di NICOLETTA BRANCALEONI

ORIZZONTI IMMAGINATIVI POSSIBILI. La psicologia analitica dell’età evolutiva nel terzo millennio.

Stefania Baldassarri, Maria Claudia Loreti (a cura di)

Moretti e Vitali, Milano, 2023

Mi sono trovata “sincronicamente” a leggere negli stessi giorni ORIZZONTI IMMAGINATIVI POSSIBILI e La casa del mago di Emanuele Trevi. Due libri in cui fa da sfondo un personaggio molto vicino e molto lontano nel tempo e nello spazio: Carl Gustav Jung.

Per molti giorni ho pensato a Jung, una full immersion più o meno diretta sul suo pensiero; e una parola di sintesi mi viene alla mente: coraggio. Coraggio di entrare dentro alle cose, agli accadimenti dell’esistenza, ad affrontare la quotidianità in modo non troppo usuale, pur attenendosi al rispetto delle regole della vita.

Il testo in cui Emanuele Trevi, figlio di Mario, colonna portante dello junghismo in Italia, narra di suo padre è una boccata d’aria fresca e pulita che ci fa molto pensare e molto divertire. Una lettura davvero consigliabile per la grazia e l’armonia che lo contraddistinguono.

ORIZZONTI IMMAGINATIVI POSSIBILI, ci induce a riflessioni di ben altro tipo. Le esperienze professionali riportate, i casi presi in esame riguardano preminentemente l’approccio terapeutico rivolto all’età evolutiva.

Un libro “serio”, scritto a più mani da analisti junghiani e curato da Claudia Loreti e Stefania Baldassarri.

Perché serio? È l’impressione che provo avanzando con le pagine. Ogni autore sembra assumersi una forte responsabilità rispetto a quanto scrive. In fondo, sugli argomenti di cui qui si tratta, sono stati scritti fiumi di pagine. Ma in questo testo emerge un “credere” forte, efficace rispetto a quanto si scrive, preceduto dall’aver creduto – prima – in quanto si è fatto rispetto alla cura dei giovani pazienti.

Questo emerge con intensità nel capitolo di Nagliero e Demaria, dedicato all’adolescenza; vengono presentate stime e dati veramente sconfortanti rispetto al disagio adolescenziale. Eppure la terapia con gli adolescenti è descritta in una prospettiva fiduciosa, come possibile e importante supporto attraverso la creazione di uno «spazio di incontro “libero e protetto” (D. Kalff) in cui viene messa in gioco».

Altra impostazione interessante è quella descritta nel capitolo di Baldassarri e Catino dedicato ai problemi del Neurosviluppo in cui l’accento cade sui disturbi dello spettro autistico, che sono un fenomeno di cui molto si parla e chi si rivolge al mondo infantile, scolastico e terapeutico, sa che le terapie in auge sono esclusivamente di tipo rieducativo, orientate a condizionare comportamenti prefissati. In questo lavoro, invece, la prospettiva di cura e la presa in carico di tutta la famiglia sono considerate fulcro dell’intervento, degli aspetti emotivi di tutti i componenti. La differenza la fa proprio la posizione teorica di partenza: «Mettere da parte la propria soggettività per dare spazio e accoglienza a contenuti spesso carichi di angoscia, aspetti molto primitivi, proiezioni somato-viscerali, non verbali […]. Stati con cui è difficile restare in contatto e durante i quali la tentazione di allontanarsi ci aiuta a capire le reazioni difensive che bambini e genitori hanno dovuto mettere in atto…».

È una guida importante ai fini terapeutici anche il primo capitolo di Francesco Montecchi che ci offre un utilissimo excursus di “una” terapia: dal primissimo momento (la telefonata che si riceve, in questo caso da un genitore) fino alla sua conclusione; un breve e pratico strumento di guida.

Come ho affermato inizialmente, rispetto a Jung e al coraggio, beh, posso dire che questo libro è segnato dal coraggio.

Infatti, nella prassi terapeutica, ci vuole coraggio:

  • Per lavorare nelle istituzioni pubbliche che, come sappiamo, offrono tanti problemi e tante soddisfazioni, molto rafforzati all’interno delle strutture per l’età evolutiva
  • Per trattare situazioni molto complesse in cui i fattori individuali, in età evolutiva, non possono mai essere separati dalle dinamiche e dalle problematiche familiari
  • Per proporre all’interno dell’istituzione sperimentazioni in cui il numero delle sedute è stabilito a priori (capitolo di M.C. Loreti)
  • Per restare fedeli al proprio modello teorico, nel senso che è fondamentale tenere in considerazione non soltanto i processi cognitivi e coscienti, ma considerare l’essere umano seguendo fino in fondo Jung, restando fedeli alle profondità dell’essere umano. E sappiamo quanto tutto ciò si piuttosto controcorrente, considerando le varie Linee Guida che provengo dall’alto in ambito psicoterapico.

Ma, spero che non si offendano gli autori altri, il capitolo più “coraggioso” è quello dal titolo Psicosomatica in età evolutiva in cui Stefano Marinucci tratta, in breve, la storia dell’approccio psicosomatico ai disturbi organici, per arrivare a raccontare le storie di bambini e ragazzi malati oncologici.

Ovviamente molto toccanti sono queste storie, che hanno esiti diversi, ma mi ha catturato soprattutto il riconoscere i discorsi e le teorie portate avanti per molti anni dal nostro professor Claudio Modigliani sulla psicosomatica.

Marinucci attesta con chiarezza e determinazione la connessione tra il funzionamento della psiche e l’emergere di malattie devastanti quali possono essere i tumori. Con coraggio scrive:

«La non accettazione della propria individualità, della propria singolarità, la rinuncia all’eteroaggressività trasformano in senso autodistruttivo, perché, abbassando il livello delle difese, gli impediscono di eliminare le cellule embrionali impazzite. La regressione dalla sfera dell’immaginario si trasferisce a livello cellulare».

Ci vuole coraggio, nella vita, ma non a leggere questo libro. Ogni capitolo (sono ben tredici, divisi in tre sezioni) presenta un argomento diverso, trattato sempre con grande “serietà” ed accuratezza. Un insieme di esperienze e riflessioni che compongono un unicum interessante e, soprattutto, rispettoso in ogni sua pagina dell’individuo di cui ci si prende cura. Come ho affermato, un libro “serio”, e coraggioso.

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