MAURO DE ANGELIS, FRANCESCO MEREU

Eleutheria: sono liberi i cittadini che non sono asserviti ad un tiranno

«La libertà non è star sopra un albero, non è neanche un volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione» come dice G. Gaber in Far finta di essere sani; sopra un albero come ci indicò Fellini si finisce per urlare la propria mancanza dell’altro, il moscone sappiamo bene dove ambisce ronzare, lo spazio libero in questa contemporaneità pervasa di reale è solo luogo atto ad essere mediaticamente occupato. Dunque il significante circa pensiero, parola, azione è partecipazione che inquadra come sia politico l’inconscio stesso laddove pratica attraverso la direzione della cura. Lo psicodramma analitico come lo pratichiamo è politica della cura in nome della partecipazione in gruppo.

E nel suo fare costruzione come cura mette in scena lo spirito dell’utopia e attraverso il gioco, il soggetto comincia a separare ogni freddo oggetto d’uso da ciò che c’è ancora da riscaldare bene. Così da essere libero di andare e venire senza chiedere permessi e senza rendere conto delle proprie intenzioni e dei propri passi ovvero occupare il tempo e lo spazio nel modo più conforme alle proprie inclinazioni e fantasie – leggi il desiderio contro ogni dittatura del piacere del dispiacere.

Due citazioni storiche: il circolo di conversazione di Ragusa Ibla e la comunità dei terapeuti di Alessandria d’Egitto. Ad ogni appuntamento, incontro dopo incontro, in questi due luoghi si praticava la conversazione e lo scambio ludico fra le persone presenti, attraverso possibilità fra le più svariate onde potersi confrontare con le reciproche intersoggettività’, incontrando ogni altro da se stesso e conoscere alfine meglio se stessi. Nella comunità di Alessandria ci si raccontavano persino i sogni perché’ evidenziavano la specificità profonda di ogni soggetto partecipante e alla pari sapere dell’altro senza troppe censure.

Antropologia e Strutturalismo ci dicono che c’è la possibilità, contro ogni apocalisse fisica e della mente di toccare il mondo nel suo essere in se’ ovvero nel suo essere in carne ed ossa: la possibilità di presentificarsi per il soggetto avviene allora mettendo in causa il mondo stesso attraverso una concreta situazione di rapporto con l’altro

Fondante è il punto di vista che ruota intorno alla filosofia e alla psicoanalisi di J. Lacan: i racconti, le narrazioni effettuano un lavoro incessante che trasforma i luoghi in spazi e gli spazi in luoghi; giochi dei rapporti mutevoli che gli uni intrattengono con gli altri, giochi innumerevoli che vanno dall’ordine immobile fino alla successione delle azioni che moltiplicano identificazioni di luoghi e di esecuzione di spazi, sia nell’ambito intrapersonale che interpersonale.

Questa invenzione del quotidiano che è già una cura germinante circa il desiderio di esserci, pur nella finitezza umana, permette al soggetto di abitarsi poeticamente e alla pari praticare incessantemente l’antidisciplina del consenso ovvero il porsi nel mondo in questa contemporaneità invasa dal reale come un soggetto che continua a domandare anziché’ richiedere medicamentose subitanee risposte da zona di conforto virtuale; operare ogni giorno con in testa una sola frase: che faccio della mia vita? me la complico!

Dunque, il gioco e le sue funzioni nella cura, nell’ambito del dispositivo dello psicodramma analitico: descriverò attraverso il tempo logico di J. Lacan – vedere, comprendere, concludere – tre giochi di un ospiti della Comunità Rêverie, dove sono il responsabile del lavoro in gruppo con lo Psicodramma Analitico oramai da più di trent’anni.

Quanto detto sopra è cornice al quadro che mi accingo a presentarvi.

Geppi è in comunità da vari mesi e alla domanda, nel colloquio per entrare in gruppo, del perché’ è in Rêverie, risponde «Mi ero isolato dal mondo, dalle persone, chiuso fisicamente in casa e chiuso ad ogni possibile relazione con ogni altro da me; mio padre distante in modo siderale, mia madre sempre troppo accanto e nella preoccupazione della sua stessa preoccupazione per il mio stato di salute».

Geppi è scettico circa la direzione della cura e circa la sua presenza fisica e mentale in comunita’ ma dice di essere disposto a provare tale esperienza; Ragusa ed Alessandria fanno parte della struttura di accoglienza e pratica del quotidiano dentro la Rêverie. 

Vedere – la firma del contratto per entrare in comunità:

Geppi ha di fronte il responsabile e la propria operatrice, accanto il padre e la madre; gli viene rimandato che ci sono buone possibilità di poter fare un buon lavoro in comunità; Geppi replica che al momento è assai inquieto per questa entrata in comunità, e guarda prima la madre e poi il padre che restano in silenzio; Geppi osserva il foglio sul tavolo da firmare per qualche momento, la tensione anche nella messa in scena è potente e presente oltremodo;  Geppi prende la penna e osserva per un’ultima volta il foglio e firma; Il responsabile gli fa presente che ha firmato ma non ha letto il foglio; Geppi risponde che lo leggerà a casa  quando avrà finito il periodo in comunità e dice « Il contratto proverò a svolgerlo qui giorno per giorno» .

Comprendere – la preoccupazione della preoccupazione della madre per Geppi:

Geppi riceve una telefonata dalla madre, l’ennesima; la madre chiede a Geppi come sta; risponde alla madre in modo secco ma non aggressivo «Ci siamo sentiti ieri»; la madre replica « Volevo solo sentire la tua voce, figlio mio» ; Geppi risponde « Mamma sei pesante, non ho niente da segnalare in particolare e per avere un punto fermo qui in comunità, non posso fermarmi ogni volta con queste tue telefonate ogni giorno, deve passare del tempo, il mio tempo, non il tuo tempo per me» .

Concludere – accogliere la parola leggera della legge del padre:

Geppi sta tornando in comunità col padre, dopo essere stato il fine settimana a casa, durante tutto il tragitto pensa che proprio non gli va di rientrare in comunità ma alla pari pensa che la preoccupazione della madre per lui non è più un problema e ciò lo mette in relazione al fatto del  rinnovato rapporto e legame col padre, fatto di parole e atti condivisi; arrivano, scendono dall’auto e parlano qualche minuto del più e del meno, questo Geppi lo sottolinea con evidenza; esprime al padre il pensiero di non voler rientrare in comunità, come se si attendesse una parola d’ordine dal genitore; il padre si avvicina e lo abbraccia e gli comunica che è il momento del congedo e gli dice « E’ qui che stai attraversando la tua esistenza di cura e ciò è un passaggio nel tempo per arrivare ad essere te stesso oltre tua madre e me che sono tuo padre» ; Geppi si avvia verso il cancello della comunità e guarda il padre un’ultima volta; dice Geppi al termine del gioco: « Quel silenzio finale di mio padre al saluto mi ha fatto comprendere di quanto è fiducioso della mia stessa fiducia che sta crescendo nel percorso che faccio qui in comunità’;in fin dei conti per stare meglio c’è da parlare di cosa è più e di cosa è meno, e su questo ho ancora tanto da pensare, da dire, da fare.»

Nel percorso verso la libertà per Geppi contro la tirannia della sua ferita esistenziale si tratta di smettere, astenersi dal lasciarsi fuorviare dall’apparenza e toccare la dimensione dell’esserci e ciò che appare alla fine è l’altro, gli altri anche quando sono opachi, perché l’opacità è quella marca del soggetto che può tornare a complicare la vita col più meno di ogni giorno. Per non diventare trasparenti a se stesso e agli altri, come la contemporaneità vorrebbe imporci per far finta di essere sani.

Nel vomere tagliente  dell’insegnamento lacaniano tutto ruota nel nome del desiderio intorno a ciò che fa rottura, screzio, faglia e questo forma l’antidisciplina del consenso che lo psicodramma analitico con i suoi giochi tra il liquido e il solido mette in scena, affinché’ il soggetto, come Geppi, prenda cura di se stesso si azzardi nel mare della vita tra i quaranta ruggenti fra le onde che inquietano e la bonaccia implacabile di una piattezza che perturba, comprendendo così, come dicono mirabilmente gli arabi, che la vita corre ma la felicità va lenta…

Mauro de Angelis

Psicologo, Psicoterapeuta, Didatta Sipsa-Coirag, Psicoanalista e Psicodrammatista analitico.

Francesco Mereu

Coordinatore assistente sociale presso il Dsm/Rm/B, formazione allo psicodramma analitico presso la Sipsa-Coirag, co-terapeuta in gruppi di psicodramma analitico condotti dal dott. Mauro de Angelis.

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