TINA QUARANTA

Gennie e Paul Lemoine
Lo Psicodramma
Elaborato da Gennie e PaulLemoine
Poiesis editrice, 2022

Questo libro nasce dal desiderio di Antonia Guarini, psicoanalista e psicodrammatista, scrittrice ed instancabile formatrice delle nuove generazioni di psicodrammatisti, di rendere omaggio a Gennie e Paul Lemoine, fondatori dello Psicodramma freudiano, approdati in Italia negli anni ‘70, su richiesta del Ministero di Grazia e Giustizia, in qualità di formatori per gli operatori professionali impegnati nelle strutture manicomiali.

I coniugi Lemoine ritornano in occasione di alcuni convegni organizzati in Puglia, luogo d’incontro di un gruppo folto di colleghi che condividono la passione per lo Psicodramma e qualcosa si tramanda, da una generazione all’altra, in una logica costruttiva la cui impalcatura è rappresentata dal desiderio di calare la clinica in un tessuto sociale sempre più complesso.

È proprio con questo obiettivo che il testo originale, scritto dai Lemoine e tradotto in questa edizione, risulta estremamente contemporaneo poiché, se nella formulazione originale, il gioco costituiva la possibilità di richiamare l’assente oggi può richiamare l’altro nella sua presenza, di corpo e di parola.

Il testo è ricco di intrecci tra teoria e clinica e fornisce indicazioni e spunti metodologici essenziali alla pratica dello psicodramma ed alla ricerca teorica continua.

La complessità si evince dal desiderio dei Lemoine di esplorare lo psicodramma dal punto di vista teorico, clinico, antropologico e sociale e dalla possibilità di analizzare i diversi contesti applicativi: nelle coppie, in gruppi di lavoro, con pazienti psicotici e nella psicosomatica.

Nelle origini teoriche del gioco del rocchetto, di memoria freudiana, risiede quella che De M’Uzan chiama la “funzione di rappresentazione” per cui si può accettare la separazione senza restarne distrutto e qualcosa che scompare può ritornare, attraverso il gioco, proprio come nello psicodramma in cui gioco e rappresentazione rappresentano strumenti di cura.

L’Io ideale copre il terrore del soggetto per il proprio desiderio ma gli sguardi degli altri pazienti in gruppo rompono lo specchio, l’unità del soggetto è garantita dalla parola e dalla voce. Il linguaggio introduce la rinuncia e l’assenza. La rappresentazione, nel gioco, mette in scacco la ripetizione.

Nel gruppo, l’identificazione è ciò che permette di riconoscersi nell’altro, poiché simili e distinti, ed apre l’accesso al buco fantasmatico.

Il transfert non è solo verticale, con il terapeuta, ma è anche orizzontale, con tutti gli altri pazienti in gruppo, in cui il ruolo definisce la relazione di un individuo con l’altro. I ruoli chiave vengono descritti nel testo dei Lemoine, in modo dettagliato: il leader, il voyeur, il san Bernardo, la star e l’escluso, il capro espiatorio, il contestatore ed il sabotatore, il doppio ed il terzo escluso. In ogni caso, l’Io ausiliario è chiamato a giocare, dall’attore principale, per interpretare il ruolo di un personaggio sconosciuto, sulla base della descrizione ricevuta…esiste un copione ma esiste anche uno scarto e nel passaggio dall’imitazione all’identificazione è possibile interrompere la coazione a ripetere di colui che porta un frammento della sua vita e che non può che leggere, fino ad allora, gli eventi in modo ripetitivo.

Proiezioni, nella scelta di coloro che giocheranno ed identificazioni fondano il tema del gruppo ed il terapeuta tesse e restituisce il filo del discorso, assume su di sé e resiste all’aggressività espressa dai partecipanti al gruppo: gli attacchi s’infrangono contro la forza del padre, ciascuno allora può rivivere, in seno al gruppo, il proprio Edipo e, riscoprendolo, trovare una soluzione alla propria angoscia di castrazione. Il discorso del gruppo, infatti, riattiva la situazione edipica ed il corpo, messo in gioco, non mente: tutti lo possono vedere ed ognuno si può identificare al “tratto unario” dell’altro … il gioco rivela!

Lo psicodramma garantisce due livelli di interpretazione: quello del gruppo che si produce a livello dell’identificazione e quello del terapeuta a livello del desiderio e del fantasma. Spetta a lui mostrare al soggetto il suo ruolo e rivelargli il suo desiderio, mostrargli quanto questo ruolo sia alienato al desiderio dell’altro ed all’immagine che il soggetto vuole o crede di essere. Aiuta il soggetto a situarsi…un altro modo di liberarlo dalla tendenza inconscia a ripetersi.

La versatilità dello strumento psicodrammatico permette nessi associativi con la Politica, la Religione, la

Società. I Lemoine affermano che qualunque ordine (religioso, morale o politico) è sempre un’illusione offerta, un rifugio pronto per chi non osa assumere il proprio desiderio che consiste nel saper dire di no, in primo luogo. Lo psicodramma è questo no detto al desiderio di un altro; il desiderio freudiano è una mancanza, un buco e lo psicodramma libera questo desiderio solo per mostrargli la sua assenza di oggetto reale…in tal senso non è una psicoterapia gratificante ma opera attraverso il taglio e nelle istituzioni, definite da Oury “i piccoli regni”, questo taglio permette il disgelo dei rapporti autoritari, in cui governa il Super-io dal grado più alto a quello più basso.

Come in un rituale religioso africano, di alleanza e fondazione, il N’Doep, risuona in modo potente, il discorso del gruppo perché è proprio quando il soggetto parla di sé che aiuta maggiormente gli altri in difficoltà…ciascuno vive lo psicodramma come il N’Doep e, grazie alla sua partecipazione ed alla sua presenza fisica, diventa terapeuta per l’altro. È centrale, dunque, il corpo ed il rituale ha la stessa funzione ripetitiva delle sequenze del gioco del fort-da. Solo coinvolgendo il corpo si può esercitare un’azione terapeutica sull’inconscio e modificare la costellazione immaginaria di un soggetto.

Al contempo, lo psicodramma, in quanto rivoluzionario poiché luogo di desiderio e di libertà, ha bisogno di un campo delimitato. A tal proposito i Lemoine scrivono che i gruppi di terapia sono pochi e ristretti per numero di partecipanti, sono limitati, chiusi, artificiali per principio e sono limitati nel loro oggetto che è terapeutico. Come sottolinea Bataille, un desiderio messo in totale libertà condurrebbe il mondo ad una società di “consumazione” incompatibile con la sopravvivenza dell’uomo stesso. Il gruppo di psicodramma deve condurre il soggetto in un cammino per ritrovare il suo desiderio.

Ma è possibile un gruppo di psicodramma senza l’aggressività? L’aggressività è una potenzialità, un’intenzione del soggetto, unita all’Eros e ben differente dall’aggressione in quanto azione e dalla pulsione di morte che si compie con la distruzione. Ha come fine l’allentamento delle tensioni.

L’aggressività è un modo di entrare in relazione con l’altro e nel gruppo di Psicodramma, diviene possibile ritrovare alcuni momenti di questa relazione. Tra le fasi d’individuazione e d’identificazione, il gruppo conosce una fase di confronto diretto in cui i soggetti riproducono i comportamenti aggressivi che hanno tenuto, da sempre, nella loro famiglia e nella società. Questi comportamenti rappresentano il loro punto cieco, perché è la sede stessa della loro angoscia di castrazione. Essi non sanno che quando attaccano un rivale, è di loro stessi che si tratta.

Questa fase è estremamente importante perché, nell’angoscia, permette ai partecipanti di prendere coscienza dei personaggi edipici che li ossessionano e delle proiezioni e ripetizioni che li abitano.

Chi resta sperimenta la trasformazione dell’aggressività in identificazione, grazie alle interpretazioni che svelano automatismi e proiezioni.

Anche nella testimonianza del lavoro con un gruppo di medici, i Lemoine riescono ad esprimere questa capacità dello Psicodramma di svelare al soggetto le proprie questioni irrisolte, vissute nella relazione di cura con i pazienti. Quando il medico si trova in presenza della morte del corpo, la sua angoscia può condurlo a tre tipi di vicolo cieco: pregenitale, in cui il corpo malato è vissuto come persecutore, per cui rifiutare il paziente è un modo per sfuggire alla propria angoscia; identificatorio, in cui il medico è affascinato dalla malattia del paziente: “lui è come me”; edipico, in cui il medico ripete inconsapevolmente l’impasse del proprio Edipo e vi ritrova lo specchio della propria impotenza, il morto è il medico stesso. Solo l’ascolto di colui che si prende cura può restituire il paziente sia ad una dimensione simbolica sia immaginaria.

Il testo continua ad esaminare lo psicodramma applicato alla cura di soggetti psicotici, alle coppie, alla psicosomatica e l’attraversamento è sempre teorico e clinico, con la condivisione generosa di casi clinici significativi.

Nell’azione che contraddistingue lo Psicodramma entra in gioco il corpo e la presenza, così l’altro, nel gioco, diventa, per identificazione, una altro se stesso in cui lo sguardo di un altro accelera il tempo per comprendere e per concludere, in un intreccio di identificazioni dove “lui è come me”, così come Lacan illustra nel sofisma dei tre prigionieri.

É proprio l’“intussuscezione” dei movimenti e delle loro interruzioni che consente di anticipare il ragionamento logico, grazie ad un’induzione precipitante. Muoversi e pensare si intrecciano ed il fantasma è messo in scena, con l’aiuto del gruppo, così come il gioco diviene il luogo in cui i passaggi all’atto si disinnescano.

L’osservazione diviene il luogo della parola in cui si cerca di mostrare la cifra particolare, l’ipogramma unico della seduta, quale minimo comune denominatore dei giochi effettivamente rappresentati.

L’osservazione ha così la funzione di aiutare il gruppo a passare sul piano simbolico e di portare a compimento il movimento iniziato nelle rappresentazioni. Il paziente andrà via, se lo vorrà, con la parola dell’osservatore che potrà risuonare in lui, in maniera interrogativa.

In questo libro colpisce l’attualità di un discorso che, poiché profondamente radicato nella soggettività, si può ritrovare nei tempi moderni, in cui il corpo in gioco diviene il presente sullo sfondo di chi è assente e rivive nella rappresentazione, nella messa in scena. La spinta alla descrizione dell’altro nella scelta dell’io ausiliario risveglia una serie di proiezioni ed il discorso, nella sua complessità, soppianta il linguaggio olofrasico della società contemporanea.

Questo testo resta un dono per tutti coloro che scelgono lo Psicodramma.

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