ANTONELLA MINNUCCI, SILVIA TONELLI – Lo psicodramma freudiano nella scuola: lavoro e conflitti

Lo psicodramma freudiano, trova interessanti applicazioni in ambito scolastico, non solo in classe con i ragazzi, ma anche nella “formazione” degli insegnanti. Attraverso il confronto, la discussione ed il gioco di situazioni problematiche reali, si crea uno spazio “vuoto”, nuovo, in cui gli insegnanti possono esplorare emozioni, vissuti e relazioni interpersonali, favorendo il lavoro di pensiero con la parola e la risoluzione dei conflitti.

La scuola media inferiore rappresenta un ambiente complesso e dinamico, dove il trattamento dei conflitti, sia dichiarati che inconsci, ad esempio tra colleghi, assume un ruolo fondamentale per il benessere individuale e il successo scolastico. Successo scolastico da attribuire a quel accadimento descritto da Freud in Psicologia del ginnasiale (1) quando scrive: «In ogni caso questi ultimi (professori) erano oggetto per tutti noi (allievi) di un interesse sotterraneo continuo, e per molti la via delle scienze passava necessariamente per le persone dei nostri professori…».

In questo contesto, lo psicodramma freudiano si propone come strumento innovativo per la formazione degli insegnanti, offrendo loro un “metodo esperienziale” che apre le porte alla competenza del soggetto.

L’utilizzo dello psicodramma freudiano in questa scuola

Va sottolineato che questo progetto, nasce in un clima di conoscenza e fiducia reciproca; da anni nelle scuole medie inferiori di San Marino è presente il lavoro con questo dispositivo, che è stato introdotto in quelle situazioni ritenute difficili di “classi ingestibili”. Il nostro intervento in passato è stato per lo più rivolto ai ragazzi anche se prevedeva la partecipazione ed il coinvolgimento, in maniera più marginale, degli insegnanti e dei genitori.

In questo progetto si è invece tentato di dare una risposta diversa ai bisogni formativi che annualmente la scuola mette in campo: infatti è stato proposto come formazione continua da svolgersi per tutto l’arco dell’anno scolastico a sostegno delle difficoltà che di volta in volta si sarebbero presentate. L’articolazione prevista era pertanto di un incontro al mese a partire dall’approvazione per arrivare a maggio con la fine dell’anno scolastico.

Nell’avviare la nostra proposta di lavoro, accanto alle varie formazioni previste per gli insegnanti, ci aspettavamo un numero molto contenuto di partecipanti, vista la particolarità dell’offerta ma, con nostra sorpresa, ci siamo trovate di fronte a 67 iscrizioni dalle quali abbiamo avuto pochissime rinunce nel corso del lavoro. La scuola si è disposta per accogliere la domanda e di fatto sono stati avviati 4 gruppi che si svolgevano nella medesima giornata, condotti da 2 coppie di psicodrammatiste coadiuvate dalla presenza di un terzo osservatore. Questa figura normalmente assente nei nostri gruppi è stata una iniziativa per favorire la presenza delle psicologhe scolastiche che si erano adoperate affinché si potesse avviare questa esperienza. Questa novità ha prodotto delle interessanti riflessioni sulla presenza di un osservatore esterno che non condivide neppure la stessa formazione ma in questo breve articolo non ci soffermeremo su questo aspetto.

In un setting sicuro e condotto da due psicodrammatiste, gli insegnanti hanno potuto discutere e mettere in gioco scene tratte dalla loro vita scolastica su cui difficilmente avrebbero potuto confrontarsi con i colleghi senza scivolare nelle dinamiche di massa. Il gioco, che è una delle peculiarità dello psicodramma, permette di accorgersi che non si tratta solo dei ruoli istituzionali (insegnante titolare o non, o insegnante di sostegno) ma piuttosto fa toccare con mano che questi ruoli evocano altri ruoli (madre, padre, figlia/o) nei quali ci si può accorgere di non “starci comodi”.

Ecco che la formazione con lo psicodramma può favorire l’accorgersi del posto da cui si parla e del modo in cui costruiamo il legame con l’altro. Di seduta in seduta ciascuno può spostarsi, lasciando decadere i suoi pre-supposti e fare posto all’altro in modo diverso. Questa opportunità è innanzitutto favorita dall’ascolto delle psicodrammatiste poi dal gioco che pone la condizione affinché i partecipanti possano avere un tempo, dopo l’azione, per pensare e arrivare ad «essere in grado di nominare le proprie emozioni cioè nominare se stesso in modo metonimico: coincidere con quello che si prova» (2). Potremmo dire che lo psicodramma favorisce la stima e il rispetto reciproco, proprio a partire dall’importanza che viene dato all’ascolto.

 Un esempio

Il conflitto in un contesto scolastico, come quello di cui parliamo, è di non facile gestione poiché è difficilmente visibile e gli stessi protagonisti ne sono spesso quasi inconsapevoli. Abbiamo perciò scelto un episodio alquanto singolare che è potuto emergere grazie al lavoro con lo psicodramma.

Per gli insegnanti le cose, formalmente, vanno bene, c’è un clima di formale rispetto e di distanza, tanto che a malapena si rivolgono saluti. Ognuno svolge il proprio “compito”, il punto d’incontro diventa il consiglio di classe, momento di confronto sulle problematiche della classe e delle valutazioni degli studenti. Le divergenze si risolvono con il ricorso alla gerarchia e nel silenzio.

Poi ci sono colleghi che invece riescono ad allacciare rapporti duraturi ed importanti accanto a solide collaborazioni.

L’avvio del gruppo di psicodramma, ha innanzitutto attivato tra tutti i partecipanti un certo senso di solidarietà, incontrandosi nei corridoi iniziano a darsi uno sguardo ed il saluto. Dopo una iniziale diffidenza si aprono e parlano delle proprie difficoltà, portando alla discussione i cosiddetti “casi difficili” che interrogano la posizione soggettiva di ciascuno. Si parla anche del rapporto tra colleghi, e via via si mettono in luce le difficoltà nella relazione tra insegnante titolare e insegnante di sostegno. Questi ultimi, sono i più giovani, che arrivano al lavoro spesso senza alcuna esperienza ed hanno il compito di seguire i ragazzi con maggiori difficoltà, ma spesso non si sentono accettati ed accolti dal collega titolare che, in alcuni casi, li invita ad uscire dall’aula per non arrecare disturbo.

In questa occasione Anna parla di come si avviano i rapporti quando arriva la nuova insegnante di sostegno nella classe, ciascuno porta i propri vissuti, mettiamo in scena un momento, Anna è carica di tensione, non conosce il ragazzino che dovrà seguire, tantomeno gli insegnanti della classe, arriva quando la lezione è già iniziata. Si scelgono pertanto tre insegnanti per interpretare i ragazzi Mario, Antonio, Andrea e l’insegnante che l’accoglierà in classe: Giovanna. Si distribuiscono i posti, ma al momento di decidere dove collocare la sedia della nuova insegnante di sostegno, con stupore, si rendono conto che per lei solitamente non vi è alcun posto! Il gioco viene messo in scena e nella rappresentazione la prima richiesta fatta sarà di andare a prendere una sedia dal bidello. Dopo il gioco emerge una nuova realtà che era sotto gli occhi di tutti, ma che solo attraverso il dispositivo è stato possibile discutere. Si avvia allora un confronto sull’importanza del posto e di come sia necessario uno spazio per esistere, di quanto subdolo sia il conflitto tra colleghi, che passa attraverso la negazione stessa di uno spazio all’interno della classe.

Gli insegnanti possono allora parlare delle proprie rispettive esperienze di come nel gioco si sia avvertita la pesantezza di quella “gerarchia” che ha portato Carla a sentirsi “svalorizzata”.

 Dalla scena del gioco al soggetto che si fa posto

Prosegue allora Sandra che sottolinea come precarietà e mancanza di un ruolo siano fonti di grande disagio. Racconta poi la sua prima esperienza come insegnante di sostegno e di come l’insegnante titolare non gradisse la sua presenza in aula mentre lei faceva tutto il possibile per restarvi.

Le torna in mente come una volta si sia proprio opposta. Possiamo allora giocare un conflitto che avviene tra le due insegnanti alla presenza degli allievi in classe, nel gioco si effettuerà anche un cambio di posto. Sandra potrà allora parlare di come abbia sentito dolore e rabbia e di come si fosse ripromessa di non trattare mai nessun collega a quel modo. Valeria che era stata scelta nel ruolo dell’insegnante titolare, dirà invece di essersi sentita in difficoltà in entrambi i ruoli interpretati nel gioco, da un lato per la forzatura sulla collega e dall’altro, in imbarazzo per la sua figura verso i ragazzi. Ritrova allora la sua costante necessità di dover “compensare i ragazzi”.

Attraverso la rievocazione di situazioni conflittuali reali o immaginarie, gli insegnanti hanno potuto esplorare: le motivazioni inconsce che li animano e i meccanismi di difesa che mettono in atto. E sviluppare la capacità di ascolto. L’immedesimazione nei ruoli altrui ha permesso di cogliere i diversi punti di vista e di riconoscere nei propri pensieri la condizione sottostante al conflitto, favorendo una comunicazione più consapevole. Lo psicodramma offre un terreno sicuro per rivivere la propria realtà e per sperimentare nuovi modi di comunicare, imparando ad esprimere le proprie esigenze in modo più chiaro e rispettoso di sé e dell’altro, senza la necessità di passare al potere della gerarchia, all’ aggressività o addirittura alla passività.

Sia Freud che Lacan considerano il conflitto come un elemento centrale della psiche umana. Freud si accorse che il disagio psichico, la psicopatologia della vita quotidiana sino alla psicopatologia tout court derivano da un conflitto psichico.

In psicoanalisi, il concetto di conflitto esprime l’idea di un contrasto tra tendenze, bisogni e motivazioni tra loro contrastanti che spinge verso una risoluzione. In questo senso, il conflitto assume il valore di un potente fattore dinamico della vita psichica. Il concetto di conflitto intrapsichico costituisce con ogni probabilità uno dei costrutti teorici sui quali la psicoanalisi ha maggiormente centrato la propria attenzione dalla nascita sino ai giorni nostri sia nel percorso di modificazione nel tempo della propria struttura teorica complessiva che dal punto di vista della costruzione e del progressivo percorso di affiancamento della propria tecnica psicoterapeutica.

Non a caso Giorgio Tonelli ha voluto per la pubblicazione nel 2020 del libro sullo psicodramma, che raccoglie i contributi di diversi colleghi di tutta Italia, il titolo Lo psicodramma freudiano. Una pratica originale per il trattamento del conflitto psichico.

In conclusione, l’utilizzo dello psicodramma freudiano nella scuola rappresenta una risorsa preziosa per promuovere il benessere individuale e collettivo, favorendo la crescita personale, sociale degli insegnanti e creando un ambiente di apprendimento positivo e inclusivo. La messa in gioco soggettiva è un’opportunità inedita nella scuola e non è solitamente utilizzata nelle formazioni rivolte agli insegnanti dove si valorizzano le acquisizioni di competenze strategiche. Il dispositivo dello psicodramma freudiano offre l’opportunità di valorizzare la propria e l’altrui soggettività partendo dalle difficoltà che ciascuno incontra.

Antonella Minnucci

Psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista. Socia fondatrice e Presidente dell’Associazione Compagnia S. Freud e Membre Titulaire della SEPT di Parigi.

Silvia Tonelli

Psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista. Socia fondatrice e vice-presidente dell’Associazione Compagnia S. Freud e Membre Adhérent della SEPT di Parigi.

NOTE

(1) Freud S. (1914), Psicologia del ginnasiale in Opere, vol. VII, pag. 473, Bollati – Boringhieri, Torino, 1978.

(2) G. e P. LEMOINE (1972), Lo psicodramma. Moreno riletto alla luce di Freud e Lacan, pag. 259, Feltrinelli, Milano, 1978.

 

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