ROBERTO PANI Come intendiamo oggi l’Inconscio

Come Freud intendeva l’inconscio

Nel 1885, al ritorno dalla Clinica Salpetrière di Parigi dove Charcot gli insegnò ad usare l’ipnosi come metodo di cura, S. Freud, insieme al collega Breuer, sperimentò, per la cura delle malattie mentali, metodi suggestivi inclusi sia l’ipnosi sia il metodo catartico.

Le pazienti, dopo un immediato sollievo e remissione dei sintomi isterici, tornavano da Breuer con una patologia acutizzata e nel rivederlo manifestavano eccessivi atteggiamenti affettuosi.

Freud intuì che tale affetto verso il collega doveva aver a che fare con uno specifico funzionamento psichico delle pazienti che era separato dalla coscienza e che apparteneva ad un mondo che non era sotto il controllo emotivo di queste donne. Denominò Inconscio questa istanza psichica intendendo una zona dove erano conservati ricordi rimossi che riaffioravano di fronte a chi, come Breuer, apparisse come una figura molto autorevole a Vienna, dove godeva di grande prestigio. Tale figura veniva associata a un’immagine salvifica, certamente eroica, quindi appariva molto idealizzata.

A questo punto Freud cominciò a teorizzare la presenza di un mondo inconscio che era un mondo non visibile che F. Fornari denominò “l’ordine della notte”, parallelo a quello diurno governato dalla coscienza e dalle ragione “l’ordine del giorno”.

Il mondo inconscio nelle successive descrizioni dopo il 1901e 1902, nell’ Interpretazione dei Sogni e Psicopatologia della vita quotidiana, non segue la logica delle ragione, né il principio deduttivo ed induttivo, ma in esso governa il mondo biologico pulsionale che funziona senza tempo, spazio, grammatica e sintassi. Freud collega il modello di funzionamento dell’Inconscio attraverso il medesimo funzionamento dei sogni, la cui logica e sintassi si esprimono in modo ermetico, sintetico e simbolico. Freud descrive il linguaggio dei sogni prendendo a prestito concetti tipici della Fisica ottocentesca considerata la Scienza delle Scienze. Si parla per esempio di meccanismi come condensazione, sublimazione, fusione, trasformazione ecc.

Egli scriverà successivamente che l’inconscio segue il processo primario che è sia topico, (ES) sia dinamico, nel senso che raggiunge dal mondo di nessuno vari gradi di coscienza.

Le pulsioni inconsce seguono il principio del piacere mentre la psicoterapia avrà il fine di rafforzare la coscienza dell’Ego per seguire il principio di realtà. La cura psicoanalitica si propone quindi di trasformare ciò che è inconscio, immorale e non padroneggiabile dall’Ego in realistico e virtuoso (l’Ego padrone in casa propria). Secondo Freud il mondo inconscio è facilmente rimosso dalla coscienza nei suoi contenuti penosi, ma continua a disturbare l’Ego inducendolo in contraddizioni nevrotiche nella vita reale.

Durate le sedute psicoanalitiche il soggetto è invitato a verbalizzare cercando di catturare i propri pensieri e le fantasie nel modo più spontaneo possibile. Dal percorso di cura che si svolge secondo una natura processuale il fattore psicoterapeutico più importante, se non l’unico che permetteva di approcciare il funzionamento del mondo inconscio (psichismo) rimane per Freud il transfert o traslazione.

Il paziente, coinvolto nel lavoro psicoanalitico, traspone a livello inconscio alcuni sentimenti ed emozioni sulla figura dello psicoanalista, proprio quei vissuti che sono associabili ad eventi psichici rimossi nel mondo interno. Tali eventi psichici riguardano situazioni remote del soggetto che hanno una natura penosa e per questa ragione vengono allontanati dalla coscienza.

Gli affetti rimossi nel mondo interno sono congelati, ma non inattivi, e si esprimono durante il lavoro analitico, in particolare attraverso il transfert che in qualche modo rappresenta una riedizione del passato. Si tratta di una ripetizione dinamica di vissuti del paziente che lo psicoanalista è in grado di utilizzare a fini terapeutici. Le scoperte freudiane sul funzionamento dell’inconscio e del transfert gli permettono di chiarire quelle osservazioni sugli “strani” affetti delle pazienti verso Breuer nel 1885.

Il transfert non dovrebbe essere scambiato con il processo di idealizzazione che secondo Freud in prima istanza riguarda la spinta attrattiva che aiuta il bambino ad identificarsi con un modello che nel maschietto si configura come quello paterno.

L’idealizzazione comunque può essere mantenuta anche nell’adulto in funzione di meccanismo di difesa dell’Ego: infatti nel caso in cui sia preponderante un vissuto di fragilità e di impotenza nel soggetto, è possibile che una figura molto stimata o con caratteristiche positive e apprezzabili sia vissuta e idealizzata in modo grandioso. Il senso di impotenza del soggetto viene trasformato e idealizzato nel suo contrario. Inoltre l’idealizzazione nelle relazioni amorose potrebbe funzionare come copertura di ciò che non sarebbe accettabile della realtà o del partner nascondendo i difetti e come suggerisce nel 1819 il filosofo A. Schopenhauer, immaginando una specie di velo di Maja.

Oltre le associazioni spontanee e il transfert, un altro strumento perrendere conscio l’inconscio” è, come già citato, interpretare i sogni, attraverso i quali il mondo inconscio può emergere, a conferma che durante il trattamento psicoanalitico l’inconscio può essere conosciuto.

Sino a qui Freud ci ha fornito strumenti, attraverso una prima geniale e importante ipotesi, per comprendere cosa sia il mondo inconscio e come funzioni negli esseri umani. Ma la genialità del Maestro si basava su ipotesi ricavate con metodo empirico, cioè sulla base di un ascolto attento dei suoi pazienti, ed un confronto clinico con i suoi allievi e collaboratori che lo accompagnarono nel processo di ricerca sulle malattie nervose.

 

L’inconscio oggi

Grazie all’apporto delle Neuroscienze, alla Psicologia Sperimentale, alla Fisiologia e Endocrinologia, oggi possiamo contare su importanti conoscenze del cervello e del funzionamento della mente.

L’inconscio, lungi da essere paragonabile a una sostanza o un contenitore, può essere considerato come il funzionamento di una struttura neuro- psichica: questa appare come costruzione funzionale in grado di generare in modo progressivo simboli. L’inconscio può essere identificato nella simbolopoiesi che si svolge lontano dalla coscienza cognitiva. Fin dall’epoca fetale, la mente si configura come una istanza capace di assimilare metafore che si assimilano e si integrano tra loro e poi si accomodano ancora in connessioni continue e progressive.

Sappiamo, attraverso strumenti ecografici ed elettronici, che il feto è già in grado dopo i primi mesi di familiarizzare con la chimica del cibo di cui la madre si nutre, con i battiti del suo cuore, con il timbro della sua voce, con i ritmi dei suoi movimenti fisiologici e corporei.

Inoltre nel feto, a livello del sistema limbico in formazione e subito dopo la nascita, la sensorialità del neonato già molto attiva, permette a livello emotivo di registrare e di memorizzare nel cervello e nel corpo stimoli e informazioni propriocettive riguardo ad un Ego che tende ad essere protagonista del mondo esterno. Certi ricordi infatti, poiché non sembra esserci distinzione tra stimoli reali e immaginati, riguardano la cosi detta memoria implicita. Questa memoria di base fa riferimento alla porzione di cervello fatta a mandorla, l’amigdala, che insieme all’ipotalamo e all’ ippocampo formano le strutture della corteccia antica, che contribuiscono alla salvezza istintiva e automatica dell’organismo.

La memoria implicita dunque non è rimossa perché non è mai stata ricordata, a differenza di quella scoperta da Freud (esplicita o narrativa). La memoria osservata da Freud poteva, dopo i 5 anni del bambino, essere rimossa, cioè relegata fuori dalla coscienza perché a livello inconscio indesiderata.

Attraverso gli studi neurofisiologici più recenti e nuove riflessioni nel campo della clinica abbiamo oggi una conoscenza del funzionamento umano e in particolare del mondo interno dell’individuo, assai più complesso. Tali conoscenze rendono il trattamento analitico del mondo interno inconscio più completo.

 

Già nel 1971 Piaget parlava di assimilazione, come capacità di selezionare e incorporare nuove esperienze e informazioni agli schemi già in possesso, mentre l’accomodamento modifica e adatta gli schemi cognitivi preesistenti a quelli precedenti, cioè già appresi.

In relazione al contesto circostante si crea quindi una continua integrazione tra le vecchie esperienze emotive di esperienze relazionali e non solo, con quelle precedenti.

Le esperienze sensoriali portano a configurare alcune percezioni nel futuro nascituro sempre più in modo specializzato e concreto.

Sin dalla nascita, quindi il feto migliora le sue funzioni attraverso progressive formazioni di simboli, codificabili in memoria: la memoria primitiva viene assorbita implicitamente. Si stabilisce una processualità simbolopoietica nella quale simbolo su simbolo in connessione contigua e progressiva producono, in base alle prime esperienze sensoriali, nuclei affettivi e cognitivi.

Tali nuclei che fanno parte delle corteccia prefrontale s’attivano in tutte le funzioni esecutive, creazione di strategie e progetti, controllo delle emozioni, attenzione, concentrazione, autocontrollo degli impulsi ecc.

La corteccia prefrontale completa il processo di mielinizzazione solo quando il soggetto raggiunge circa i 25 anni e quindi a quell’età il giovane raggiunge la piena maturità sul controllo degli impulsi, sul ragionamento e la progettazione. Le cellule percettive del cervello, cioè i neuroni percettivi aggregati in assoni, costituiscono fonti elettriche che unitamente alla biochimica delle reti neurali del cervello rendono funzionante la mente. Quindi la mente partendo dai contatti interpersonali e da quei funzionamenti neuromentali inconsci inizia la sua nascita fin dall’epoca fetale. Procede in un processo durante il quale sintetizza le attività superiori del cervello, includendo anche quelle affettive di quel neonato e poi del bambino. In questa fase si formano i primi affetti che andranno a costituire le precondizioni su cui il cervello si baserà per tutta la vita. Il cervello non è dato dal genoma dell’homo sapiens, se non nella sua macromorfologia, ma la microstruttura con il relativo funzionamento tramite le sinapsi viene appresa, in modo assolutamente individuale, sotto forma di reti neurali.

Nel sistema limbico a livello subcorticale profondo governa appunto l’amigdala che mantiene una memoria sensoriale primitiva e attribuisce significato emotivo a informazioni di stimoli provenienti dal mondo esterno, dall’interno del corpo e dal cervello, come pensieri e ricordi.

Quel che interessa il funzionamento psichico cosi detto inconscio riguarda il nostro vissuto. Il vissuto delle cose riguarda i nuclei affettivi e cognitivi collegati alle reti neurali che producono attività mentale, pensieri e fantasie inconsce. Tali nuclei affettivi e fantasie inconsce agiscono come interlocutori dell’Ego protagonista e quindi della mente.

Il dialogo degli interlocutori quelli che sostengono l’Ego o che lo deprimono costituisce l’intero vissuto dinamico della mente.

La mente infatti è rappresentabile come un teatro J. Mc Dougall Teatri dell’Io (1988) e Teatri del corpo (1990).

In altre parole, le primissime esperienze sensoriali sperimentate dal feto alla nascita e dalla nascita all’età adolescenziale e poi all’età adulta, generano nuclei emotivi-cognitivi che creano nel cervello e nella mente il vissuto soggettivo delle esperienze sia interne che esterne.

Il mondo interiore di ogni soggetto è dunque governato da vissuti: questi derivano dalle catene di esperienze integrate di emozioni e colorate di intenzioni. Le emozioni si traducono in voci di interlocutori che ci parlano dentro e ci influenzano nelle fantasie scatenando umori, decisioni e comportamenti.

I sogni sono la prova di questi personaggi interiori che ci parlano dentro e le sensazioni espresse liberamente come le stesse fantasie e pensieri che scorrono permettono di accedere al mondo interno. Nelle psicopatologie severe le allucinazioni e i deliri dimostrano anche troppo concretamente la presenza di questi personaggi spesso maligni e persecutori che dominano il mondo interno a dispetto dell’Ego.

Freud nell’apparato strutturale (1923) immagina che l’Ego abbia tre interlocutori con cui dialogare e gestire: l’ES il terreno neutro di nessuno dove sorgono ed agiscono le pulsioni biologiche che fanno pressione per essere accolte e gratificate dall’Ego, le normative della realtà esterna rigide e severe che seguono il principio di realtà, delle quali l’Ego deve farsi carico e  Il Super-Ego, istanza psichica, spesso severa e sadica  che agisce a livello inconscio e condiziona il comportamento etico-morale dell’Ego.

In realtà oggi sappiamo che il vissuto dell’Ego, cioè il suo teatro psichico interno, è costituito dall’insorgere primitivo di nuclei emotivi-cognitivi che creano nella mente voci silenti che condizionano l’umore, l’entusiasmo e le scelte operative nel comportamento. Queste voci che si impongono come personaggi già incontrati interiormente si presentano nelle gravi patologie con “voci” chiassose e devastanti sotto forma di deliri, di allucinazioni o allucinosi.

Imbasciati (2020) concepisce una neuro-psicoanalisi dove l’inconscio non è più un mistero.

La mente – sostiene l’autore – inizia fin dall’epoca fetale e procede nel neonato e nel bambino da un primo apprendimento interpersonale e inconscio verso quell’attività neuromentale che si chiama affettività e che costituisce la base su cui il cervello viene a essere costruito per tutta l’intera vita. Il cervello non ha nulla a che fare con il genoma dell’Homo sapiens, se non nella sua macromorfologia, ma la microstruttura col relativo funzionamento delle sinapsi viene appresa, in modo assolutamente individuale, sotto forma di reti neurali. Nessuno ha un cervello uguale a quello di un’altra persona. La qualità di un cervello, nell’ottimalità dei propri modi di funzionare piuttosto che in difetti fino alle patologie, dipende dalla qualità dei primi apprendimenti affettivi derivati dalle cure genitoriali primarie. Il concetto di bodybrainmind concepito da Imbasciati, prevede un Organismo umano che funziona di continuo da livelli completamenti inconsci sino a livelli più coscienti, comunicando e metabolizzando stimoli provenienti dal corpo che vanno alla rete neurale e poi confezionano quella particolare e soggettiva mente che è “proprio la nostra mente”.

 

Prof. Roberto Pani

Alma Mater Studiorum, Bologna

Specialista in Psicologia Clinica, psicoterapeuta e psicoanalista

Membro Didatta SIPsA

 

Bibliografia

Fornari F. (2011), Scritti scelti di Franco Fornari, Cortina, Milano.

Freud S.(1937), Compendio di Psicoanalisi, Boringhieri Opere, Torino.

– (2017), Compendio di tutti gli scritti, Boringhieri, Torino 2017.

Imbasciati A. (2020), Bodybrainmind, Mimesis, Milano.

Mancia M. (2004), Sentire le parole, Boringhieri, Torino.

McDougall J.(1988), Teatri dell’Io, Cortina, Milano.

(1990), Teatri del Corpo, Cortina, Milano.

Pani R. (1989), Le tecniche psicoanalitiche per adulti, Piccin, Padova.

Piaget J (1972), La rappresentazione del mondo del fanciullo, Boringhieri, Torino.

Schopenhauer A. (1818/1819), Die Welt als Wille und Vorstellung, tr.it. Il mondo come volontà e rappresentazione, secondo volume, Laterza, Bari,1928.

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