Per Freud il conflitto può insorgere tra il principio di piacere e quello di realtà, o tra la pulsione sessuale e la pulsione dell’Io o tra la pulsione di vita e quella di morte. Una volta che si è attivato, l’inconscio esiste come un’appendice della coscienza, mentre i suoi contenuti sono desideri rimossi, affetti, riconducibili alla sessualità infantile.
Adler ritiene invece che il primo fattore etiologico sia da ricercare non nella sessualità, ma piuttosto nella pulsione di potenza. Il conflitto del nevrotico è quello con la comunità di appartenenza ed è questo che impedisce lo sviluppo dell’individuo, perché è dalla società che dipende l’esistenza psichica dell’individuo e non dalle pulsioni.
Diversa è la posizione di Jung che nel 1914, in una conferenza tenuta per l’Assemblea annuale della British Medical Association, citando Leibniz, Kant e i contributi di quei filosofi che riconobbero l’inconscio come base della coscienza, definisce l’inconscio come l’insieme di tutti i processi psichici che, non abbastanza intensi per superare il confine tra la coscienza, luogo delle idee e delle sensazioni, e l’inconscio, vengono percepiti solo a livello subliminale. Sottolinea il ruolo importante che, nelle nevrosi e nelle psicosi, gioca l’inconscio. L’inconscio, nell’uomo normale, attraverso i sogni, compensa i contenuti della coscienza per cercare un equilibrio tra i due. È il disequilibrio tra i contenuti coscienti ed inconsci che causa disturbi psichici e non una malattia del cervello come riteneva, invece, Kraepelin. I contenuti inconsci, che rappresentano parti della personalità non ancora sviluppate che tendono ad essere integrate alla totalità dell’individuo, quando si affacciano alla coscienza, nei soggetti che assumono un comportamento unilaterale e che rifiutano i messaggi compensatori dell’inconscio, interferiscono con l’adattamento dell’individuo all’ambiente. Il conflitto interiore diventa palese quando la pressione dell’inconscio sulla coscienza arriva ad un livello in cui i contrari si scontrano e la coscienza rifiuta i contenuti quali i miti, le leggende, le fantasie infantili, che le consentirebbero di superare l’unilateralità. Tutto questo diventa evidente nella schizofrenia, in quella malattia che veniva prima chiamata dementia praecox, dove predominano i contenuti collettivi dell’inconscio sotto forma di motivi mitologici.
E, anche quando si possono riscontrare, in alcuni casi di schizofrenia, alterazioni cellulari queste non arrivano a spiegare la sintomatologia per consentire di classificare questo disturbo tra le malattie organiche e Jung sottolinea, inoltre, il ruolo fondamentale che nella malattia viene svolto dalle condizioni ambientali. E aggiunge, che se si ritenesse questa malattia solo organica, non sarebbero possibili miglioramenti o ricadute che invece si verificano.
Sono piuttosto gli affetti, ricordi o eventi emozionanti, un momento critico nella vita del paziente o un conflitto morale, o anche fantasie, che provocano l’inizio o l’insorgere di un nuovo episodio. I fattori psicologici non sono i soli ad agire, ma operano insieme ad altri fattori. Inoltre, perché questi fattori siano efficaci è necessaria una predisposizione e un conflitto di un’intensità emotiva eccessiva per il soggetto. Il mancato superamento del conflitto può scatenare la follia e assumere la forma dell’isteria o, nel caso in cui si spezzino del tutto i legami con gli esseri umani, della schizofrenia alla cui origine ci possono anche essere fattori organici, ma nella maggioranza dei casi l’origine è psicogena. Molto importante, perché ciò non avvenga, è conservare la fonction du réel di cui parla Janet, che è l’unica capace di arginare i contenuti inconsci. Nella schizofrenia l’abaissement du niveau mental, riconducibile ad una disposizione psicologica, e sintomo primario, dipende da conflitti psicologici o difficoltà di tipo emotivo. I sintomi secondari, citando Bleuler, sono riconducibili a complessi emotivi che dipendono anch’essi dal sintomo primario. Anche nella nevrosi, che è una forma di dissociazione causata da un conflitto tra l’Io e quei contenuti dell’inconscio che, perdendo il legame con la totalità psichica, diventano frammenti, è possibile rilevare un abaissement du niveau mental. Lo scivolamento verso la schizofrenia si riesce ad evitare se l’Io ha la forza, mantiene il controllo e fronteggia gli attacchi dell’inconscio. I sogni possono segnalare questo pericolo. Freud utilizzava il metodo catartico per arrivare all’affetto alla base dei sintomi, convinto che, portato alla coscienza questo affetto e abreagito, cioè privato della sua forza traumatica, anche se non sempre si trattava di traumi, ma anche di conflitti emotivi riconducibili ad una eccessiva attività fantastica, il paziente guariva.
Nelle lezioni tenute nel 1912 alla Fordham University di New York Jung, parlando dei fattori eziologici della nevrosi, fa riferimento ai conflitti che nascono quando la libido rimane investita nelle attività infantili e viene usata in modo regressivo anche negli anni successivi. In questi casi è uno sviluppo affettivo arretrato che, evidenziando il desiderio di fuga dalla realtà e privilegiando i desideri soggettivi, produce un mancato adattamento alla stessa realtà, afferma di non condividere l’idea freudiana che ne riconduce la causa al trauma. Fonte di conflitti sono anche i contrasti tra l’educazione ricevuta e l’ambiente infantile in cui si cresce e l’orientamento individuale nella vita che si sviluppa in seguito.
Facendo riferimento al complesso edipico Jung sostiene che esso rappresenta una fantasia nell’infanzia molto frequente, priva però di carattere sessuale, contrariamente a ciò che riteneva Freud, in quanto per Jung i genitori vengono visti come figure protettive, nutritive e per questo rappresentano fonti di gratificazione, diventa conflitto negli adulti che dirigono verso i genitori le richieste affettive infantili. Se la libido non viene disinvestita dalle figure genitoriali nasce un conflitto che può anche sfociare nell’incesto o nell’assassinio. Ma le esigenze di questo conflitto riguardano piuttosto il presente e non il passato. Questo accade perché si vuole mantenere l’atteggiamento infantile che risulta di intralcio all’apertura a nuove relazioni adulte e, in questi casi, in cui il conflitto è di natura nevrotica, è impossibile dare consigli al paziente. Con lo sguardo rivolto al passato il paziente rifiuta di vedere il compito a cui sarebbe necessario rispondere nel presente. Il conflitto si risolve solo all’interno portando il paziente ad assumere un atteggiamento diverso coniugando termini apparentemente opposti, come amore e dovere, e questo è possibile solo se avviene una trasformazione del carattere. E questo è proprio il compito della psicoanalisi e del terapeuta che dovrebbe servire di esempio al paziente per il modo in cui si rapporta con i propri conflitti.
Nella pratica religiosa la confessione dei peccati impedisce ai conflitti di cadere nell’inconscio e questo è anche ciò che caratterizza il metodo psicoterapeutico che rende conosciuta una sofferenza sconosciuta.
Riconducendo il conflitto alla tipologia personale Jung porta l’esempio di Schiller, che rientra tra i tipi psicologici introversi, che sono caratterizzati da una coscienza centrata sull’Io, dalla difficoltà ad aprirsi ai cambiamenti, e con la ragione come funzione cosciente differenziata – quella del pensatore – che entra in conflitto con il sentimento del poeta. Queste situazioni si producono quando si cade nell’unilateralità, nelle situazioni di disequilibrio tra gli opposti. Gli ostacoli che si presentano si possono superare non con il ragionamento, ma con la trasposizione a livello simbolico che comporta il soffermarsi su quegli opposti che ostacolano l’andare oltre e, confrontati agli ostacoli, arrivare alla formazione di un terzo elemento che esprime l’inizio del cambiamento. Schiller riconosce che l’atteggiamento più estroverso di Goethe, più in rapporto con l’oggetto e più aperto al nuovo, più basato sul sentimento che sulla sensazione, potrebbe integrare il proprio. Identificandosi solo con la funzione differenziata si finisce con il rinunciare agli aspetti meno sviluppati che costituiscono l’individualità e si diventa esseri adattati in senso collettivo. Il contrasto tra questi due istinti è vitale e va incoraggiato pervenendo, non razionalmente, ma irrazionalmente o attraverso un compromesso, a qualcosa di diverso da ognuno di essi, ma che riesca ad esprimerli entrambi pur non esprimendo nessuno dei due: pervenire alla formazione di un simbolo dove gli opposti si unificano e sì e no diventano una sola cosa. A questi risultati non si arriva mediante l’intelletto, ma solo ricorrendo all’intuizione, funzione irrazionale, che apre alle immagini consentendo di avvicinarsi al significato del simbolo per collegarlo alla coscienza. Schiller lo chiama istinto di gioco e Jung fantasia creatrice che si colloca tra la sensazione e il pensiero, ed è sia creativa, sia ricettiva, supera il conflitto tra gli opposti ricollegandosi alla vita istintuale, avendo come oggetto solo la bellezza ed è solo con questa che l’uomo deve giocare e, secondo Jung, l’uomo è completamente uomo solo quando gioca. È solo il simbolo, che unendo realtà e irrealtà, consente di superare gli opposti.
Il luogo dove gli opposti sono uniti è l’inconscio ed è nell’inconscio che nasce la fantasia creatrice che può formare i simboli. È la funzione trascendente quella che, secondo Jung, esercita una funzione di mediazione nel conflitto tra gli opposti, e fornisce alla volontà quel contenuto in grado di unificare gli opposti. Jung fa riferimento agli insegnamenti che ci possono venire dall’Oriente, dall’India e dalla Cina, che considerano identici interno ed esterno, liberando la libido dai legami con gli opposti consentono all’elemento creativo di emergere e così cambia anche il modo di rapportarsi all’oggetto, mentre la forza del conflitto viene mitigata e viene trovata una via intermedia.
Il metodo sperimentato da Jung al Burghozli ha consentito di evidenziare i conflitti che assumono la forma di complessi a tonalità affettiva, ma l’analisi dei sogni rappresenta il metodo più importante per conoscere i conflitti patogeni e il merito di aver introdotto questo metodo va riconosciuto a Freud. Nella nevrosi i conflitti che possono causare la scissione della personalità sono quelli riconducibili all’appagamento dei desideri inconsci e tra questi per Freud il posto più importante era rappresentato dai desideri di natura sessuale che si scontrano con l’atteggiamento morale della coscienza. Portando alla coscienza questo conflitto i sintomi nevrotici scomparirebbero. Per Jung sono i conflitti legati all’amore, e non il trauma, che giocano un ruolo importante per la vita dell’uomo. Se si riconoscono i desideri inconsci, il lato nascosto, in ombra, il desiderio di libertà in contrasto con la moralità del momento storico che alimenta complessi autonomi, si risolve il conflitto tra le due istanze.
Conflitti possono sorgere dal mancato adattamento ai cambiamenti esterni che richiederebbero una modifica degli atteggiamenti – sentimentali o di pensiero – il superamento dell’unilateralità. Si genera dissociazione e quindi, secondo Freud, nevrosi se uno dei poli del conflitto viene rimosso. Gli esperimenti associativi mettono in luce i complessi a tonalità affettiva autonomi. Possono emergere non solo elementi disadattivi, ma anche germogli di nuove aperture. La progressione, con il conseguente adattamento al mondo esterno, va coniugata con la regressione che rispetta la spinta all’individuazione. Entrambi questi movimenti, verso l’esterno e verso l’interno, possono essere sia estroversi, quando sono gli eventi esterni a condizionarli, sia introversi, quando a prevalere sono gli accadimenti interni.
I cambiamenti nella personalità, resi necessari dal conflitto, per evitare l’insorgenza di disturbi patologici che potrebbero essere anche gravi, vanno attuati con molta prudenza, soprattutto se l’Io è fragile, nel confronto con l’inconscio, rischia di essere sconfitto e il Sé, in questi casi, invece di compensare l’Io, lo inflaziona. Jung si riferisce a quanto accaduto in Germania con il nazismo e all’abaissement du niveau mental di cui parla Janet.
Nell’interpretazione dei sogni potrebbe manifestarsi un conflitto quando si deve scegliere tra l’interpretazione a livello del soggetto o dell’oggetto. Per dirimere questo conflitto sono da prendere in considerazione i contenuti coscienti del sognatore che consentono di evitare di proiettare il male sugli altri non riconoscendolo in sé stessi. Un esempio di proiezione sugli altri di ciò che appartiene a sé stessi sono le voci che sentono i malati di mente che spesso sono quelle di parenti o individui a loro legati da conflitti che riguardano gli stessi malati.
Gli archetipi, molto simili agli istinti secondo Jung e facenti parte della psiche impersonale che si intreccia con quella personale e i cui contenuti si ritrovano nella mitologia, nelle religioni, nelle représentations collectives possono essere attivati e produrre anche conflitti. I sogni provano l’esistenza degli archetipi e gli archetipi intervengono anche nelle relazioni di coppia e scatenare conflitti risolvibili solo se si riconosce, attraverso l’emozione che si prova, ciò che si oppone alla coscienza e che consente di aprirsi al cambiamento uscendo dall’oscurità per andare verso la luce.
Quando un contenuto nuovo emerge per l’individuo nasce una situazione dolorosa di conflitto. Mentre la coscienza si basa sul principio del tertium non datur, non è così per l’inconscio che si apre al terzo che la coscienza ritiene irrazionale, inatteso, e inconcepibile. Ma è proprio l’unificazione dei contrari che consente di superare il conflitto. Spesso in questi casi compare, ad annunciare il nuovo, la figura di un fanciullo. Se viene attivata la funzione inferiore e si arriva alla quaternità il conflitto termina. Il mandala è una figura che nel suo ordine rappresenta bene l’unità alla quale si può pervenire se si conciliano gli opposti e, in questo modo, arrivare a superare disorientamento e dissociazione psichica prodotti dalle emozioni.
Conflitti possono turbare l’equilibrio psichico dei bambini quando i genitori esercitano un’influenza su di loro rafforzando delle normali fantasie infantili. Questi tratti infantili della personalità, se penetrano nella coscienza, fanno nascere il conflitto. Anche l’esigenza della conservazione della specie e della conservazione di sé stessi può generare un conflitto in quanto si trovano messi a confronto la natura istintiva e il mondo esterno a cui la coscienza finisce con l’attribuire tutti i mali, convinta che solo le trasformazioni esterne politico-sociali potrebbero risolvere anche il problema interno della scissione della personalità.
Anche la scelta tra due possibili comportamenti morali può far nascere un conflitto che può essere risolto soltanto facendo appello alla creatività che consente di tenere insieme, utilizzando la funzione trascendente, l’aspetto razionale e quello irrazionale superando in questo modo l’Io e relativizzando gli opposti.
Se si rimane fedeli alla morale cristiana ci si espone a conflitti irrisolvibili causa di sofferenza e per questo il simbolo della fede cristiana, che indica la via della salvezza, è la Croce: l’accettazione del conflitto e del male. Jung suggerisce, intervenendo ad un Convegno a Stoccarda nel 1959 che, quando ci si trova di fronte ad un fatto paradossale che ha un carattere numinoso e che per questo non si può superare utilizzando la logica, bisognerebbe ricorrere ad una diversa interpretazione dei fatti.
In un intervento fatto ai convegni di Eranos, Jung ribadisce che bene e male appartengono entrambi alla vita. E così come dal bene può nascere un male, da un male può scaturire un bene. È indispensabile il confronto con l’Ombra, così come la Chiesa impone di fare con il peccato. La fiducia in Dio renderà possibile una soluzione imprevedibile del conflitto che va sopportato con pazienza e coraggio, ma il terapeuta, nel frattempo, non deve rimanere passivo, ma aiutare il paziente a capire tutto ciò che proviene dall’inconscio e anche il paziente deve fare tutto ciò che è necessario per evitare di essere sopraffatto dal male.
Nei sogni si ritrova il conflitto tra la coscienza e l’inconscio con l’estromissione della quarta funzione e a volte anche della terza. Se non viene accolta la quarta funzione non è possibile la reintegrazione della totalità. Quando viene sopravvalutata la coscienza e trascurati i contenuti inconsci si corrono gravi rischi come quelli a cui si espose Nietzsche. Sono gli opposti e il loro conflitto che consentono l’emergere del Sé: la coincidentia oppositorum.
Simboli del Sé, dal punto di vista psicologico, sono il rotondo o il mandala, dal punto di vista religioso sono simboli di Dio.
Al pensiero trinitario dell’età cristiana, che ritiene il male in conflitto con la Trinità, andrebbe opposto il simbolo della quaternità con l’aggiunta del Diavolo al Padre, al Figlio e allo Spirito.
L’alchimia pone la sintesi dei contrari, che è sempre preceduta da un aspro conflitto, come uno dei suoi compiti fondamentali. Il divenire cosciente di un conflitto inconscio che viene annesso alla coscienza è rappresentato dal passaggio dalla nigredo, lo stadio iniziale dove domina l’oscurità, l’angoscia, lo smarrimento, alla albedo, dove si produce una situazione problematica che si ritrova nei sogni e nelle fantasie che interpretati consentono di superare la rigidità di certi atteggiamenti e di chiarire il problema da affrontare e questo è ciò che caratterizza questa fase. Il livello di coscienza aumenta, ma il confronto della coscienza con l’inconscio provoca un conflitto che caratterizza la fase calda della rubedo, in cui, con l’eliminazione di ciò che non si può più migliorare e che va eliminato è possibile, per evitare che gli opposti si divorino a vicenda, pervenire alla loro sintesi. Questi opposti vengono rappresentati nelle immagini alchemiche da due draghi o da altri animali feroci La personalità, man mano che prende coscienza dell’inconscio, conosce molte trasformazioni, cambia colore come il pavone – cauda pavonis -attraversando quelle trasformazioni che, prima che il materiale che emerge pervenga ad un chiarimento, non sono ancora definitive, ma rivelano l’avvicinarsi della nascita.
Se un contenuto inconscio viene integrato alla coscienza avviene quella coniunctio solis et lunae che produce il lapis philosophorum simbolo centrale dell’alchimia, dagli alchimisti ricondotto alla figura di Cristo e che, superando il caos iniziale, ricompone quegli elementi opposti ed ostili che sono all’origine della dissociazione della personalità. Nei sogni, in questo momento del percorso, spesso compaiono le immagini della meta simili ai simboli alchemici che vi corrispondono.
Il conflitto proiettato sugli altri, l’Ombra, deve essere riconosciuto come proprio e integrato nella psiche del singolo da dove era nato e va accettato in quanto rappresenta una ricchezza e, prendendo ad esempio il Cristo, si rende necessario assumere su di sé la propria croce. L’immagine dell’assimilazione dell’opposto, dell’Ombra, è l’Ouroboros che divora la propria coda. La presa di coscienza del conflitto di base non può essere fatta però da tutti i pazienti, ma solo da quelli per i quali questa ha valore per la loro stessa vita.
L’unione degli opposti consente di trovare quell’unità interiore che Jung chiama Sé o processo individuativo. Se l’esigenza di conoscere sé stesso viene percepita e ci si sottrae a questo compito, secondo Jung, si può anche morire realmente. Anche se precisa che non vanno fatte troppe concessioni all’inconscio, altrimenti si rischia di inflazionarsi positivamente o negativamente. Per vivere bene con sé stessi bisogna ricorrere alle virtù cristiane quali la pazienza, l’amore, la fede, l’umiltà e la speranza.
Parlando dei bambini Jung ritiene che conflitti possano insorgere quando ad una loro domanda puntuale, e porta come esempio quella posta da una bambina ai suoi genitori su come nascono i bambini, non viene data una risposta che corrisponde alla verità. È vero anche che spesso, pur essendo in possesso di spiegazioni scientifiche, i bambini possono sempre ricorrere ad una spiegazione mitologica o fantastica, simile a quella che si ritrova nei popoli primitivi. Inoltre i bambini sentono i conflitti dei genitori, non quelli palesi, ma quelli nascosti che rimangono inconsci. E se l’uomo non è conscio della mancanza di rapporto che ha con sua moglie, come per la donna quello che ha con il marito, si finisce per sviluppare fantasie di incesto inconscio che possono causare malattie o incidenti di varia natura.
Se i conflitti dei bambini non vengono risolti il bambino può arrivare all’onanismo, ma in generale l’interesse del bambino non è tanto per una meta sessuale, ma piuttosto per lo sviluppo del pensiero, per una comprensione intellettuale e, se questa manca, si può sviluppare una nevrosi infantile. Nei bambini dotati le esigenze intellettuali appaiono molto precocemente a causa della loro intelligenza e se queste non vengono comprese si può sviluppare una attività sessuale precoce.
In una conferenza tenuta nel 1942 al Congresso scolastico di Basilea, Jung, riferendosi al bambino dotato sostiene che, salvo casi eccezionali, non dovrebbe essere inserito in una classe composta solo di bambini fuori dalla norma, ma in una classe normale perché verrebbe così aiutato a sviluppare la capacità di adattamento alla vita futura. È inevitabile che tra questi bambini e l’insegnante, che potrebbe non essere in grado di capirli, può scoppiare qualche conflitto ma, a meno che l’insegnante perseveri in questi atteggiamenti, o il bambino sia particolarmente sensibile o non sia possibile cambiare insegnante, è necessario comprendere se il disagio è causato dal maestro e non dipenda invece dall’educazione che il bambino ha ricevuto dai genitori ambiziosi che hanno riposto nel figlio tutte quelle aspettative che loro non sono riusciti a realizzare. L’anima del bambino, come la pianta che cresce, ha bisogno soprattutto del calore e molto importante è l’insegnamento della storia che consente di comprendere il futuro, prospetta quella continuità che facilita quella conciliazione degli opposti, utile da un punto di vista terapeutico per l’individuo dotato, maggiormente esposto alla conflittualità.
Di possibili conflitti Jung parla a proposito di quelle coppie dove si trovano a confronto un individuo più complesso e un altro più semplice. In questi casi il soggetto più complesso contiene quello più semplice, senza però esserne contenuto, ed è anche quello più soggetto alla dissociazione e aperto al rischio della frammentazione. Accade che finisce col provare un senso di estraneità al matrimonio che apre una situazione di conflitto interno e, solo se riesce a non farsi sopraffare, riuscirà a trovare sé stesso. Se invece questo conflitto aumenta, oltre all’insicurezza psicologica sul piano inconscio che causa nevrosi, anche sul piano conscio si producono delle conseguenze: litigi, separazioni, divorzi. I conflitti aperti o nascosti producono notevoli conseguenze sull’inconscio del bambino e ai genitori vanno fatte risalire le nevrosi che si sviluppano nei bambini.
Un conflitto si può produrre tra la funzione conscia principale quando essa non viene compensata dalla funzione meno differenziata o inferiore.
Un conflitto tra l’inconscio personale e la coscienza può essere all’origine di una nevrosi, mentre nelle psicosi il conflitto coinvolge anche l’inconscio collettivo. Il contenuto dei sogni è soprattutto personale e quando si tratta di un conflitto riguarda spesso l’opposizione tra l’Io e l’Ombra. Ma nei sogni si possono trovare anche motivi mitologici e questi rivestono una grande importanza per lo sviluppo della personalità.
Nella cultura orientale si utilizza il concetto di Tao per indicare la via di mezzo per conciliare i contrasti, nella dottrina cristiana potrebbe essere la fede il concetto utile a questo proposito.
La maggior parte dei conflitti sono causati dal non voler vedere i nostri errori e proiettarli sugli altri e questo modo di comportarsi produce effetti dannosi come quelli che nascono nei matrimoni dove, se si cerca di evitare qualsiasi conflitto, si producono effetti nocivi sui bambini che possono sviluppare una nevrosi e fare sogni su quei problemi dei genitori che non sono verbalizzati.
Quando si prende coscienza si crea inevitabilmente una tensione tra gli opposti che può essere utilizzata per affrontare i problemi che sono venuti alla luce.
Dal confronto con l’Ombra scaturisce un conflitto doloroso che richiede molta pazienza e coraggio e, nell’attesa che si presenti una soluzione è necessario fornire al paziente l’aiuto per comprendere i contenuti che emergono dall’inconscio. Tutto questo per impedire al male di vincere.
L’alchimia considera come compito fondamentale la sintesi dei contrari che è sempre preceduta da un conflitto che nasce dalla estromissione della quarta funzione e a volte anche della terza. Solo se la quarta funzione viene accolta è possibile ricostituire la totalità. Quando viene sopravvalutata la coscienza e trascurati i contenuti inconsci si corrono dei gravi rischi come quello a cui si espose Nietzsche. Sono gli opposti e il loro conflitto che consentono l’emergere del Sé, la coincidentia oppositorum.
Simboli del Sé, dal punto di vista psicologico, sono il rotondo o il mandala, dal punto di vista religioso sono simboli di Dio.
È la funzione trascendente che, mettendo insieme elementi consci razionali e elementi inconsci irrazionali, riesce a risolvere le situazioni conflittuali, e non l’eliminazione di uno degli opposti.
Jung parla del tentativo che è necessario compiere per superare il dogma della trinità e questo è possibile oltrepassando quella hybris della coscienza per aprirsi alla quarta funzione inconscia, non differenziata, rimossa in quanto non è adattata. Se gli opposti si relativizzano e, il pensiero trinitario del cristianesimo che vede il male che appartiene all’uomo, in conflitto con il bene che riguarda solo Dio, escludendo una riflessione necessaria che relativizzi il valore del bene e il non valore del male, dal simbolo trinitario di Padre, Figlio e Spirito Santo, aggiungendo la figura del Diavolo, si arriverebbe a formare una quaternità.
La coniunction consente la nascita del lapis philosophorum che l’Alchimia, riconducendolo alla figura di Cristo, considera il simbolo centrale capace di ricongiungere in un’unità gli elementi caotici della materia prima dell’opera alchemica, permette di superare la loro opposizione e ostilità. In ambito psicologico è la dissociazione della personalità che esprime e che è conseguenza della lotta tra forze opposte.
Dal punto di vista psicologico allo stato di smarrimento – la nigredo – dove nei sogni e nelle fantasie iniziali si incontrano contenuti irrazionali inconsci che segnalano e che causano la situazione problematica fa seguito il tempo in cui la personalità attraversa molte trasformazioni ancora non definitive che vengono rappresentate da diversi colori – la cauda pavonis – prima di pervenire al chiarimento di questo materiale – l’albedo – per passare, poi, alla fase in cui la luce proveniente dalla coscienza provoca un violento conflitto nel confronto con l’inconscio tra gli opposti – la rubedo – finché non si arriva ad una loro conciliazione.
Anna Maria Stella
Psicologa e Psicoterapeuta, Sociologa. Socia analista con funzioni di training del Centro Italiano di Psicologia Analitica (CIPA). Già docente di Sociologia presso l’Università di Algeri nell’ambito della Cooperazione italiana con i Paesi in via di sviluppo. Tutor e relatrice nei corsi di formazione per le professioni sociali per il Centro di consultazione dell’Istituto di Roma del CIPA.
BIBLIOGRAFIA
Jung C.G., Opere complete, Bollati Boringhieri, Torino



