di PAOLA MALQUORI

Marco Steiner

La nave dei folli, un diario di bordo

  1. Marcianum Press, 2022

 

Il libro di Marco Steiner, La nave dei folli, un diario di bordo, ed. Marcianum Press, è un romanzo che ci fa continuare il viaggio cominciato sull’isola di San Servolo, abitata per anni dagli isolati della società, i folli, e da chi se ne prendeva cura, quel viaggio che Marco Steiner inizia a raccontare nel libro precedente Isole di ordinaria follia. Impossibile fermare la follia, come ci ha dimostrato Basaglia. La chiusura dei manicomi della legge 180 ha portato all’apertura di quei cancelli in cui si chiudevano le paure e le fragilità di quei soggetti meno adatti a sopportare le sofferenze della vita, fragilità rinchiuse in una scatola su cui era apposta un’etichetta. Ma aprendo questa scatola, come fosse uno scrigno prezioso, e seguendo questo movimento di apertura, possiamo cominciare a leggere il romanzo. Il manicomio di San Servolo si chiude nel senso che se ne aprono i cancelli e alcuni dei nostri folli, di cui avevamo letto le storie in Isole di ordinaria follia, salpano sulla Nave guidata da Indio. Guglielmo, Mario, Petar, Lilith e Elisa, le due figure del femminile, sono i compagni di viaggio che permettono a Indio di arrivare a destinazione ma non di fermarsi. Si naviga nel mare della vita per imparare ad amare la vita per quello che è, una contingenza tinta di necessario. Impossibile fermare la follia, ma con un po’ di coraggio si può salpare con essa, ancorarsi e poi ripartire, imparando a essere meno in balia dei flutti, seguendo l’adagio leopardiano: «e il naufragar m’è dolce in questo mar…». La poesia confina con la follia, Marco Steiner lo testimonia quando nella sua scrittura emergono all’improvviso versi poetici, perché solo la poesia può rendere il suono dei movimenti dell’animo, sia quelli di chi scrive la storia sia quelli di chi vive la storia. Solo la poesia può rendere la voce a queste storie di ordinaria follia. À suivre

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