MAURO DE ANGELIS, FRANCESCO MEREU L’inconscio e il suo tras-loco: rotelle da togliere, catene da mettere

Come J. Lacan ci ha indicato, la posizione dell’analista in taluni ambiti di direzione della cura deve essere quella del segretario dell’alienato così da permettere al “folle” di non essere lasciato alla sua solitudine. In tal senso la sofferenza dello psicotico cerca un interlocutore attento e umanamente partecipe così da ricevere il suo messaggio, aldilà dell’in-congruenza di come viene presentato. Una mediazione simbolica tra il soggetto e la società. In tale spazio-tempo crediamo che lo psicodramma analitico così come lo moduliamo nel lavoro dentro la comunità possa permettere al paziente di giungere a possibili rappresentazioni che possano nuovamente guidarlo verso un nuovo approccio alla realtà attraverso dei significanti che facciano da possibile argine al godimento. L’analista nella posizione dell’alienato cercherà di animare una soggettività che possa nuovamente essere detta e praticata così da uscire da quella posizione che J. Lacan definiva, a proposito dello psicotico, di martire dell’inconscio.

Date queste premesse presenteremo una seduta di Psicodramma Analitico svoltasi presso una delle sedi della Comunità Rêverie di Capena, Roma (lo psicodramma analitico è una delle attività della direzione della cura in Rêverie, in tutte le sue sedi di Roma e Capena).

D. prende la parola e dice che dopo tantissimo tempo di inerzia potrà usufruire di una borsa lavoro per attività informatiche. Insieme alla psicologa e all’operatore si recano presso un centro di lavoro dove vengono presentati dalla direttrice tutti i passaggi burocratici e operativi per tale opportunità lavorativa. Si mette in scena tale situazione: D. sceglie la direttrice, la psicologa e l’operatore fra i partecipanti in gruppo; la direttrice fa presente a D. che ha bisogno di tutti i documenti necessari per la pratica da istituire, curriculum e tanto altro documentale, e che le opportunità di lavoro riguardano negozi e laboratori di informatica, dove D. stesso dovrà presentarsi e proporsi; D. si dice disponibile e pronto ad affrontare questa borsa lavoro; viene fatto il cambio di ruolo fra D. e la direttrice e D. aggiunge alle parole appena giocate, quanto segue: “ D. devi fare il trasloco dei documenti così da essere pronto all’esperienza “; D. viene invitato a riprendere il suo posto e di pensare ad alta voce; dice D. «Questa volta devo proprio traslocare per fare qualcosa dopo tanto tempo di fermo, e devo pur, dato il lavoro, riattivare il conto all’Unicredit…»; gli viene rimandato che pare sia arrivato il momento di traslocare ovvero andare oltre il loco fermo, verso l’avere credito di essere uno al lavoro.

Su questo ambito di un possibile fare, V. ricorda che da piccola cercò di smontare le rotelle della bicicletta, quasi riuscendoci, ma il cugino più grande di lei le disse che non era il caso perché doveva ancora proteggersi. Viene proposto di giocare tale ricordo: V. sceglie il cugino e inizia la messa in scena; V. dice alla fine ad alta voce: «È dopo che non ho protetto le mie rotelle e sono stata male, ma oggi stando qui in comunità posso pensare di toglierle e provare a stare in equilibrio da sola…»; senza aggiungere altro si torna a sedere. Le rotelle di V. permettono a R. che è in comunità per questioni di pericolosità sociale, di parlare della collana che porta al collo e che ha rimesso di nuovo da poco tempo, dopo averla ritrovata in un cassetto. Si gioca questo ritrovamento; R. apre il, cassetto e sorpreso riconosce l’oggetto dimenticato e dice: «guarda dove stava ‘sto collare»; poi lo prende e se lo mette al collo compiaciuto; pensando ad alta voce sottolinea che la collana gli sta proprio bene adesso; gli viene rimandato che ora dice di indossare una collana ma nel gioco l’oggetto nel cassetto viene definito come collare, dal collare che lo costringe nel “cassetto” alla collana che può essere indossata in “assetto” di cura.

GP. cultore e appassionato di astronomia si dichiara sempre come uno che non ha mai combinato nulla nella vita; prende parola dopo R. e ricorda a proposito di collari di quando provò a montare le catene alla sua macchina. Si mette in scena questa situazione; GP. durante il gioco pensa ad alta voce e dice: «‘Ste catene le devo mettere anteriormente o posteriormente? Di certo le devo mettere alle ruote motrici se no non mi muovo; ci misi un sacco di tempo ma alla fine ci sono riuscito, capendo pure quali fossero le ruote motrici; si dovevano tenere a bordo da aprile a novembre»; dice ironicamente che le catene dell’automobile sono necessarie, ben diverse dalle catene con cui ci si blocca; la scena pare conclusa ma viene evidenziato a GP. che qualcosa non torna sul tempo dell’uso delle catene; GP. sorride e dice che le catene per l’auto si usano tra novembre e aprile e non come lui al contrario ha affermato, e aggiunge «Io non sono ancora pronto ad andare per la mia strada, con la storia delle catene cerco di prendere confidenza quando vanno messe e quando vanno tolte»; si torna sedere.

La storia di GP. mette J., bloccato con gli esami universitari, chiuso in se stesso da molto tempo e con enormi difficoltà relazionali, in condizione di ritrovare un ricordo di qualche anno passato, dove sottolinea che cominciava già a non stare bene, quando in montagna ritrovò la mattina la sua auto completamente coperta di neve; dice che non sapeva cosa fare ed era impalato davanti all’auto; il suo amico gli disse che dovevano procurarsi delle pale e così le cercarono e se le fecero prestare; J. si mise al lavoro per togliere la neve da e intorno all’automobile; il gioco che si mette in scena è questo; alla fine del gioco viene chiesto a J. di pensare ad alta voce: «Ho dovuto scavare, scavare, scavare e alla fine ho liberato l’automobile ma ammazza che fatica di lavoro!!!»; gli viene rimandato che scavare e scavare e scavare è di certo faticoso ma alla fine la cura di ciò permette di far riemergere il proprio essere “auto-mobile”.

F. sempre in bilico fra l’autoisolamento e il troppo concedersi agli altri, prende parola e a proposito di ruote ricorda di quando alle elementari a ricreazione si isolava dalle compagne e girava in tondo con la giostrina a girello, forse per tenerle distanti, forse per essere chiamata a giocare con loro. Si gioca la giostrina a girello: F. sceglie due/tre compagne e le posiziona distanti da lei e che giocano fra di loro; lei prende posto sulla giostrina a girello e comincia a girare in tondo senza fermarsi un attimo; le viene detto di fare il cambio di ruolo con una delle compagne che giocano; la scena viene ripetuta e alla fine viene chiesto a F. di pensare ad alta voce al posto della compagna che gioca: «Io con una che gira in tondo e gira e gira non ci vorrei proprio giocare»; F. viene invitata a tornare al suo posto e pensare ad alta voce circa ciò che ha appena detto: «Io ad oggi non ho ancora capito se giro in tondo per essere chiamata dagli altri o se chiamata dagli altri vado oltre e mi perdo, come girare per chiamarsi?». La seduta si conclude dopo la lettura dell’osservazione che rimanda la catena significante dei vari giochi, restituendo ai partecipanti il quadro e la cornice dell’incontro.

Per concludere con le parole di S. Freud che J. Lacan ci presenta nel Seminario III sulle psicosi: «Le turbe della rimemorazione, ecco dove bisogna sempre tornare per sapere quale è stato il terreno di partenza della psicoanalisi. Quand’anche fosse superato bisogna superare il cammino percorso, e sarebbe ben sorprendente che noi potessimo permetterci di misconoscere la storia. Non ho ora da seguire in dettaglio il cammino percorso tra questa tappa e quella in cui Freud introduce la regressione degli istinti, ho fatto abbastanza negli anni precedenti per accontentarmi di dirvi che è esplorando le turbe della rimemorazione, volendo restituire il vuoto presentato dalla storia del soggetto, cercando passo passo che cosa sono divenuti gli eventi della sua vita, che abbiamo costatato che vanno a ficcarsi dove non li si attendeva».

Mauro de Angelis

Psicoanalista, Didatta Sipsa, Professore a contratto Università di Chieti Pescara

Francesco Mereu

Coordinatore servizio sociale il Dsm/Rm/2, laurea magistrale servizio sociale, Psicodrammatista analitico

 

Bibliografia

Lacan J., 1985, Il seminario, Libro III, Le psicosi, Einaudi, Torino

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