SILVANA ROSITA LEALI Desiderio e poesia nei paesi etnei

L’inconscio è Baltimora all’alba

(J. Lacan)

Trasmissione

Nel luglio del 1978, a Parigi al IX congresso EFP, Lacan affermava:

«La psicanalisi è intrasmissibile». Non esiste un sapere universale, è necessario che lo psicoanalista «reinventi il modo in cui la psicoanalisi possa durare» (J. Lacan, Proposta del 9 ottobre intorno allo Psicanalista della Scuola in «Scilicet 1/4», Ed. Feltrinelli, Milano, 1977)

 

Desiderio

La psicoanalisi nasce da un desiderio: il desiderio inconscio freudiano e il desiderio, inedito, per Lacan, di fine analisi.

Il desiderio non è potenza, non è volontà, non è il comando dell’io: è soggettività e al tempo stesso è il «contrario, si oppone alla soggettività come una resistenza, un paradosso, un nucleo rigettato, ripudiabile» (Lacan J., 1958-1959, Il Seminario. Libro VI. Il desiderio e la sua interpretazione, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2016, p. 522).

 

Il mio desiderio è essere testimone, da cantastorie immigrata in Sicilia, la pratica di Lacan nei paesi etnei attraverso l’ascolto e la creazione della Poesia che dialoga con l’inconscio.

Questo lavoro è stato presentato durante il festival di poesia Prestigiacomo, a S. Mauro di Castel Verde (Palermo), nelle Madonie; quest’anno il tema del premio letterario era “il desiderio” ed una parte è stata riservata alla psicoanalisi.

 

Cantastorie

Il mercato (“suq”), la piazza, le strade sono stati, fin dalle origini, i luoghi privilegiati dai cantastorie e dai poeti. Il cantastorie era una figura errante, raccoglieva i sintomi, i sospiri della gente, li trasponeva in parola cantata e scritta, trasformava i desideri in legami sociali e la sofferenza in accoglienza.

Cosa raccoglie oggi un cantastorie? Raccoglie il desiderio dal luogo dell’Altro (Altro Familiare e Sociale).

La pratica Lacaniana è presenza sul territorio, non di risposta ai problemi sociali, ma dal lato della domanda, di raccolta di nuovi significanti.

Si pratica ciò che resta di un’analisi: una traduzione di un sapere non universitario, traduzione che, per l’etimo della parola, significa testimoniare.

I luoghi di partenza sono stati i paesi della Sicilia sud orientale.

 

I Paesi Etnei

Sono paesi marchiati da storie e storia di diseguaglianze, privilegi, rassegnazione e forze creative.

Sono nati dalla pietra vulcanica, dalla sciara, sopravvissuti a terremoti e faglie, consacrati a la Santuzza, Sant’Alfio e ad altri martiri. Sono paesi dell’area metropolitana di Catania sospesi tra desideri impossibili e possibili, tra sacro e profano, familismo e invenzioni di comunità.

Gli inizi di questa pratica che voglio raccontare sono stati le presentazioni delle poetesse etnee.

 

Poetesse etnee

Le poetesse etnee, non sono l’invenzione delle Personagge (1), figure narrative della Società Italiana delle Letterate: sono donne comuni, conosciute in gruppi di lettura e associazioni di volontariato.

Le poetesse si autodefiniscono ignoranti perché non hanno potuto studiare.

Hanno passioni forti: il ricamo, il giardinaggio, il cucito, l’amore per gli animali. Vivono in continuo stato di ispirazione.

Scrivono sul tavolo di una cucina, sulle pagine di fb, nei giornali locali.

Le presentazioni dei libri delle poetesse e dei poeti etnei sono accadute: nelle cantine, nei laboratori di danze (al Feotto di Fiumefreddo, all’Isola di Luce a Gravina), negli aperiswing e nelle stazioni abbandonate della valle del Simeto.

Le presentazioni non sono le presentazioni cliniche di Lacan raccontate dai soggetti malati.

Sono esercizi di parola senza interpretazioni e giudizi letterari: il pubblico interviene, applaude e riconosce colui e colei che scrive.

 

Frammenti poetici

Alla deriva, di Lucia Patanè

È giusta la preghiera

raccoglie pensieri ed emozioni

Intorno il degrado

Soli,

In una area di piombo,

a malapena si respira

Nessun aiuto

Nessuna meta

questa nave dell’ universo

va alla deriva.

Lucia è nata nel 1944, impiegata amministrativa in pensione, ha scoperto la scrittura dopo la morte del marito.

La poesia ha permesso all’autrice di non scivolare nella malinconia, di non mutarsi in una nave alla deriva.

Al tema della solitudine di Lucia, ha risposto il godimento mistico di Paola Maugeri, musicista, poetessa e pittrice che scrive: «sulle ali dello Spirito il bruco seppe di essere una farfalla».

 

Quello che racconta Paola è un viaggio interiore di amicizia, confidenza con Gesù, i Santi e le guarigioni.

Paola ha incontrato il dolore fisico nel corpo e lo ha trasferito in poesia, musica e pittura.

Potremmo considerare i suoi incontri con Gesù e lo Spirito Santo come appartenenti al discorso mistico, ma per Lacan «la mistica è una cosa seria» (Lacan J., 1972 -1973, Il Seminario XX Ancora, Einaudi, Torino, 2011, pp. 71 -72), l’io non sa nulla dei desideri del soggetto; in questo senso, come ha sottolineato A. Di Ciaccia, Lacan ha potuto affermare che l’inconscio è una sorta di trascendenza interna che trascende il soggetto. La parola è soddisfazione «l’inconscio è che l’essere parlando gode» (ibidem, p.104).

Sorprende, nella lettura poetica, la singolarità di queste donne “comuni”. Ognuna di esse è in bilico in una posizione femminile non fallica, di un sapere non saputo.

Poetesse che albergano nella parola e la trasferiscono su appunti, fogli volanti e quaderni della spesa. Sono portatrici di logos da trasmettere/da mettere insieme. Quali ideali, contraddizioni, affetti, insofferenze mettono insieme?

Dove si annida la poesia nella vita quotidiana? La scrittura, praticata dentro le mura di casa, sembra essere la chiave di accesso al mondo.

La poesia, come godimento di parola, può condurre verso un Gaio Sapere?

Il Gaio Sapere ovvero quella «gioia relativa al sapere che consiste nel fare posto al godimento nell’esercizio del sapere» (Lacan. J., Radiofonia, p. 83).

 

Cantieri di bellezza

Il cantiere (dal latino cantherius cavallo castrato, in seguito cavalletto di sostegno) è un’area di lavoro per la costruzione di fabbricati ed edifici pubblici.

La costruzione dei “cantieri di bellezza” prende spunto dalle “poetiche di cura” e dalle iniziative dell’associazione La tela del Mediterraneo.

La “poetica della cura” fa parte dell’eredità del pensiero di F. Basaglia che, come Lacan, ha avuto cura della soggettività umana e cura di chi cura.

La Tela del Mediterraneo è un progetto ideato dalla filosofa Esther Basile che vuole creare una rete di saperi, linguaggi femminili e carte dei diritti delle donne del Mediterraneo.

I nostri “Cantieri di bellezza” sorgono in diversi luoghi del territorio agriturismi, piazze, associazioni, passeggiate e sagre popolari, a fera.

Poeti, artigiani, produttori di vini, insegnanti, mediatori culturali e amministratori si riuniscono attorno a un tavolo per un bene comune.

Al banchetto possono essere invitati un prete, un ateo, un ignobile, un galantuomo, una donna, un bambino, un cane …ma qualcosa di perturbante può irrompere sulla scena.

I linguaggi possono accendersi, i discorsi diventare imperativi.

La presenza della psicoanalisi nei Cantieri è di far circolare quella moneta, chiamata da F. De Saussure parola, Kalimat “parola” che, secondo un proverbio arabo equivale a “ogni parola è un uomo”.

Il discorso dell’analista si oppone al desiderio di padronanza, preserva un vuoto, un’attenzione ai detriti e alla frattura della parola. Ai godimenti sociali, al pensiero unico risponde con la sottrazione e con l’etica della singolarità.

 

E la Poesia?

La presenza dei poeti ai banchetti, è la testimonianza di un corpo parlante, le loro poesie sono poesie viventi, atti poetici singolari: in sostanza poetiche analitiche.

“Poetica analitica”, così viene chiamata da Maddalena Bergamin, è una pratica che mette al posto del comando «la singolarità delle esperienze poetiche» perché «l’importanza di una poesia non risiede nello statuto di forme letterarie, ma in quello che fa risuonare al lettore» (Luis Izcovich, I Marchi di una psicoanalisi, p. 87).

Il soggetto poetico emerge dalle fessure di un desiderio condiviso con gli altri.

Si condivide un canto, u ballettu, un trauma, una paura, qualcosa di indicibile. Nel banchetto poetico c’è posto per tutti: per chi danza e non sa danzare, per chi sa scrivere e non scrive.

Si abita la lingua, lalangue, i suoni prima della parola, quando le madri migranti, per il poeta siriano Adonis «cantavano la poesia facendo ballare i propri figli nei deserti».

La lingua poetica «monta come il latte» (Andrea Zanzotto in petel di Filò,1976) dialoga con l’inconscio e sfiora il reale.

Può la poesia, non dal lato del simbolico, ma come espressione del corpo parlante accedere alla clinica del desiderio? Poiché come ha confidato, nel suo lavoro in analisi, una poetessa ignorante «poco quello che so, tanto quando mi confronto».

 

Se l’inconscio è l’alba a Baltimora (J. Lacan in «La Psicoanalisi» n. 60-2016, pp. 9 e 23), sotto un vulcano attivo, potrebbe l’inconscio essere un tramonto?

«Chista è ‘a vita…»: detriti, frammenti, cenere, sciara, acqua del linguaggio dei paesi etnei sospesi tra superstizione, scientismo e nuovo sciamanesimo e dove la psicanalisi in putia (bottega) è una scommessa tra il cuttigghiu (chiacchiericcio quotidiano) e la parola.

 

Silvana Leali

Psicanalista Membro Scuola FPL

Mascali (Catania)

Note

(1) «vogliamo chiamarle così, con un gesto di arbitrio creativo sulla lingua» in www.societadelleletterate.it

 

Bibliografia

Bergamin M.(2017), L’ultima volta in Italia, Interlinea, Novara

Di Ciaccia A. Recalcati M. (2000), Jacques Lacan, Bruno Mondadori, Milano

Di Maria E. (2021), C’era una volta in Sicilia, Fatti e misfatti nelle pieghe della Storia, Algra Editore, Viagrande (Ct)

Fortuna F. (2022), Lezioni di psicodramma freudiano, Alpes Roma

Izcovich L. (2022), I Marchi di una psicoanalisi, Eterea Edizione, Roma

– (2023) La Pratica di Lacan. Nove autori raccontano (sotto la direzione di L.Izcovich), Eterea Edizione, Roma

Lacan J. (1958-1959), Il Seminario. Libro VI. Il desiderio e la sua interpretazione, Einaudi, Torino,2016

– (1972-1973), Il Seminario. Libro XX. Ancora, Einaudi Torino, 2010

Malquori P.(2022), Lacan al di là delle frontiere, Castelvecchio

Milazzo F.(2017), Senso e Godimento la follisofia di J.Lacan, Galaad Edizioni, Rende (Cs)

Soler C.(2011), Lacan, l’Inconscio reinventato, Franco Angeli, Milano

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