sono arrivata mi sono ritrovata in un posto che sembrava un antro dantesco: bisognava scendere verso il basso per raggiungere una grande stanza in penombra, la discesa negli inferi.
È stata questa la prima impressione e tra l’altro c’erano già una decina di persone sconosciute in circolo ma, piacevole sorpresa, la coppia di terapeuti mi ha suscitato serenità e fiducia: un uomo dall’aspetto gentile e rassicurante ed una donna molto imponente ed autoritaria, ma con grande intuito analitico.
Per me nel tempo è stata un’esperienza molto importante e trasformativa perché finalmente potevo ricomporre dentro di me la coppia genitoriale, quella coppia che era mancata nella mia vita di orfana di padre.
Quindi non solo e non sempre un materno all’ennesima potenza, un materno soffocante e soverchiante, ma potevo finalmente confrontarmi con la legge e la parola del padre che, in quel contesto, mi ha spesso rassicurata e mi ha aiutata a fare i conti col mio desiderio.
Ho incominciato con questo mio ricordo perché, ripensandoci dopo tanti anni, mi sono resa conto che quella voce di Padre, che mi era mancata, mi ha condotta nel tempo all’incontro con il mio uomo e alla bellezza dell’esperienza di essere madre.
Il sesso dei due psicoterapeuti
Prendendo spunto dalla mia esperienza personale mi è sorto un interrogativo: «Cosa cambia per il gruppo se i due terapeuti sono di sesso diverso oppure dello stesso sesso?».
Come dice Renè Kaes: «Tutte le rappresentazioni del gruppo come corpo o come parti del corpo sono connesse con uno scenario fantasmatico attraverso il quale il soggetto si rappresenta l’origine e il destino della sua concezione, della sua nascita, della sessualità e della differenza tra i sessi. I fantasmi originari hanno delle proprietà gruppali in quanto articolano, rappresentano e mettono in scena, in un modo che è al tempo stesso individuale e collettivo, personalizzato ed anonimo, un insieme coerente di relazioni e di processi tra oggetti psichici, un’organizzazione distributiva e permutativa di posizioni e di valori polarizzati da opposizioni pertinenti: desiderio-difesa, interno-esterno, assenza-presenza, passività-attività». Nel gruppo infatti si riattivano i fantasmi che concernono il corpo per quel che riguarda la sua origine, il suo senso e i suoi sensi, il suo destino e le sue relazioni con gli altri corpi, producendo transfert orizzontali con i corpi in cerchio e transfert verticali con i due corpi dei terapeuti uno dei quali è in movimento, è un corpo parlante visto e non visto, l’altro è un corpo fermo e silenzioso. Non c’è Gruppo che non sia, come il corpo, marcato dal desiderio dell’altro, per la sua identificazione e per la sua identità.
Nello psicodramma analitico così come in analisi non dovrebbe contare il sesso del terapeuta, né il suo status o la sua storia personale, però non possiamo non considerare che abbia un nome e, soprattutto nello psicodramma, ha un corpo che è sessuato, vecchio o giovane, grande o piccolo, grasso o magro che può comportare per ogni paziente una maggiore o minore facilità ad esporsi con un determinato terapeuta in connessione sia con le richieste dell’ideale dell’Io e sia con il corpo pulsionale del terapeuta. Aspetti questi che appartengono al registro dell’immaginario ma che condizionano il transfert verticale. Come dice Freud il curante in senso lato viene inserito in una serie di imago attraverso le quali si è costruita la struttura dell’io del paziente e si è articolata la sua storia.
Nel gruppo di psicodramma si intrecciano le storie dei pazienti con le storie dei due psicoterapeuti che per essere arrivati a condurre un gruppo insieme avranno dovuto, ci si augura, confrontarsi con la loro storia, con la loro formazione, con il loro desiderio. La scelta del partner con cui co-condurre può avere motivazioni che vanno dalla conoscenza reciproca, dalla stessa storia formativa, dallo stesso desiderio di sperimentarsi sul campo.
Rispetto a questa scelta c’è un immaginario che va infranto, come dice la Tagliaferri: «l’altro, comunque sia stato incontrato, non è qualcuno che già c’è e che si tratta di raggiungere, di comprendere, bensì qualcuno che non c’è ancora, qualcuno che non c’è mai come lo immaginiamo, qualcuno che non rappresenta solo l’alterità ma l’inappropriabile, nella coppia l’altro è un misto di affinità, reciprocità e asimmetria». Ma cosa accade se nel momento in cui ci si ritrova a condurre un gruppo insieme si coglie che quell’affinità che si immaginava ci fosse non si sperimenta nel contesto della conduzione insieme, cioè essere in coppia presuppone aver risolto in primis la propria soggettivazione altrimenti ci sarà uno dei due che si appoggerà all’altro nella difficoltà di esprimersi nel suo modo di essere. Come si fa a essere coppia se nel vissuto di uno dei due c’è la fusionalità con una madre o ancor peggio il rifiuto di una madre fragile ed incapace. Tra l’altro la coppia terapeutica in funzione dei propri fantasmi, provoca nei partecipanti al gruppo l’attivazione di fantasie rimosse così come le problematiche del gruppo possono evocare negli psicoterapeuti dei fantasmi inconsci che avranno poi bisogno di essere analizzati.
L’intreccio di tutti questi elementi rende la posizione dello psicodrammatista alquanto delicata a causa di una complessità di transfert e controtransfert con il gruppo e tra di loro.
Il fatto poi che i terapeuti siano due e che la funzione dell’animazione e dell’osservazione siano assunte alternativamente dall’uno/a o dall’altro/a costituisce una ulteriore possibilità di mutamento dell’immagine che ciascuno dei partecipanti tende a costituirsi del gruppo. Nell’alternarsi di queste due funzioni animatore ed osservatore affrontano i loro fantasmi reciproci: la modalità di conduzione dell’uno e dell’altro ed anche quella di osservazione possono scontrarsi con dei nodi irrisolti dei terapeuti stessi. Tutto ciò richiede un continuo confronto e lealtà reciproca nel comunicarsi problematiche, difficoltà, punti di vista diversi ed anche la possibilità di un ascolto analitico diverso.
La co-terapia può rappresentare un intervento terapeutico efficace la cui chiave di volta sta fondamentalmente nella relazione tra i due terapeuti che con onestà ed etica professionale dovranno interagire comunicandosi i loro sentimenti, emozioni, difficoltà ed anche criticità.
Essi sono modelli di comportamento di coppia tra pari e come tali non c’è la necessità che essi siano dello stesso sesso, ma piuttosto che siano etero (dal greco héteros: diversi) appunto nel senso di quella diversità che diventa possibilità di confronto e scambio reciproco oltre che riconoscimento delle singole specificità, ma anche delle affinità.
Per fare coppia nel senso che abbiamo appena sottolineato occorre inoltre che ognuno abbia raggiunto un buon livello di soggettivazione che gli consenta di poter stare sotto lo sguardo dell’altro (osservatore) senza che il suo Io Ideale vada in frantumi.
Lo sguardo, elemento di grande rilievo nello psicodramma analitico, non è solo quello rivolto al gruppo o tra i partecipanti nel gruppo, ma anche quello che l’osservatore rivolge a colui che anima e può essere, come dice Lacan «lo sguardo che ci include in quanto guardati nello spettacolo del mondo». Questo sguardo riferito al transfert tra i due terapeuti non ha solo una funzione illusoria, ma anche una funzione conoscitiva e di scoperta di qualcosa nell’altro/a che non convince , che non è come credevamo che fosse, che delude le nostre aspettative di coppia ideale o, direi meglio, idealizzata, determinando quindi difficoltà di prosecuzione nel lavoro del gruppo, con la conseguenza che determinate manifestazioni di incomunicabilità tra i terapeuti possano produrre nei partecipanti al gruppo un transfert di inaffidabilità e di aggressività fino all’impossibilità di portare avanti in maniera serena ed efficace il lavoro del gruppo che il più delle volte finisce per sciogliersi.
M. Novella Basile
Bibliografia
Croce E. B. (1990), Il volo della farfalla, Borla, Roma
– (2001), La realtà in gioco. Reale e realtà in psicodramma analitico, Borla, Roma.
Kaes R. (1983), L’apparato psichico dei gruppi, Armando ed., Roma
Tagliaferri C. (2020), Introduzione. Costruzione della coppia analitica nella conduzione del gruppo. Seminario «Immagine e Rappresentazione».
Tedaldi S. (2020), Piaceri e dispiaceri nell’essere in due. Seminario «Immagine e rappresentazione»

