FRANCESCA ANDRONICO, MARIO MORETTI Il Viaggio esistenziale: profili psicologici di Ulisse, Circe e Penelope

La storia di Ulisse, Circe e Penelope è un affascinante racconto dell’antica mitologia greca. Questi tre personaggi sono stati protagonisti di avventure epiche e di profonde sfide emotive. In questo articolo, esploreremo brevemente la loro storia e poi li analizzeremo singolarmente da un punto di vista psicologico, cercando di comprendere i motivi e i processi interiori che hanno guidato le loro azioni. Cercheremo anche di comprendere i paradigmi esistenziali che la loro mitologia richiama.

Ulisse, leggendario eroe greco, è il protagonista dell’Odissea, un poema epico attribuito a Omero. Dopo la lunga guerra di Troia, egli intraprende un viaggio di ritorno verso la sua patria, Itaca. Durante il suo percorso, incontra numerose avversità, tra cui creature mitiche, tempeste e tentazioni seducenti.

Una di queste tentazioni è rappresentata da Circe, una potente strega che trasforma gli uomini in animali con la sua magia. Circe riesce ad affascinare Ulisse con il suo potere e lo intrappola nella sua isola per un certo periodo. Tuttavia, Ulisse riesce a resistere al suo incantesimo e, con il tempo, convince Circe a liberarlo e ad aiutarlo nel suo viaggio di ritorno.

Nel frattempo, Penelope, moglie di Ulisse, lo aspetta fedelmente a Itaca. Mentre Ulisse affronta le sue avventure, Penelope si trova nel difficile compito di difendere il suo regno dagli uomini che cercano di sposarla per ottenere il trono. Penelope dimostra una notevole astuzia e ingegno, rimandando i pretendenti e mantenendo viva la speranza del ritorno di Ulisse.

Il mito di Ulisse offre un’interessante opportunità di analisi psicoanalitica. Il suo viaggio di ritorno verso Itaca dopo la guerra di Troia è molto più di un semplice spostamento fisico; rappresenta un’epica avventura interiore che offre un’ampia gamma di spunti per esplorare la psiche umana.

Ulisse, come esposto nel testo Esperienze di Viaggio, Il Diario di un Marinaio (Andronico F., Olivieri A., 2021) in prima battuta richiama il profilo psicologico del marinaio simbolo del viaggio esistenziale dell’essere umano, in continuo movimento, immerso in un percorso che lo porta a esplorare le profondità del proprio essere e a cercare significato e realizzazione nella vita. In questo incedere, il marinaio si configura come una metafora affascinante, poiché rappresenta il viaggiatore intraprendente e coraggioso che si imbarca verso l’ignoto, ed in tal senso Ulisse è espressione in grado di sublimare questo archetipo (Jung, 1977).

Il “marinaio” Ulisse disegna i lineamenti simbolici dell’anima avventurosa e in cerca di conoscenza che si imbarca su una nave, lasciando la terra ferma per esplorare la vastità e la pericolosità dei flutti, e tutto questo non tanto o non solo per propria volontà, ma per necessità indotta dalle forze divine superiori. Il mare, con la sua immensità e i suoi misteri, con la precaria ed imprevedibile mutevolezza, simboleggia l’inconscio e tutte le possibilità inespresse che si nascondono nell’individuo. Come il marinaio che solca le acque per scoprire terre sconosciute, l’essere umano intraprende un viaggio interiore alla ricerca del proprio sé più profondo e autentico.

Il viaggio di Ulisse è metafora dell’inconscio e del processo di individuazione. Attraverso le sue sfide e i suoi incontri, l’eroe si confronta con i suoi demoni interiori, le sue paure, i suoi desideri nascosti e le sue pulsioni più profonde. Il suo viaggio simboleggia il percorso di auto esplorazione e di scoperta di sé che ogni individuo affronta più o meno consapevolmente nel corso della propria vita.

Ulisse è coraggioso e audace. Egli affronta le tempeste, naviga in acque sconosciute e si scontra con le insidie del mare. Queste doti richiedono altre qualità a loro sostegno, una grande determinazione e una volontà di superare le sfide che si presentano lungo il cammino. Similmente, il viaggio esistenziale dell’essere umano necessita di una dose di coraggio per affrontare le incertezze e le difficoltà che l’imperscrutabile destino presenta.

Inoltre è un individuo avventuroso e curioso. Egli è mosso dalla sete di conoscenza e dall’attrazione per l’ignoto. Il marinaio nel suo viaggio scopre nuove culture, incontra persone diverse e si immerge in esperienze che ampliano la sua prospettiva. Analogamente, l’essere umano è spinto a cercare nuove esperienze, ad aprirsi alle diversità e a crescere attraverso l’esplorazione e la scoperta di sé e del mondo che lo circonda (Andronico, Olivieri, 2022).

L’aspetto più interessante dell’immagine del marinaio come metafora del viaggio esistenziale umano risiede nella sua connessione con l’inconscio, deposito di tutte le esperienze e le emozioni che non sono ancora emerse nella consapevolezza dell’individuo.

Esplorando il mare dell’inconscio, il marinaio si avventura verso le profondità della psiche, alla scoperta di ciò che è stato soppresso, rimosso, dimenticato. L’emersione dei contenuti latenti può assumere la tragica sembianza di eventi catastrofici, di mostri orripilanti, di scelte dolorose e sacrifici inevitabili. Allo stesso modo, il viaggio esistenziale dell’essere umano richiede un’immersione nell’inconscio, l’esplorazione delle proprie emozioni, delle paure e dei desideri nascosti, anche di quelli più inaccettabili, per raggiungere una maggiore integrazione e comprensione di sé, che possa far coesistere gli aspetti più degradanti con quelli più nobili.

Il marinaio rappresenta anche la resilienza e l’adattabilità. Egli deve affrontare i cambiamenti di direzione del vento, i momenti di bonaccia e le tempeste improvvise. La sua abilità nell’adattarsi alle circostanze mutevoli è fondamentale per sopravvivere e raggiungere la meta. Nella vita l’essere umano si trova continuamente di fronte a situazioni inaspettate e mutevoli che richiedono flessibilità e adattamento. Il viaggio esistenziale implica la capacità di affrontare le sfide e di trovare nuove strade quando quelle precedenti sembrano chiuse.

In senso antropologico ed evolutivo, si potrebbe paragonare la figura del marinaio e di Ulisse in particolare ad un adolescente che compie il suo percorso di vita alla ricerca della propria identità Durante questa fase della vita si compiono i processi di identificazione con persone significative al di fuori del proprio nucleo familiare (Erikson, 1968) investite dall’adolescente di autorità, nonché con il gruppo dei pari, con i quali è possibile sperimentare il senso di appartenenza (Andronico 2017).

Il processo di identificazione è un elemento centrale. Gli adolescenti si interrogano su chi sono e cercano di definire la propria identità. Esplorano diversi aspetti di sé stessi, come la propria personalità, i valori, le aspirazioni e le preferenze. Questa esplorazione può essere affascinante, ma può anche generare incertezza e conflitti interni. Gli adolescenti spesso sperimentano l’incapacità di rispondere alle domande fondamentali su chi sono e su quale sia il loro posto nel mondo.

In questo percorso, essi si confrontano con diverse fonti di influenza esterne che possono plasmare la loro identità. Gli amici, la famiglia, la scuola, i media e la società in generale giocano un ruolo significativo. L’interazione con coetanei e l’appartenenza a gruppi sociali diventano particolarmente importanti durante.

L’adolescente nel compimento del suo viaggio esistenziale verso l’età adulta deve far fronte a tre importanti compiti di sviluppo: il processo di soggettivizzazione, che implica la rielaborazione creativa dei propri rapporti con la rete delle relazioni infantili; la costruzione mentale di un’immagine del proprio corpo modificatosi e cangiante, che si accompagna alla necessità di definire i confini tra il sé e l’altro; la creazione di nuovi legami affettivi extrafamiliari e l’acquisizione di nuovi ruoli e responsabilità (Pietropolli Charmet, 2000).

Il viaggio di Ulisse, sin dall’inizio, non è una costante e trionfale esaltazione delle sue virtù più esemplari, ma contempla anche cadute nei bassifondi della propria inadeguatezza, in cui di eroico c’è solo la forza nel porre rimedio ai propri errori, ai propri cedimenti. Queste prove possono essere interpretate come il confronto con la sua ombra, l’aspetto nascosto e rimosso della sua psiche. L’integrazione dell’ombra è un processo fondamentale nella psicoanalisi, in cui l’individuo riconosce, accetta e integra gli aspetti oscuri e repressi della propria personalità (Jung, 1991).

Ulisse si scontra con creature mitiche, come il Ciclope Polifemo e le Sirene, che rappresentano simbolicamente le forze dell’ombra che egli deve affrontare. Questi incontri offrono a Ulisse l’opportunità di conoscere e integrare parti di sé stesso che potrebbero essere state negate o rimosse. Le risorse psicologiche che Ulisse utilizza per togliersi fuori dai guai sono soprattutto la propria astuzia, l’intelligenza acuta e il suo autocontrollo.

Queste caratteristiche possono essere analizzate psicoanaliticamente come difese dell’ego sviluppate per affrontare le sfide e le tentazioni del viaggio. Ulisse dimostra forza di volontà nel resistere alle seduzioni di Circe e alle lusinghe delle Sirene, manifestando un equilibrio tra il suo desiderio di soddisfazione immediata e la sua capacità di rinunciare a ciò che potrebbe ostacolare il suo obiettivo a lungo termine.

Il viaggio di Ulisse culmina nel suo ritorno a Itaca, la sua patria. Questo ritorno simboleggia l’individuazione, il processo di scoperta e accettazione della propria vera natura, l’integrazione dei vari aspetti del proprio Sé. Ulisse deve affrontare l’ultimo ostacolo rappresentato dai pretendenti che cercano di prendere il suo posto e di conquistare sua moglie Penelope. Questa sfida rappresenta la necessità di confrontarsi con l’ego e di dimostrare la propria identità e integrità ritrovata e maturata in anni di lotte e sforzi mitologici.

V’è un simbolismo ulteriore a quello della metafora del viaggio fin qui sviscerata che possiamo cogliere in Ulisse e che attiene al percorso terapeutico che l’individuo compie quando avverte la presenza di conflitti interiori e decide di intraprendere un percorso di cura. Ogni individuo, sia esso paziente o viaggiatore, si trova nel corso della vita di fronte, sovente più volte, al dilemma se restare nella propria zona di comfort, fatta di rassegnazione ed accettazione, o salpare verso l’ignoto, lasciando la terra ferma delle proprie provvisorie certezze, per ritrovarsi proiettato in un cammino fatto di scoperte, insidie, cedimenti, resurrezioni, assunzioni di responsabilità, cambiamenti.

Lo stesso Ulisse all’inizio del Poema è in bilico tra il bivaccare sull’isola di Ogigia insieme alla sua ciurma e alla sua ninfa Calipso, e il lasciare le comodità del suolo, per affrontare le incognite e le asperità del mare aperto. E tuttavia esattamente come avviene per la persona che decide di inoltrarsi nel percorso psicologico, in lui si attiva il bisogno di andare oltre per abbandonare il Falso Sé (Kouth, 1978) e riscoprire così un’esperienza più autentica.

Nel percorso di analisi così come nel viaggio del marinaio le insidie sono continue: ecco dunque presentarsi le sirene, creature mitiche dal fascino irresistibile, in grado di obnubilare il lume della ragione, confondere con la loro seduzione, sabotare l’esame di realtà, portare all’errore. Le sirene, nella metafora del viaggio esistenziale, possono convenientemente essere accostate al chiacchiericcio interno che porta distrazione, incertezza, che alimenta le ansie, le paure costantemente in grado di far deragliare l’individuo dai suoi buoni propositi e dal concreto conseguimento dei propri obiettivi evolutivi.

La chiave di volta del personaggio Ulisse si manifesta quando egli, imbattutosi in Circe e intrappolato nella sua isola, avverte la nostalgia di casa e conseguentemente la necessità di farvi ritorno con più maturità, dopo aver lottato contro le sue ombre, ed esserne riemerso più maturo.

Circe incarna l’emblema della seduzione e della tentazione. Rappresenta la parte di noi stessi che può essere attratta da piaceri immediati e da un’evasione dalla realtà. Circe esercita un certo tipo di potere femminile, che teatralmente assume l’impronta della maestria nell’arte della magia e della manipolazione. Il suo desiderio di trasformare gli uomini in animali esprime un anelito di dominio e controllo sugli altri. Da un punto di vista psicoanalitico, Circe potrebbe essere analizzata come un archetipo dell’anima selvaggia. La sua isola rappresenta un luogo di libertà e di desideri incontrollati, dove gli istinti più primordiali possono emergere. Circe potrebbe anch’essa ben simboleggiare anche l’ombra, come già espresso, l’aspetto inconscio di noi stessi che contiene desideri, pulsioni e emozioni represse. Sotto questa lente di ingrandimento ed interpretazione, la sua capacità di trasformare gli uomini in animali simboleggia la capacità di svelare e manifestare gli aspetti oscuri e nascosti della psiche maschile. Circe può essere parimenti interpretata come una metafora delle parti oscure e repressive dell’inconscio femminile. Rappresenta il lato negato o nascosto della femminilità, che può emergere come una forza distruttiva o manipolatrice se non riconosciuta e integrata consapevolmente.

L’isola di Circe prende le forme dell’articolata complessità labirintica dell’inconscio, in cui Ulisse deve affrontare i suoi desideri e le sue pulsioni più profonde per trovare la sua strada verso la conoscenza e l’individuazione.

Proiettando il mito di Circe ai nostri giorni, il personaggio richiama metaforicamente un modello di femminilità emancipata dalla superiorità e sopraffazione dell’uomo. Un modello in cui la donna si pone sullo stesso livello, negozia, rivendica la propria autorevolezza, identità e capacità di assumere decisioni in modo autonomo. In tal senso viene a contrapporsi al modello tradizionale di una donna moglie amante fedele che attende pazientemente il suo uomo, non ne mette in discussione l’autorevolezza, mantenendosi a lui fedele senza pretendere altrettanto in cambio.

Mentre Ulisse è lontano, Penelope rimane leale a suo marito e trascorre vent’anni ad Itaca, l’isola natale, aspettando il suo ritorno. Durante la sua assenza, numerosi pretendenti si presentano a casa sua, convinti che Ulisse sia morto e cercando di convincere Penelope a sposarli per assumere il controllo del regno di Itaca. Penelope, però, è determinata a mantenere viva la speranza che Ulisse torni e ritorni alla sua famiglia.

Per ingannare i pretendenti, Penelope escogita un ingegnoso stratagemma: promette di sposare uno di loro solo dopo aver finito di tessere un sudario per il suocero Laerte. Di giorno, inizia a tessere la tela, ma di notte disfa il lavoro. Questo trucco permette a Penelope di ritardare la scelta di un nuovo marito e di mantenere la speranza che Ulisse ritorni.

Penelope dimostra una straordinaria pazienza e astuzia nel sopportare l’assenza prolungata di Ulisse e le pressioni dei pretendenti. Attraverso la sua pazienza, riesce a mantenere la sua fedeltà e a preservare la casa e il regno di Ulisse fino al suo ritorno. La sua determinazione e la sua saggezza si manifestano nella sua capacità di resistere alle tentazioni e di rimanere fedele al suo amore per Ulisse nonostante le avversità.

Alla fine, Ulisse fa ritorno a Itaca sotto mentite spoglie e, attraverso una serie di avventure e rivelazioni, riesce a sconfiggere i pretendenti e a riunirsi con Penelope. La loro storia rappresenta l’importanza della fedeltà coniugale e della pazienza nel superare le difficoltà e mantenere viva la speranza.

Penelope richiama nel racconto mitologico la forza interiore che ci permette di affrontare la solitudine, l’incertezza e le difficoltà emotive.

Da un punto di vista psicoanalitico, Penelope può essere considerata come un archetipo della donna saggia, ed in relazione all’inconscio, evoca la figura dell’ “Anima” che aspetta e sostiene l’individuo nel suo percorso interiore.

Dal punto di vista simbolico, Penelope può essere quindi vista come la personificazione della saggezza e della prudenza, rappresentando la capacità di resistere alle tentazioni e di mantenere la fede e la speranza nelle situazioni difficili.

L’Odissea ci invita a riflettere sull’importanza del coraggio, della pazienza, della saggezza e della fedeltà nella nostra ricerca di significato e di realizzazione personale. Ci ricorda che il viaggio interiore può essere un percorso complesso e difficile, e che attraverso la perseveranza e la consapevolezza di sé, possiamo raggiungere una forma di integrità e di realizzazione personale.

Ulisse ci insegna che la vera avventura non risiede solo nel raggiungimento di un obiettivo esterno, ma nel viaggio interno verso la scoperta di chi siamo veramente. Nel suo ritorno a Itaca, l’eroe greco ci mostra che la vera casa è dentro di noi, nelle nostre esperienze, nella nostra saggezza e nella nostra capacità di adattarci ai cambiamenti e alle sfide della vita.

L’Odissea e la figura di Ulisse ci offrono una mappa simbolica per navigare attraverso i nostri stessi viaggi interiori, sfidando le nostre convinzioni, esplorando le nostre emozioni più profonde e abbracciando il potenziale di crescita e di trasformazione. Attraverso la sua storia intrecciata di avventure, ostacoli e auto trascendimento, Ulisse ci ispira a intraprendere il nostro viaggio personale verso la conoscenza di sé e la realizzazione del nostro vero potenziale.

 

Mario Moretti

Dottore in Psicologia

 

Francesca Andronico

Psicologa Psicoterapeuta Membro Società Scientifica Turismo e Psicologia

 

Bibliografia

Andronico F. (2017), Nuovi Argomenti di Psicologia per la Professione e l’Esame di stato, Alpes, Roma

Andronico F., Olivieri A. (2021), Esperienze di viaggio, Alpes, Roma

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Pietropolli Charmet G. (2000), I nuovi adolescenti, Raffaello Cortina, Milano

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