PIERO NUSSIO – Il cinema racconta l’inconscio

Il ritratto più vivido dell’inconscio nel cinema è quello dell’oceano sempre mobile di Solaris, come immaginato dallo scrittore polacco Stanisław Lem e reso visivamente dal regista russo Andrei Tarkovsky: un lontano pianeta extrasolare ricoperto da un misterioso oceano gelatinoso e dalla natura imperscrutabile. I terrestri, nel racconto, vi sono approdati e vi hanno realizzato una base scientifica da cui studiano ed esplorano il luogo, alla ricerca di zone, caratteristiche e, se possibile, abitanti. Ma è duro, per loro, resistere ai malvagi influssi che il pianeta sembra suscitare in tutte le loro menti.

Non è però la lontananza da casa, o la nostalgia degli affetti più cari, a disturbare l’esistenza di questi esploratori: ognuno di loro sta sperimentando l’inaspettata presenza dei propri peggiori incubi, che si sono materializzati sotto forme umane fra le stanze e i laboratori della base di ricerca.

Ognuno degli scienziati, ciascuno importante e rispettato nel proprio campo di studio, tenta di nascondere ai colleghi questi intrusi che si aggirano per le stanze della base: sono per uno l’ex moglie, che si è suicidata molti anni prima, per un altro un mostriciattolo che dà corpo -come Mr Hyde- a tutte le pulsioni inconfessabili e ai desideri nascosti.

Gli scienziati hanno studiato il pianeta e il suo oceano per molti decenni, ma per lo più invano. Una disciplina scientifica nota come Solaristica è degenerata nel corso degli anni fino alla semplice osservazione, registrazione e categorizzazione dei complessi fenomeni che si verificano sulla superficie dell’oceano. Finora gli scienziati hanno solo compilato un’elaborata nomenclatura dei fenomeni e non hanno ancora capito cosa significhino veramente la attività che il pianeta mette in atto.

Poco prima dell’arrivo di Kelvin, l’equipaggio ha esposto l’oceano a una sperimentazione più aggressiva, e non autorizzata, con un bombardamento di raggi X ad alta energia.

Kris Kelvin: Che cos’era?

Dr. Snaut: Non lo so. Di nuovo, non siamo riusciti a capirne molto. Chi era quella donna?

Kris Kelvin: È morta dieci anni fa.

Dr. Snaut: Quello che hai visto è la materializzazione della tua concezione di lei. Come si chiamava?

Kris Kelvin: Hari

Dr. Snaut: Tutto è iniziato dopo che abbiamo iniziato a sperimentare con le radiazioni. Abbiamo colpito la superficie dell’oceano con potenti raggi X. Ma, per inciso, considera te stesso fortunato. Dopotutto, fa parte del tuo passato. E se fosse stato qualcosa che non avevi mai visto prima, ma qualcosa che avevi pensato o immaginato?

Kris Kelvin: Non capisco.

Dr. Snaut: Evidentemente l’Oceano ha risposto alle nostre forti radiazioni con qualcos’altro. Ha sondato le nostre menti ed ha estratto qualcosa come isole di memoria.

 

L’Oceano che ricopre il pianeta Solaris e che pian piano si concretizza come un essere vivente, dimostra la capacità inaspettata di sondare la psiche degli umani e di materializzarne i ricordi (e gli incubi) in maniera molto realistica.

Hari: Per favore, non interrompermi. Sono una donna, dopo tutto.

Dr. Sartorius: Tu non sei una donna e nemmeno un essere umano. Lo capisca, se è in grado di capire qualcosa. Non c’è Hari. È morta. Tu sei solo una riproduzione, una riproduzione meccanica. Una copia. Una matrice.

Hari: Sì. Forse. Ma io… sto diventando un essere umano. Posso sentire altrettanto profondamente quanto lei. Mi creda.

Ma c’è sempre qualcosa a dimostrare che la copia mentale operata dall’Oceano non è veritiera.

Kris Kelvin: Cerca di dormire un po’.

Hari: Non so come dormire. Non è sonno. È in qualche modo intorno a me. È come se non fosse solo dentro di me, ma molto più lontano.

La risposta dell’Oceano all’intrusione terrestre mette in mostra gli aspetti più profondi e nascosti delle personalità degli scienziati umani, senza rivelare nulla della natura stessa dell’Oceano.

Tutti gli sforzi umani per dare un senso alle attività di Solaris si rivelano inutili.

Come ha scritto Lem nel romanzo, “La particolarità di quei fenomeni sembra suggerire che osserviamo una sorta di attività razionale, ma il significato di questa attività apparentemente razionale dell’Oceano di Solaris è al di là della portata degli esseri umani.”

 

Parallelamente, lo stesso spunto tematico è alla base di un altro film che usa ancora il linguaggio dell’esplorazione spaziale per affrontare i temi dell’inconscio.

Si tratta del film americano Il pianeta proibito, di ben più debole livello, ma molto simile nella costruzione: li Comandante Adams guida una spedizione di soccorso per recuperare gli astronauti della nave spaziale Bellerofonte, che molti anni prima sono naufragati sul pianeta Altair-4.

Giunti nelle vicinanze, trovano il Dottor Morbius, unico sopravvissuto degli astronauti dispersi, che intima all’astronave di soccorso di allontanarsi, perché il pianeta Altair è pericoloso, e “proibito”…

Il Comandante Adams ignora l’avvertimento e decide di atterrare sul “pianeta proibito”, ma lo accolgono una serie di attacchi e disastri. Il Dottor Morbius racconta della fine di tutti i suoi compagni, smembrati e fatti a pezzi da una forza ignota ed invisibile, che ha distrutto anche l’astronave Bellerofonte e ha risparmiato solo Morbius e sua moglie, morta in seguito di morte naturale.

È il dottore a narrare la storia dei Krell, la civiltà che abitava Altair-4 e si che era evoluta inseguendo la conoscenza fino alla loro meta più alta, la liberazione dalla necessità di strumenti materiali. Per poi essere distrutta misteriosamente in una sola notte. Nulla rimane sulla superficie del pianeta, ma nel sottosuolo sterminati laboratori sono ancora funzionanti grazie alla loro capacità di “auto-manutenzione”. Il Dottor Morbius spiega loro che c’è una macchina realizzata dai Krell, che fa apparire e rende concreti tutti i “mostri dell’ID”

  • Comandante Adams: Cos’è l’ID?

Dr. Morbius: [frustrato] Id, id, id, id, id! È un… è un termine obsoleto. Temo che una volta fosse usato per descrivere le basi elementari della mente subconscia.

Comandante Adams: [a se stesso] I mostri dell’ID…

Dottor Morbius: Eh?

Comandante Adams: I mostri del subconscio. Ovviamente. Questo è ciò che intendevo, Morbius! La grande macchina, 8.000 miglia di relè Klystron, energia sufficiente per un’intera popolazione di geni creativi, gestita tramite telecomando. Gestito dagli impulsi elettromagnetici dei singoli cervelli Krell.

Dr. Morbius: A quale scopo?

Comandante Adams: In cambio, quella macchina definitiva potrebbe proiettare istantaneamente la materia solida in qualsiasi punto del pianeta, in qualsiasi forma o colore si possa immaginare. Per “qualsiasi” scopo, Morbius! Creazione mediante il semplice pensiero.

Dr. Morbius: Perché non l’ho sempre visto?

Comandante Adams: Perchè, come te, i Krell hanno trascurato un pericolo mortale: il loro odio subconscio e la brama di distruzione.

Dr. Morbius: La bestia. Il primitivo senza cervello! Anche i Krell devono essersi evoluti da quell’inizio.

Comandante Adams: E così quelle bestie senza cervello del subconscio avevano accesso a una macchina che non poteva mai essere spenta. Il diavolo segreto di ogni anima del pianeta viene liberato contemporaneamente per saccheggiare e mutilare. E vendicati, Morbius, e uccidi!

Dottor Morbius: I miei poveri Krell. Dopo un milione di anni di brillante sanità mentale, difficilmente avrebbero potuto capire quale potere li stesse distruggendo.

Dr. Morbius: Sì, giovanotto, tutto molto convincente, tranne che per un evidente errore. L’ultimo Krell morì 2000 secoli fa. Ma oggi, come tutti sappiamo, esiste ancora in libertà su questo pianeta un mostro vivente.

Comandante Adams: La tua mente si rifiuta di affrontare la conclusione.

Dr. Morbius: Cosa intendi?

Adams ha compreso che, come per i Krell, anche per Morbius la capacità di creare la vita con la forza della mente è la causa della distruzione; infatti quando la mente cosciente raggiunge questo potere, anche l’Id, la mente inconscia ottiene la stessa capacità.

Comandante Adams: Ti rifiuti ancora di affrontare la verità.

Dr. Morbius: Quale verità?

Comandante Adams: Morbius, quella cosa là fuori… sei “tu”. Qualunque cosa tu sappia qui, il tuo Id lo sa là fuori.

Dr. Morbius: [con rabbia] Non sono un mostro, tu…

Comandante Adams: [alle prese con Morbius] Siamo tutti in parte mostri nel nostro subconscio, è per questo che abbiamo leggi e religione!

Il “pianeta proibito” è caratterizzato da una macchina che rende concreti tutti i desideri umani, e soprattutto attua l’inconscio arcaico, in cui sono relegati i peggiori istinti e le più grandi crudeltà di ciascun essere vivente. Si materializza nell’entità invisibile di pura energia che ha causato l’estinzione dei Krell, la morte dell’equipaggio del Bellerofonte e gli attacchi alla nave di Adams.

C’è una sola soluzione, oltre la fuga del Comandante Adams e delle sua spedizione di soccorso, ed è l’autodistruzione del pianeta Altair-4, che esplode nel cielo con il Dottor Morbius, i lontani ricordi dei Krell e tutto il meccanismo di materializzazione dell’inconscio.

Questa fosca storia avrebbe meritato probabilmente una realizzazione meno fumettistica, in cui il Dottor Morbius è interpretato da Walter Pidgeon (il bandito della “Belva umana”, e il colonnello Henderson che si opponeva a Totò ne “I due colonnelli”). Ad interpretare il Comandante Adams è invece Leslie Nielsen, che sarebbe diventato famoso per la serie comico-demenziale della “Pallottola spuntata”. Il clima generale del film è quindi quello di una commedia avventurosa di fantascienza degli anni ‘50, in cui i temi dell’inconscio sono diluiti in una realizzazione molto superficiale, ove risaltano le grazie di Anne Francis (interpreta Altaira, la figlia di Morbius) e gli interventi umoristici e futuristici di Robbie il Robot, vero protagonista della pellicola.

Certo, per il cinema raccontare l’inconscio è un compito particolarmente difficile, proprio perché, per definizione, l’inconscio è la parte della nostra psiche sconosciuta a noi stessi. In senso più specifico, rappresenta quella dimensione psichica contenente pensieri, emozioni, istinti, rappresentazioni, modelli comportamentali, spesso alla base dell’agire umano, ma di cui il soggetto non è consapevole.

È la stessa difficoltà che in fisica si incontra nel definire le due entità che sembra siano la parte preponderante del nostro Universo: la materia oscura e l’energia oscura. Dalle ricerche cosmologiche degli ultimi decenni e dalla misurazione di un universo in continua espansione, gli astrofisici hanno verificato che c’è nell’universo molta più materia ed energia di quanta se ne riesca a vedere (e misurare) con i nostri telescopi e le sonde spaziali.

Il bilanciamento, come in una partita di dare-avere, è piuttosto semplice: da un lato lo spazio e la forza di gravità che tenderebbero a far collassare tutte le galassie verso un centro di gravità. Dall’altro lato c’è la materia, che compone tutte le stelle e l’energia, che dà loro moto. Ma, per come stanno le cose ai nostri occhi, la materia e l’energia che costituiscono l’universo non bastano a tenerlo “in pareggio”. I calcoli (questi un po’ più complessi) ci assicurano che la materia di cui non ci rendiamo conto (e che quindi battezziamo “oscura”) è preponderante nell’universo. Nel nostro mondo, il 5% è fatto di materia visibile, il 26,8% è la materia “oscura”, addirittura il 68,3% è rappresentato dell’energia “oscura”[1].

Come si fa a misurare e a valutare le caratteristiche di una materia, e a maggior ragione di un’energia, che per definizione non ha alcun effetto percepibile sui nostri strumenti? L’astronomo dell’Università di Washington Bruce H. Margon ha dichiarato nel 2001 al New York Times: «È una situazione alquanto imbarazzante dover ammettere che non riusciamo a trovare più del 90% della materia dell’Universo.» Si stima dunque che esse debbano rappresentare una gran parte della massa-energia dell’universo, che sfuggirebbe agli attuali metodi di rilevazione per più del 90%. Questa forma di energia, non direttamente rilevabile e diffusa omogeneamente nello spazio, è l’unica che giustifica, tramite una grande pressione negativa rispetto alla forza gravitazionale, l’espansione accelerata dell’universo.

“Traducendo” dalla terminologia scientifica, non riusciamo direttamente a vedere o misurare la materia-energia oscura, ma ne possiamo determinare gli effetti valutandone le conseguenze astronomiche.

 

Woody Allen

E qualcosa del genere può essere pensato per “raccontare” nel cinema l’inconscio, oscuro come la materia-energia dell’universo. L’ha fatto Woody Allen, un regista che con i temi della psiche si è sempre trovato a suo agio.

Il regista, attore e sceneggiatore americano Woody Allen è sempre stato familiare alla psicanalisi. Celebre per la sua immagine nevrotica, Allen ha passato più di trent’anni in analisi. Frequenta per la prima volta uno specialista nel 1959 poiché inizia a sentirsi malinconico senza capirne il motivo. Da allora la terapia diventa un appuntamento fisso ed irrinunciabile, in media una volta a settimana, tranne brevi periodi di pausa. In momenti più intensi, invece, Allen arriva a frequentare lo studio psicoanalitico tre volte a settimana.

Gran parte dei suoi film contiene riferimenti a questo suo problema o anche scene esplicite di sedute psicoanalitiche, ed è diventata una caratteristica essenziale del “personaggio” Allen. Fra le altre sue fobie, spesso ingigantite per l’effetto surreale dei suoi film, ma da lui anche confermate: è terrorizzato da insetti, cani, cervi, colori brillanti, strapiombi, dalla folla, dal cancro e dal sole.

La pratica psicoanalitica ha avuto una notevole importanza nella vita di Allen, anche se egli tende ad descriverla nei propri film come un carattere tipico della borghesia contemporanea, spesso animato da interessi economici, oltre che inefficace rispetto alla soluzione dei veri drammi della vita, agli occhi di Allen esistenziali, anziché psicologici: «E poi Freud – altro grande pessimista! Gesù, sono stato in analisi per anni. Non è successo niente. Il mio analista, per la frustrazione, cambiò attività. Aprì un self-service vegetariano.» (Woody Allen in Hannah e le sue sorelle).

Sebbene tutti i film di Woody Allen contengano riferimenti e citazioni legate alla psicanalisi, un solo film -molto particolare- descrive in maniera quasi clinica gli effetti e le conseguenze inconsce sulla vita di un personaggio. Effetti e conseguenze ingigantite per gli scopi umoristici della commedia cinematografica, ma essenzialmente riconducibili alle effettive conseguenze di una sindrome.

Il film è Zelig, del 1983, ed è un falso documentario (mockumentary) sulla vita del personaggio fittizio Leonard Zelig, e sulle conseguenze della sua caratteristica di essere un “uomo camaleonte” capace di trasformarsi e di assomigliare a qualunque persona gli si trovi accanto, specie se dotata di una forte personalità.

Al di là delle caratteristiche tecniche esagerate che rendono il film una memorabile commedia umoristica, i contenuti scientifici espressi sono sostanzialmente corretti. Tanto da aver portato alla definizione scientifica di una “Sindrome di Zelig”, derivata dal film, ma con una sua autonoma esistenza scientifica. Questa sindrome «è una particolare forma di sindrome da dipendenza ambientale, rappresentata da quel nucleo patologico intrinseco a certe personalità che determina un’insufficiente funzionalità del sé, mancanza di autenticità nel contatto con la realtà esterna, gravi difficoltà nell’area dell’intersoggettività. Il paziente modifica di continuo la sua identità, adeguandola alle persone e agli oggetti con cui di volta in volta entra in relazione, come una sorta di “camaleonte”. A differenza della mitomania, il paziente con la sindrome di Zelig presenta anosognosia»[2].

Ma abbandoniamo il terreno clinico, e torniamo sul nostro specifico cinematografico: il personaggio di Leonard Zelig sarebbe stato (nella finzione cinematografica e, doppiamente, nella finzione del falso documentario) una persona degli anni ‘20 e ‘30 che sarebbe apparsa (casualmente ma frequentemente) in molti filmati d’epoca, accanto a personaggi famosi del tempo.

Ed è proprio questo il meccanismo della sindrome, e ancor più della commedia di Woody Allen: i personaggi famosi attirano la presenza dei primi reporter cinematografici che ne documentano le gesta, e contemporaneamente attirano con la loro forza mediatica le capacità inconsce di Leonard Zelig, che fa di tutto per apparire vicino a questi personaggi famosi ed a somigliare loro in tutto e per tutto.

Attraverso filmati di cinegiornali, fotografie e rievocazioni, la vita e le gesta di Leonard Zelig, il “camaleonte umano” degli anni ‘20, vengono raccontate in chiave documentaristica. Zelig è visto come un impostore che suona per i New York Yankees, un gangster socio di Al Capone, un musicista jazz nero. Nel 1926, la polizia indaga sulla scomparsa di un impiegato di nome Leonard Zelig: nel suo appartamento sono rimasti solo due indizi: una foto di Zelig con il drammaturgo Eugene O’Neill e un’altra foto di Zelig che sembra il cantante d’opera Enrico Caruso. con il costume con cui interpretava i “Pagliacci”.

Zelig, ora apparentemente un uomo asiatico, viene trovato in una casa di Chinatown e portato in un ospedale psichiatrico per essere interrogato. Quando arriva in ospedale, tuttavia, Zelig è tornato ad essere un bianco caucasico. Il rapporto del suo ricovero in ospedale afferma, tra l’altro: «Dopo il ricovero in ospedale, sembrava possedere una vera e propria scorta di diversi travestimenti che indossava misteriosamente e in un attimo, sempre nel tentativo di deridere la persona con cui si trovava. Estremamente antisociale, cattive maniere, scarsa autostima».

Quando la psichiatra Eudora Fletcher (interpretata da Mia Farrow) incontra per la prima volta Zelig, crede che sia un medico. Rimane affascinata dal suo caso e inizia a studiare le sue condizioni. Sotto ipnosi, Zelig rivela di sentirsi al sicuro quando è come le altre persone e che vuole essere solo apprezzato. Ricorda che la sua condizione si è manifestata per la prima volta quando fu circondato da un gruppo di persone intelligenti che gli chiesero se avesse letto Moby Dick. Zelig si vergognava di ammettere di non aver letto il romanzo, e quindi finse il contrario.

Ma l’entourage dell’ospedale combatte le teorie innovative della dottoressa Fletcher, e sottopone Zelig ai trattamenti psichiatrici tradizionali. Interviene una sorellastra di Zelig, che lo porta via dall’ospedale: ne fa un fenomeno da baraccone, in combutta con il suo amante, per sfruttarne economicamente la popolarità. La dottoressa Fletcher cerca di ottenere la custodia legale di Zelig, ma i tribunali la respingono. Dopo qualche tempo, la sorellastra viene uccisa dal suo amante in un omicidio-suicidio e Zelig scompare di nuovo.

Zelig riappare alle macchine da presa a Roma, nelle vesti di un prete cattolico che si trova nell’entourage di Papa Pio XI: è uno scandalo internazionale. Viene così riportato negli Stati Uniti, dove ritorna ricoverato al Manhattan Hospital. Lì, il dottor Fletcher interviene di nuovo per curare Zelig: lo porta nella sua casa di campagna per la terapia, e ingaggia suo cugino per filmare segretamente le loro sessioni. È certa che il suo lavoro, e le sedute registrate, guadagneranno riconoscimento e attenzione alle sue teorie scientifiche.

Qualche tempo dopo, ricordando il lavoro della Fletcher con Zelig, il famoso psichiatra Dr. Bruno Bettelheim (un cameo nel falso documentario) afferma che, a suo parere, nonostante tutti gli apparenti cambiamenti nell’aspetto e nella personalità, Zelig era davvero abbastanza normale: è il “conformista definitivo”.

Quando il dottor Fletcher non riesce a fare progressi con Zelig e non riesce a convincerlo che lui stesso non è uno psichiatra, prova la psicologia inversa e chiede aiuto al “dottor Zelig” per i suoi problemi, assumendo le condizioni di Zelig come sue. Gli dice che ha discusso del romanzo Moby Dick con gli amici, ma in realtà non aveva mai letto il libro. Alla fine Zelig crolla, ammette di non essere un medico e nega persino di essere Leonard Zelig. «Non sono nessuno», protesta.

Usando l’ipnosi, il dottor Fletcher approfondisce la personalità di Zelig e fa suggerimenti post-ipnotici per modificare il suo comportamento. Dopo un periodo di adattamento di due settimane, Zelig viene dichiarato guarito. Lui e Fletcher sono di nuovo celebrità, festeggiate da politici, magnati dei giornali e star del cinema. Fletcher trova fama e celebrità meno gratificanti di quanto avesse sperato. Lei e Zelig si sposano e lei trae forza da lui (la trama del film è piena di riferimenti autobiografici alla realtà di Woody Allen e Mia Farrow, a quel tempo sentimentalmente legati, anche se non si sono mai legalmente sposati).

Poco dopo, Zelig scompare di nuovo. Nonostante una caccia all’uomo in tutto il mondo, non può essere trovato. Alla fine, nel 1932, Fletcher vede un cinegiornale che lo mostra a una manifestazione del partito nazista. Salpa per l’Europa, senza però riuscire a trovarlo. Sente però che i nazisti terranno il loro più grande raduno a Monaco e, mentre scruta la folla durante un discorso di Adolph Hitler, vede Zelig seduto sul podio dietro il cancelliere nazista. Dopo una serie di ulteriori disavventure, che rafforzano il lato umoristico e surreale del film, Zelig e la dottoressa Fletcher vengono accolti come eroi quando arrivano a New York: dopo essere riuscito a risolvere i suoi problemi legali, Zelig si risposa con Fletcher.

Nella realtà di Woody Allen e Mia Farrow avviene esattamente il contrario ed inizia, dopo l’uscita e il grande successo del film, una separazione fra i due ed un aspro contenzioso legale le cui conseguenze durano fino ai nostri giorni[3].

Ma non sono gli scandali legati alla loro disputa legale che interessano il tema dell’inconscio, ma la tesi che il film sottende: nella grande maggioranza della vita cosciente si può trascorrere l’intera esistenza disinteressandosi dei messaggi che provengono dall’inconscio e ignorandone addirittura l’esistenza. Ma è nelle situazioni di sofferenza ‒ angoscia, fobie, insonnia, perdita di controllo ‒ che si ricorre all’analisi come specifica possibilità di cura che indaga le motivazioni inconsce dei comportamenti. In modo particolare, la psicologia sociale estende l’indagine ai comportamenti dei diversi gruppi sociali e degli individui come membri di tali gruppi. Le ricerche della psicologia sociale forniscono elementi che permettono di affrontare quei termini come massa, gruppo, ruolo, e le modalità di comportamento come il conformismo. Questa continua lotta tra bisogni e desideri inconsci e la loro attuazione nella realtà, è regolata dal modo in cui si articola la struttura della personalità.

Di nuovo, lasciando ad altri di approfondire tali problematiche di analisi, è la componente cinematografica che più ci appassiona relativamente all’analisi di Zelig. Woody Allen ha realizzato con quest’opera di cui è autore, regista ed interprete, una serie di risultati di grande importanza.

Innanzitutto ha realizzato una commedia umoristica di grande successo, con cui ha divulgato i temi psicoanalitici ad un pubblico mondiale, e con grande interesse (il film fu presentato alla Mostra di Venezia, in cui fu premiato, così come raccolse vari riconoscimenti in Italia e negli USA; ha incassato nel mondo dodici milioni di dollari).

Woody Allen aveva già sperimentato il “finto documentario” (mockumentary) quando aveva raccontato a modo suo le guerriglie caraibiche in Prendi i soldi e scappa (Take the Money and Run, 1969), ma nel film Zelig raggiunge un perfezionismo formale mai tentato prima: usa lenti, macchine e pellicole degli anni ‘20 per girare le scene nuove col sapore “antico” delle pellicole originali, interviene con tutti i ritrovati della tecnica digitale (nel 1983…) per inserire il suo personaggio nei filmati d’epoca originali, ricostruisce giornali, canzoni e spettacoli per dare un tono di verità a quanto mostrato, si avvale della collaborazione di veri studiosi (Susan Sontag, Saul Bellow, Bruno Bettelheim, ecc.), mescola le loro “interviste” a filmati di repertorio con Josephine Baker, James Cagney, Charles Chaplin, Dolores del Rio. In più inserisce personaggi storici ben conosciuti (il gangster Al Capone, il presidente Calvin Coolidge, il famoso giocatore di baseball Joe DiMaggio, l’aviatore Charles A. Lindbergh, lo scrittore F. Scott Fitzgerald, e altri) per aumentare le credibilità e veridicità di quanto mostrato.

Il film è infarcito del tipico umorismo di Woody Allen:

«Il Ku Klux Klan, che vedeva Zelig come un ebreo, capace di trasformarsi in negro e indiano, lo considerava una tripla minaccia.»

Leonard Zelig in veste di psicanalista: «Ho un caso interessante. Sto curando due coppie di gemelli siamesi con doppia personalità. Vengo pagato da otto persone.»

Supposta moglie di Zelig: «Mi ha sposato alla First Church di Harlem. Mi ha detto che era il fratello di Duke Ellington.»

Narratore: «Che Zelig possa essere responsabile del comportamento di ciascuna delle personalità da lui assunte significa decine di cause legali. È stato citato in giudizio per bigamia, adulterio, incidenti automobilistici, plagio, danni domestici, negligenza, danni alla proprietà ed esecuzione di estrazioni dentali non necessarie.»

Questa caratterizzazione umoristica, oltre a decretarne l’ampio successo, ha divulgato i temi del film con ancora maggiore forza di convincimento.

Woody Allen (e Mia Farrow, che deve aver notevolmente contribuito all’ideazione del soggetto) riesce quindi a costruire un monumento (tutto fittizio) alla pressione sociale e alle forze che, sfruttando le capacità inconsce della personalità di un individuo, lo rendono capace di conformarsi in maniera totale ai modelli che la società gli propone come vincenti.

La resa cinematografica è particolarmente convincente e divertente, con spunti umoristici notevoli, ma il meccanismo (sebbene esagerato) è un precursore immediato di quanto accade oggi, con risultati molto più inquietanti, negli spazi “social” degli strumenti informatici: oggi davvero Zelig e tutte le capacità mimetiche dell’inconscio si realizzano quotidianamente nelle pagine degli interventi dei commenti su Facebook.

Il “conformista definitivo”, che aveva vaticinato Bruno Bettelheim negli anni ‘80, si è realizzato ai nostri giorni: non c’è bisogno di modificare i tratti somatici delle persone né di immaginare Zelig l’uomo camaleonte: oggi negli spazi social che hanno preso in ostaggio la nostra esistenza e la nostra politica, migliaia di Leonard Zelig esercitano le pulsioni del loro subconscio per esprimere con meme, commenti e fake news tutte le loro pseudo-verità qualunquiste e conformiste.

E noi, come i Krell di “Pianeta proibito”, rischiamo seriamente l’estinzione…

 

Solaris

titolo originale: Солярис, translitterazione Solyaris

anno: 1972, Unione Sovietica

regia: Andrej Tarkovskij

soggetto: Stanisław Lem (romanzo)

fotografia: Vadim Jusov

montaggio: Ljudmila Fejginova

effetti speciali: V. Sevost’janov, A. Klimenko

musiche: Eduard Artem’ev

scenografia: Michail Romadin

interpreti: Donatas Banionis, Natal’ja Bondarčuk, Jüri Järvet, Anatolij Solonicyn

Premiato a Cannes 1972, nel 1968 la Tv sovietica ne aveva fatto uno sceneggiato, nel 2002 il regista Steven Soderbergh ne ha girato un remake omonimo con George Clooney

 

Il pianeta proibito

titolo originale: Forbidden Planet

anno: 1956, USA (Metro-Goldwyn-Mayer)

regia: Fred M. Wilcox

soggetto: Philip MacDonald (romanzo)

fotografia: George J. Folsey

montaggio: Ferris Webster

effetti speciali: A. Arnold Gillespie, Joshua Meador, Warren Newcombe, Irving G. Ries

musiche: Bebe Barron, Louis Barron

scenografia: Hugh Hunt, Edwin B. Willis

interpreti: Walter Pidgeon, Anne Francis, Leslie Nielsen, Frank Darro

Nel 1957 la MGM realizzò uno spin-off di Il pianeta proibito, il film Il robot e lo Sputnik (The Invisible Boy), di cui è protagonista Robby il robot. Il robot è stato anche il protagonista in Italia di un famoso Carosello dalla Candy (“Or che bravo sono stato, posso fare anche il bucato?”)

 

Zelig

titolo originale: Zelig

anno: 1983, USA (Orion Pictures, Warner Bros.)

regia: Woody Allen

soggetto: Woody Allen

fotografia: Gordon Willis

montaggio: Susan E. Morse

effetti speciali: Joel Hyneck, Stuart Robertson, R/Greenberg Associates Inc, Computer Opticals Inc

musiche: Dick Hyman

scenografia: Mel Bourne

interpreti: Woody Allen, Mia Farrow, Stephanie Farrow, Susan Sontag, Susan Sontag, Bruno Bettelheim, Irving Howe

Premiato a Venezia 1983. Il titolo del film ha dato il nome a un famoso locale di cabaret milanese, e di conseguenza ad una altrettanto famosa trasmissione televisiva di cabaret comico sulle reti Mediaset (20 anni). “Zelig TV” è un canale on demand a pagamento su Amazon Prime Video Channels, edito da Zelig Media Company.

 

Piero Nussio

Fisico, esperto di cinema

[1]    Per quanto siano strane ed “oscure”, anche per la materia e l’energia oscura vale la formula di Einstein E=mc2 che valuta la convertibilità di materia in energia e viceversa.

[2] Notizia tratta da un contributo su Le Scienze dell’aprile 2007

[3] Woody Allen ha anche subito dei processi, in relazione a complicati rapporti sentimentali con Mia Farrow, una sua figlia adottiva, ed altri. Woody Allen ne è stato assolto con formula piena, ma il “Movimento #MeToo” lo continua a mantenere nel mirino e gran parte della popolazione femminile americana lo osteggia.

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