CENTRO DIDATTICO DI BOLOGNA-RIMINI

CINZIA CARNEVALI, SILVIA CICCHETTI, SONIA SAPONI

La sorpresa dell’altro nel gioco terapeutico con lo psicodramma

Nel suo bell’articolo La sorpresa ti prende dall’alto, Enrico Cerni analizza l’emozione della sorpresa anche dal punto di vista etimologico derivandone le caratteristiche: «Lei svanisce, evapora, cambia aspetto. E nel cambiare ti cambia, perché le emozioni sono solo grumi della tua essenza, ingredienti della tua plurima identità, materia del tuo costante divenire». Come nel gioco del rocchetto, l’oggetto interessa perché nella ripetizione giocosa può comparire e sparire suscitando emozione, sorpresa.

Nella relazione tra analista e paziente (in gioco nella loro relazione), «si amplia la capacità mentale di accogliere nuove immagini e nuove narrazioni possibili create da paziente e analista, ma anche da ogni singolo membro del gruppo, ognuno “rappresentante di diversi aspetti del Sé in relazione tra loro» (Carnevali, 2015).

Così nel gruppo di psicodramma analitico, il gioco rappresenta l’occasione di poter riconoscere la ripetizione ma anche la possibilità di aprirsi al sorprendere e all’essere sorpresi; l’altro me stesso sconosciuto, gli altri partecipanti al gruppo possono, nel gioco, sorprendersi alla vista e all’ascolto dell’altro e delle emozioni. È così possibile ampliare la propria esperienza emotiva integrando parti negate, non viste, sconosciute che emergono dal “gioco dell’altro” che aiuta alla rappresentazione. Nel gioco si avvia un processo dall’immagine alla parola, immagine problematica e dinamica che apre a nuove possibilità di organizzazione della realtà psichica (Croce 1990) e che porta in seguito alla mentalizzazione. Lo psicodramma diviene allora un apparato per rappresentare (Gaudé, 2015) per far evolvere la nostra mente. Lo psicodramma riapre possibilità identificatorie, attraverso la “condivisione” in gruppo consente di ritrovare l’investimento libidico perduto dell’oggetto transizionale e la sua rappresentazione interna. Ridà capacità di giocare fantasticare e sognare. (Carnevali, 2020)

La parola giocare rimanda a: “attività che produce un qualche piacere e divertimento,”. Divertimento deriva da divergere, quindi spaesamento, spiazzamento, sorpresa. Ciò che emerge dal gioco è quindi qualcosa che non ci si aspetta, qualcosa che muove il gioco stesso in maniera imprevedibile. Quando giochiamo ciò che conta è che compaia qualcosa che ci spiazza, e che apporti nuovi spunti creativi. Il gioco rappresenta e gestisce le emozioni e il corpo che le prova. È a partire da Winnicott che gioco e giocare diventano modelli di funzionamento della mente e quindi del processo analitico. Per Roussillon il gioco è un medium, in rapporto dialettico col sognare, un processo di ritrovamento e trasformazione dell’esperienza soggettiva. Inoltre giocare mette in contatto con le regole, con il senso del limite: si può dire tutto, ma non si può fare tutto. Così attraverso il gioco la sorpresa ci rimanda alla sorpresa, (prendere inaspettatamente), quindi ciò non appartiene a quello che appare scontato, prevedibile.

Ci sorprendono, infatti, i graffiti, bellissimi ed evocativi di Bansky sui muri dei palazzi distrutti dell’Ucraina. L’artista gioca con la sua arte, ci sorprende e ci spiazza.

Là dov’era la morte e la distruzione ora c’è un bambino che con una mossa di judo stende un uomo (Putin), una ballerina danza in equilibrio su un cumulo di macerie, dove c’era morte ora c’è la vita. Le macerie della guerra diventano uno spazio artistico, un inno alla vita e alla libertà. Le persone scattano foto ritrovando la gioia della meraviglia.

L’inconscio non è solo ciò che è stato rimosso, qualcosa da ritrovare e recuperare, ma è soprattutto un inconscio dinamico, che si trasforma lungo tutto l’arco della vita attraverso le vicissitudini positive e negative, che si attivano soprattutto nel gioco dei ri-mandi della relazione con gli altri.

Dice Anna, una giovane paziente con aspetti depressivi (al suo terzo anno di terapia di gruppo con lo psicodramma analitico): «Il primo anno qui mi sembrava che foste tutti pazzi, non capivo i giochi e non capivo perché farli e come potessero discostarsi dalla realtà e quale ne fosse il senso. Cercavo di cogliere un qualche consiglio più o meno esplicitato, un’indicazione su cosa fare, su come dovevo essere per essere “normale.” Ho capito col tempo che non sapevo cosa volesse dire giocare, perché io non avevo mai giocato, avevo dovuto diventare grande presto, aiutare i miei genitori nei lavori dei campi, aiutare in casa perché mio fratello era handicappato, preoccuparmi per gli altri. Quando, pian piano, ho iniziato a lasciarmi andare, a fidarmi, a farmi trasportare dal gioco e dalle emozioni, è stato per me giocare per la prima volta nella vita. Penso che quello che mi ha aiutato sta nel fatto di riuscire a giocare, di sentire le emozioni, di poter dar loro un senso, è così che il mio mondo interiore si è trasformato e arricchito».

Quando un bambino non sa giocare, significa che è schiacciato da un peso emotivo enorme, paralizzante. Quando un bambino ha un carico emotivo superiore alla sua capacità di giocare, allora sorgono difese massicce, l’iper-contenimento come il mutismo, il ritiro, oppure al contrario una non contenibilità, come disturbi del sonno, enuresi, malattie psicosomatiche.

Giocare si avvicina molto al sognare ad occhi aperti, si può dire che giocare si avvicina molto al processo della creazione artistica. Nel gioco dello psicodramma analitico, come nel gioco nella terapia con i bambini, “è in gioco” il corpo, cioè l’azione diventa il perno del funzionare sognante della mente del gruppo e dell’individuo.

Il gioco tiene insieme capacità creativa e onirica sia conscia che inconscia di un gruppo al lavoro così come di due menti al lavoro nella stanza d’analisi, producendone una sorta di espansione nella capacità di creare e pensare.

Nel momento di sottolineatura, avviene una elaborazione transferale nel gioco che si collega alla trama soggettiva, una sorta di “interpretazione in atto” o “funzione interpretante” che fa emergere il soggetto. Si amplia il funzionamento psichico della mente umana attuando un processo di trasformazione del traumatico in simbolico, accogliendo i momenti di urgenza emozionale e creando le condizioni strutturali ed ambientali per riprendere a vivere e a crescere (Carnevali, 2016).

Come scrivono i Lemoine: «L’ottica della rappresentazione si modifica rispetto a quella dell’esperienza primaria grazie ai cambiamenti che intervengono: nello psicodramma, il paziente è al tempo stesso un attore e regista di se stesso…”, nello psicodramma si può “ripetere” con la stessa intensità e drammaticità, ma sarà la presenza del gruppo a testimoniare di una possibile sorprendente differenza: “dunque, trasformeranno uno ad uno ogni tratto percepito nel discorso, mostreranno la rabbia dove l’attore percepiva solo tenerezza e costruiranno così il discorso del gruppo» (Lemoine, 1972).

«Ma soprattutto il soggetto si vede lui stesso come gli altri lo vedono, come corpo innanzi tutto, perché i suoi atteggiamenti diventano essi stessi dei tratti significanti che entrano prima o poi nel discorso collettivo» (ibidem).

E dunque, la consapevolezza di vedere ed essere visto, di toccare ed essere toccato. O per meglio dire secondo lo sguardo di Merleau-Ponty che introduce il concetto di reversibilità: «Il mio corpo è allo stesso tempo vedente e visibile: guarda ogni cosa, ma può anche guardarsi […]. Si vede vedente, si tocca toccante, è visibile e sensibile per sé stesso”. […]. Siamo in presenza di un corpo umano quando, fra vedente e visibile, fra chi tocca ed è toccato, fra un occhio e l’altro, fra una mano e l’altra mano, avviene una sorta di reincrociarsi».

Secondo Merleau-Ponty, fenomenologia e psicoanalisi, si incontrano in quanto “filosofie della carne” che cercano di dare conto di come si diventa soggetti, come si diventa un io corpo. Ma se l’accento del fenomenologo è sul mistero della “incarnazione”, l’accento dello psicoanalista è su quello della “divisione”, l’uno considera il corpo come dato primo dell’umano, il secondo considera il taglio inciso dal significante come momento costitutivo della corporeità e del propriamente umano. In chiave teologica, potremmo dire che il mistero della incarnazione è ammantato da un velo non meno spesso di quello della resurrezione (della divisione dell’anima dal corpo). In altre parole, l’incarnazione non è un dato naturale di partenza, semmai un effetto che non dovrebbe finire di sorprenderci ogni volta che ci troviamo di fronte un essere umano che si identifica con il suo corpo, che crede di essere il corpo che ha.

C’è una continuità tra ritmo del pensiero che si manifesta e quello del corpo che agisce. In una scena giocata in un gruppo terapeutico la paziente in gestazione, sceglie l’analista a fare la parte della madre alla quale chiede il permesso di accogliere il bimbo, cuginetto, nel letto matrimoniale dove dormiranno insieme al compagno. L’autorizzazione di collocarsi a letto con il cuginetto sembra raccogliere l’idea sorprendente che anche lei giovane donna diverrà mamma integrando anche il suo infantile interno. Nel gioco prenderà il ruolo del bambino che si affida alla coppia, accetta il pannolone per il bisogno di contenimento e si addormenta. Il gioco consente non solo l’integrazione di aspetti di sé ma anche il riconoscimento del bisogno, ridimensionando la fantasia di essere già grande e negare il bisogno della holding materna che si era fissata nell’adolescenza come un tratto difensivo autarchico, apertura di un “secondo tempo del trauma” che trova possibilità di trasformazione della dolorosa solitudine infantile, causa l’abbandono da parte della madre, attraverso il gioco.

«La sorpresa è per certi versi un diritto da esercitare, per apprezzare i momenti di iato, gli stacchi, le cesure che l’esistenza consente, facendoci godere del movimento che è in noi sempre movimento e danza. Ma è difficile allenarsi alla sorpresa, soprattutto alla sorpresa dell’assenza, è la mancanza che può restituire al soggetto una possibilità di essere riconosciuto e di riconoscersi nel suo divenire. Non esistono manuali per imparare lo stupore. Non ci sono incantesimi per lasciarsi cogliere dalla meraviglia» (Cerni).

Ancora una volta è una questione di occhi. Per meravigliarci dobbiamo guardarci attorno, non restare concentrati su noi stessi, osservare ciò che abbiamo accanto (e anche chi abbiamo accanto). Per meravigliarci dobbiamo in un certo qual modo ammirare, nel senso di ad- mirare, che non è solo guardare con attenzione e interesse ma che assume un significato più profondo, che attiene alla stima-amore che abbiamo di quello. Pensiamo al costituirsi pian piano di un oggetto interno attraverso il riconoscimento di un legame che si avvia sin dalla vita intrauterina, esperienza sensoriale pre-oggettuale (Golse, 2023) che ci accompagna nel nostro transito terreno e in definitiva alla stima di noi stessi.

Bibliografia

Carnevali C., Dall’azione alla rappresentazione nel gioco analitico, in «Quaderni di psicoanalisi e Psicodramma Analitico», anno 7, n.12, dicembre 2015, pp 151-161)

Relazione analitica e trauma: sofferenza dell’analista e comunicazioni primitive inconsce, intervento al CPB giugno 2016.

Adolescenza e Gruppo: movimento verso la soggettività, in Adolescenti Oggi … (a cura di) Carnevali, Masoni, Marangoni Alpes, 2020

Cerni E., La sorpresa ti prende dall’alto: un’emozione che sa ghermire il tuo animo, 7 gennaio 2021, https://www.meer.com/it/64545-la-sorpresa-ti-prende-dallalto. (Ultima consultazione: 01/03/2023)

Croce E., Il volo della farfalla, Borla, 1990

Gaudè S., Sulla Rappresentazione. Narrazione e gioco nello Psicodramma, Alpes 2015

Golse B., Far intuire l’oggetto tra l’essere e l’esistenza, IV Dialogo Internazionale sul Tema della poiesis psicoanalitica, Bologna, febbraio 2023

Lemoine G.e P., Lo psicodramma, Feltrinelli, 1972

Merleau-Ponty M., Fenomenologia della percezione, IBS Bompiani, 2003

Roussillon R., Le jeu et l’entre je (u), PUF, Paris, 2008

Winnicot D., Gioco e realtà, Ed. Armando, 1971

Contributo video: Rinasce il gioco dell’arte sui palazzoni bombardati, No Comment, Euronews, 12/11/2022, https://it.euronews.com/video/2022/11/12/rinasce-il-gioco-dellarte-sui-palazzoni-bombardati-vicino-kiev. (Ultima consultazione: 15/03/2023)

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